iniziative e documenti info: cobasempolivaldelsa@alice.it C/o csa Intifada via XXV aprile 1 -Ponte A Elsa SPORTELLO DI CONSULENZA E TUTELA LEGALE
martedì 3 luglio 2012
COMUNICATO RSU ATAF sui 270 ESUBERI
A tutti i lavoratori, alla stampa locale
Leggendo Repubblica veniamo a sapere che, di fronte al rischio di veder persi quasi trecento posti di lavoro, il sindaco di Scandicci Gheri pare se ne sia uscito con questa perla di saggezza “Che ci fosse troppo personale si sapeva”. Dai piani alti di Palazzo Vecchio, qualcuno avrebbe chiosato “Si arrangino, non ci hanno ascoltato quando chiedevamo 10 minuti di lavoro in più [sapendo di mentire n.d.r.]e ora sono affari loro”. Se fosse vero, sarebbe estremamente grave.
L' ATAF è un prodotto della politica, e la sua struttura organizzativa rispecchia un certo modo di amministrare la città e la Regione: i responsabili del dissesto finanziario dell'azienda non devono essere cercati fra i lavoratori, ma fra chi li ha amministrati in tutti questi anni. Che senso ha dire che si sapeva del troppo personale? Chi si è occupato delle assunzioni, forse gli autisti? Chi sta al volante deve pagare per gli errori di politici da quattro soldi che non hanno saputo gestire il trasporto pubblico in una città piccola come Firenze? Ma stiamo scherzando? E che senso ha continuare a mentire con la favola dei 10 minuti in più di lavoro? Anche un bambino di quinta elementare capirebbe che un piccolo sacrificio come quello non può assolutamente equivalere al risparmio di denaro che si ottiene con 270 licenziamenti. I lavoratori si sono opposti a questa baggianata perché sapevano dell'assoluta inutilità di tale provvedimento, non certo per fare un dispetto al Sindaco Renzi. Questa RSU ha tentato in ogni modo di fargli capire quale fosse il reale stato in cui versava l'Azienda, ma niente da fare: la risposta era sempre la solita “va tutto bene, il bilancio è in pareggio”
Questa amministrazione comunale, o sarebbe meglio dire Matteo Renzi, va da tempo vantandosi di aver trasformato ATAF da un carrozzone mangia soldi, in un' Azienda sana e produttiva. Peccato che d'ora in avanti con questo progetto ATAF si sia trasformata in un'azienda immobiliare: il trasporto pubblico lo farà un privato.
Con la vendita di ATAF il futuro candidato premier ha dimostrato tutta la sua incapacità nel gestire problemi seri: fare politica per il trasporto pubblico avrebbe significato privilegiare il trasporto pubblico, rendendolo efficiente per l'utenza e redditizio per l'Azienda. L'aumento della velocità commerciale dei mezzi, il controllo della sosta e della rimozione, la costruzione di “veri” parcheggi scambiatori, l'integrazione ferro-gomma, una progettazione delle linee adeguata alle esigenze della città: questi sono i problemi che Renzi avrebbe dovuto risolvere, altro che vendere il trasporto pubblico per lavarsene le mani.
Non aver inserito la clausola sociale all'interno del bando di vendita è una gravissima responsabilità politica, che rischia di creare 270 disoccupati dall'oggi al domani, alla faccia dei vari consiglieri comunali che fino a pochi giorni fa hanno continuato a rassicurare tutti che non ci sarebbero stati esuberi. Avranno a suo tempo pensato alle conseguenze sociali di una simile scelta? Noi speriamo proprio di sì, augurandoci che gli illustri politici si siano attrezzati ad ospitare in casa loro per i pasti quasi trecento futuri disoccupati .
Come RSU chiediamo le dimissioni immediate di questi ameni amministratori; meno mettono le mani nella cosa pubblica, meno danni fanno.
la casta dei tecnocrati e le pensioni
Ecco qui le cifre delle pensioni pubbliche dei tecnocrati al governo.
Per anni ci hanno fatto credere ( IMPRENDITORI, SINDACALISTI, PARTITI,
GIORNALISTI ECONOMICI ) che l'INPS fosse arrivato alla frutta,
costringendoci a riforme BI-PARTIZAN e ad accettare i FONDI PENSIONE.
Al di là delle generiche considerazioni sulla casta, va fatto notare che
questi dati, come quelli relativi ad altri personaggi pubblici emergono oggi ma vengono denunciati da anni dai sindacati di base.
L'INPS ha talmente tanti soldi in cassa che ha incamerato gli altri
fondi pensione pubblici tra cui l'INPDAP e l'ENPALS. Una corretta
RIFORMA della PREVIDENZA che tagli drasticamente le pensioni d'oro,
permetterebbe un risparmio in CONTANTI immediato, avremmo più soldi per
gli ammortizzatori sociali e la spesa pubblica, non avremmo bisogno dei
FONDI PENSIONE GESTITI da IMPRESE e SINDACATI, non avremmo bisogno di
prolungare la vita lavorativa delle persone.
La denuncia venne presentata tempo fa dai COBAS dell'INPDAP.
mercoledì 27 giugno 2012
Il Tribunale di Firenze dichiara illegittimo il licenziamento di Sauro Certini
In
data 27/6/12 il Tribunale di Firenze ha accolto il ricorso di Sauro
Certini, conducente di linea e del delegato sindacale Cobas in
Autolinee Toscane, contro il proprio licenziamento, ordinando
all'azienda di trasporto “l’immediato reintegro nel posto di
lavoro dello stesso ” e condannandola anche al pagamento delle
spese di lite.
Siamo
felici di tale provvedimento, prima di tutto per Sauro, ma anche per
aver respinto il chiaro tentativo da parte di Autolinee di aprire un
precedente pericolosissimo per tutta la categoria degli
autoferrotranvieri: con la scusa dei tagli alle risorse si coglie
l'occasione per licenziare lavoratori “scomodi” perchè
impegnati sindacalmente all'interno delle aziende.
Purtroppo
questa vittoria viene nel giorno più nefasto per i diritti dei
lavoratori: con il voto di fiducia di oggi alla Camera viene
approvata definitivamente la riforma Fornero. Da oggi in poi casi di
reintegro come avvenuto a Sauro non ci saranno più!!!
Il
nostro ringraziamento, oltre a tutti/e quelli che in questi mesi si
sono mobilitati per Sauro Certini, va ai nostri legali: gli avvocati
Letizia Martini e Danilo Conte per l'ottimo lavoro fatto ma
soprattutto per aver creduto che questa era una battaglia in cui
c'erano in gioco i diritti di tutti i lavoratori.
Firenze,
28 giugno 2012
sabato 23 giugno 2012
Bergamo: Fornero assediata; anche Landini contestato dagli operai
Si è consumata nel pomeriggio di oggi a Bergamo la rottura tra base
operaia e precariato sociale e segreteria nazionale FIOM. Al grido di
"sciopero, sciopero generale!" il segretario Maurizio Landini è stato
duramente contestato dagli RSU FIOM della Same di Treviglio, dagli
operai della Piaggio di Pontedera, e della Fiber insieme a numerosi
giovani precari e disoccupati. Più di una settimana fa infatti gli
operai Same, fiutando l'importanza strategica dell'appuntamento, avevano
lanciato per le 13.30 un presidio autonomo di contestazione davanti al
teatro Donizetti all'interno del quale si sarebbe tenuta l'Assemblea
Generale di Federmeccanica alla presenza dei segretari di Cgil, Cisl e
Uil, del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e, soprattutto, del
ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero. Il silenzio
ovattato ma pronto ad esplodere che accompagna l'iter di approvazione
parlamentare della riforma del lavoro ha contribuito ad aumentare la
rabbia di quanti in questi mesi con tutte le forze hanno cercato di
opporsi a questa grande opera di smantellamento delle garanzie sociale e
di impoverimento. La convocazione degli operai Same ha incontrato
un'adesione ampia e condivisa e oggi Bergamo è stata scossa da un
ulteriore momento di costruzione dell'opposizione alla riforma del
lavoro. I manifestanti hanno incontrato un ingente schieramento di forze
dell'ordine nel vialone antistante il teatro ma, forzando il blocco,
hanno costretto la polizia in assetto antisommossa a ripiegare davanti
al teatro a difesa dell'ingresso. La pressione di un presidio numeroso
ha costretto il ministro Fornero a scegliere un ingresso laterale. Ma il
significato politico della giornata si è profilato con chiarezza
all'arrivo del segretario nazionale FIOM Landini. Questo è stato accolto
dai fischi dei manifestanti ed è stato posto davanti ad una chiara
alternativa: unirsi al presidio e seguire un concreto percorso di
costruzione dell'opposizione alla riforma Fornero in sintonia con la
volontà dei lavoratori oppure entrare nel teatro e continuare
un'impossibile mediazione con le forze padronali per raccogliere le
briciole nell'interesse della burocrazia sindacale piuttosto che della
lotta e della dignità operaia. Coerentemente con la linea politica di
una segreteria nazionale ormai isolata nella propria autoreferenzialità
Landini, accompagnato da Mirko Rota ed Eugenio Borella, delle segreterie
regionali e provinciali, e da Giorgio Airaudo, segretario della Fiom
piemontese, scortati da un doppio cordone di forze di polizia e
subissati dai fischi hanno scelto di entrare nel Donizetti. I
manifestanti gridano "venduto!". La giornata di oggi ci fornisce una
doppia indicazione. Da un lato, ormai, la distanza tra la burocrazia
sindacale e le forze del lavoro vivo si è ampliata fino a consumarsi in
uno strappo. L'esile filo che ancora teneva in comunicazione le
segreterie sindacali con il desiderio di riscatto nei luoghi di lavoro
si è sfibrato e logorato nelle lotte degli ultimi mesi: in ogni singola
fabbrica dove le segreterie hanno lavorato per raffreddare l'iniziativa
operaia inseguendo uno sterile attendismo concertativo, in ogni luogo in
cui i lavoratori hanno cercato e costruito relazioni per produrre la
resistenza allo sfruttamento e al declassamento sociale, incontrando
nuove soggettività e ricomponendo l'attuale precariato metropolitano e
il futuro precariato di fabbrica che invece, in una logica corporativa,
le segreterie tendevano a dividere. Dall'altro lato la giornata di oggi
consegna completamente la possibilità di costruire e praticare lo
sciopero generale all'autorganizzazione e all'unità dei lavoratori e del
precariato sociale. Alla loro opera di relazione e conflitto che tanto
oggi si è dimostrata potente nell'iniziativa autonoma lanciata dagli
operai della same.
(notizia tratta da “il manifestino degli operai Piaggio”)
martedì 19 giugno 2012
Venerdì 22 giugno sciopero generale di tutta la giornata.
Comunicato stampa
L'ultima miracolosa trovata governativa si chiama "decreto sviluppo", un nuovo colossale trasferimento di risorse dalla spesa pubblica e sociale al sistema bancario e all'impresa privata.
"Crescita" e "sviluppo" servono in realtà a nascondere cartolarizzazioni e svendita dell’impresa pubblica nazionale e locale, nuovi tagli alla scuola, alla sanità, ai trasporti, licenziamenti di massa nella P.A, salari bloccati, slittamento delle tredicesime. La montagna mediatica della “spending review” ha partorito niente meno che il topolino della riduzione dei buoni pasto dei dipendenti pubblici, mentre continuano ad imperare clientele e corruzione, stipendi e pensioni d’oro di manager e super dirigenti.
Lo stato garante degli interessi speculativi e finanziari, da un lato organizza ossessivamente la propaganda, dall’altro militarizza le piazze. Da Basiano a Bologna a Roma le aggressioni di polizia e carabinieri a lavoratori, precari, studenti e disoccupati, sono una costante pressoché quotidiana. Istituzioni, partiti e sindacati concertativi, danno il loro solito contributo "unitario" nel sostenere un governo imposto dai poteri forti economici e finanziari attraverso lo spauracchio dello sfaldamento dell’Euro.
Dov’è la CGIL che fino a qualche mese fa giudicava necessario uno sciopero generale entro la fine di maggio, a difesa dell’art. 18 e contro la riforma del sistema previdenziale?
Le nuove parole d’ordine dei sindacati collaborazionisti sembrano ridursi unicamente alla richiesta di un po’ di equità fiscale e al salvataggio di qualche “esodato” in più di quelli proposti dalla Fornero.
Evidentemente i 500 euro al mese di pensione a 70 anni, la libertà di licenziamento sia nel privato che nel pubblico, la sostituzione della cassa integrazione con la truffa dell’ASPI, l'aumento del precariato, ossia flessibilità in entrata oltre che in uscita, sono tutte misure necessarie per una fantomatica “crescita” che i lavoratori lavoratori dovranno ancora una volta subire in silenzio.
A tutto ciò si aggiunge l’aggressione definitiva al settore pubblico: l’accordo sulla riforma della P.A. appena sottoscritto da CGIL, CISL e UIL, oltre a tante altre nefandezze, smantella le residue garanzie salariali scritte nei CCNL del comparto, trasformando gran parte del salario in una variabile legata alla cosiddetta “Performance” misurata di volta in volta dagli organismi governativi.
Nel frattempo, l’IMU, la revisione delle aliquote, l’aumento del costo delle utenze e delle tasse locali, il definitivo smantellamento dello stato sociale, vanno ad aggravare un quadro già insostenibile per gra parte delle famiglie italiane.
Di fronte a tutto questo è improponibile qualsiasi spazio per mediazioni concertative, occorre avviare un percorso che chiuda i conti al più presto con questo governo. Costruire una coalizione sociale ampia, che sappia opporsi concretamente alle politiche neoliberali di Monti e della troika. Occorre farlo senza ambiguità, distinguendo chiaramente chi davvero difende gli sfruttati e chi invece si fa garante degli interessi degli sfruttatori.
E’ urgente aprire una stagione di lotte che connetta la ricchezza della critica sociale espressa dai movimenti nelle grandi battaglie per la difesa dei beni comuni, con la rivolta del mondo del lavoro.
Che leghi il conflitto tra capitale e lavoro con le battaglie dei comitati che si oppongono alle speculazioni legate a TAV, inceneritori, rigassificatori ecc… che devastano e impoveriscono i territori. Ritrovare un filo comune è quanto mai necessario per contrastare rassegnazione e impotenza e aprire scenari concreti di cambiamento.
Per questo i Cobas Empoli-Valdelsa insieme alle altre organizzazioni del sindacalismo di base, ai movimenti, agli studenti, ai comitati, ai centri sociali sostengono lo sciopero generale per l’intera giornata di venerdì 22 giugno e invitano tutte le realtà del territorio a partecipare alla manifestazione/corteo che partirà alle 9,30 dai cancelli della R.Ginori a Sesto Fiorentino.
Cobas Empoli-Valdelsa.
L'ultima miracolosa trovata governativa si chiama "decreto sviluppo", un nuovo colossale trasferimento di risorse dalla spesa pubblica e sociale al sistema bancario e all'impresa privata.
"Crescita" e "sviluppo" servono in realtà a nascondere cartolarizzazioni e svendita dell’impresa pubblica nazionale e locale, nuovi tagli alla scuola, alla sanità, ai trasporti, licenziamenti di massa nella P.A, salari bloccati, slittamento delle tredicesime. La montagna mediatica della “spending review” ha partorito niente meno che il topolino della riduzione dei buoni pasto dei dipendenti pubblici, mentre continuano ad imperare clientele e corruzione, stipendi e pensioni d’oro di manager e super dirigenti.
Lo stato garante degli interessi speculativi e finanziari, da un lato organizza ossessivamente la propaganda, dall’altro militarizza le piazze. Da Basiano a Bologna a Roma le aggressioni di polizia e carabinieri a lavoratori, precari, studenti e disoccupati, sono una costante pressoché quotidiana. Istituzioni, partiti e sindacati concertativi, danno il loro solito contributo "unitario" nel sostenere un governo imposto dai poteri forti economici e finanziari attraverso lo spauracchio dello sfaldamento dell’Euro.
Dov’è la CGIL che fino a qualche mese fa giudicava necessario uno sciopero generale entro la fine di maggio, a difesa dell’art. 18 e contro la riforma del sistema previdenziale?
Le nuove parole d’ordine dei sindacati collaborazionisti sembrano ridursi unicamente alla richiesta di un po’ di equità fiscale e al salvataggio di qualche “esodato” in più di quelli proposti dalla Fornero.
Evidentemente i 500 euro al mese di pensione a 70 anni, la libertà di licenziamento sia nel privato che nel pubblico, la sostituzione della cassa integrazione con la truffa dell’ASPI, l'aumento del precariato, ossia flessibilità in entrata oltre che in uscita, sono tutte misure necessarie per una fantomatica “crescita” che i lavoratori lavoratori dovranno ancora una volta subire in silenzio.
A tutto ciò si aggiunge l’aggressione definitiva al settore pubblico: l’accordo sulla riforma della P.A. appena sottoscritto da CGIL, CISL e UIL, oltre a tante altre nefandezze, smantella le residue garanzie salariali scritte nei CCNL del comparto, trasformando gran parte del salario in una variabile legata alla cosiddetta “Performance” misurata di volta in volta dagli organismi governativi.
Nel frattempo, l’IMU, la revisione delle aliquote, l’aumento del costo delle utenze e delle tasse locali, il definitivo smantellamento dello stato sociale, vanno ad aggravare un quadro già insostenibile per gra parte delle famiglie italiane.
Di fronte a tutto questo è improponibile qualsiasi spazio per mediazioni concertative, occorre avviare un percorso che chiuda i conti al più presto con questo governo. Costruire una coalizione sociale ampia, che sappia opporsi concretamente alle politiche neoliberali di Monti e della troika. Occorre farlo senza ambiguità, distinguendo chiaramente chi davvero difende gli sfruttati e chi invece si fa garante degli interessi degli sfruttatori.
E’ urgente aprire una stagione di lotte che connetta la ricchezza della critica sociale espressa dai movimenti nelle grandi battaglie per la difesa dei beni comuni, con la rivolta del mondo del lavoro.
Che leghi il conflitto tra capitale e lavoro con le battaglie dei comitati che si oppongono alle speculazioni legate a TAV, inceneritori, rigassificatori ecc… che devastano e impoveriscono i territori. Ritrovare un filo comune è quanto mai necessario per contrastare rassegnazione e impotenza e aprire scenari concreti di cambiamento.
Per questo i Cobas Empoli-Valdelsa insieme alle altre organizzazioni del sindacalismo di base, ai movimenti, agli studenti, ai comitati, ai centri sociali sostengono lo sciopero generale per l’intera giornata di venerdì 22 giugno e invitano tutte le realtà del territorio a partecipare alla manifestazione/corteo che partirà alle 9,30 dai cancelli della R.Ginori a Sesto Fiorentino.
Cobas Empoli-Valdelsa.
sabato 16 giugno 2012
sabato 2 giugno 2012
A COLPI DI VOTO DI FIDUCIA “LA RIFORMA DEL LAVORO”, CHE DEMOLISCE L’ART.18 E GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI , I CONTRATTI E LA STABILITA’ DEL POSTO DI LAVORO.
Mercoledì al Senato il governo Monti ha ottenuto la fiducia sulla “ riforma del lavoro”.
Scene di abbracci e baci per la ministra Fornero, che ha colto questo
pessimo risultato in una situazione di crisi permanente ed
occupazionale, per di più aggravata dal terremoto che falcidia altre
decine di migliaia di posti di lavoro.
Con il passaggio alla Camera e il prevedibile voto di fiducia, siamo all’epilogo di un’altra delle missioni principali (dopo quella delle pensioni) per cui è sorto il governo Monti , che agisce sotto dettatura della BCE-Germania e con il sostegno dei partiti di centrodestra - centrosinistra.
I sindacati concertativi hanno assecondato questo disegno sfascista ; in particolare va denunciato il ruolo doppiogiochista della Cgil ,annunciante lo sciopero generale.
Sciopero generale costantemente rinviato, fino ormai alla scontata cancellazione, stante la chiusura delle scuole e l’avvio dei piani-ferie, soprattutto per il terremoto “ con lo stato di necessità al rimboccarsi le maniche, invocato a nome degli operai caduti per il lavoro”.
Eppure le ragioni dello sciopero rimangono intatte , ancora più aggravate dalle continue misure di tassazione e gabelle pesanti, come quelle dell’IMU e le accise sui carburanti .
Pur nelle contingenti difficoltà salariali,occupazionali e materiali della classe lavoratrice e dei ceti popolari, i Cobas si sono espressi con franchezza per “ lo sciopero generale convergente con quello Cgil “, in ciò significando la stringente necessità di un risultato utile attraverso uno sciopero riuscito , non solo di testimonianza come quello dignitosamente rappresentato dai sindacati di base.
Mancano meno di tre settimane al voto di fiducia alla Camera (previsto tra il 14 e 20/6) che sanzionerà il vaso definitivo di una legge odiosa e dannosa : anche se il tempo è limitato , va fatto il possibile per contrastare questo misfatto nei luoghi di lavoro,nel territorio,nelle piazze, con ogni forma di lotta e gli scioperi.
In questo tempo difficile, i Cobas sono chiamati a contribuire in termini più unitari ed inclusivi agli scioperi e alle manifestazioni, comprese quelle sotto le Prefetture e davanti Montecitorio.
Con il passaggio alla Camera e il prevedibile voto di fiducia, siamo all’epilogo di un’altra delle missioni principali (dopo quella delle pensioni) per cui è sorto il governo Monti , che agisce sotto dettatura della BCE-Germania e con il sostegno dei partiti di centrodestra - centrosinistra.
I sindacati concertativi hanno assecondato questo disegno sfascista ; in particolare va denunciato il ruolo doppiogiochista della Cgil ,annunciante lo sciopero generale.
Sciopero generale costantemente rinviato, fino ormai alla scontata cancellazione, stante la chiusura delle scuole e l’avvio dei piani-ferie, soprattutto per il terremoto “ con lo stato di necessità al rimboccarsi le maniche, invocato a nome degli operai caduti per il lavoro”.
Eppure le ragioni dello sciopero rimangono intatte , ancora più aggravate dalle continue misure di tassazione e gabelle pesanti, come quelle dell’IMU e le accise sui carburanti .
Pur nelle contingenti difficoltà salariali,occupazionali e materiali della classe lavoratrice e dei ceti popolari, i Cobas si sono espressi con franchezza per “ lo sciopero generale convergente con quello Cgil “, in ciò significando la stringente necessità di un risultato utile attraverso uno sciopero riuscito , non solo di testimonianza come quello dignitosamente rappresentato dai sindacati di base.
Mancano meno di tre settimane al voto di fiducia alla Camera (previsto tra il 14 e 20/6) che sanzionerà il vaso definitivo di una legge odiosa e dannosa : anche se il tempo è limitato , va fatto il possibile per contrastare questo misfatto nei luoghi di lavoro,nel territorio,nelle piazze, con ogni forma di lotta e gli scioperi.
In questo tempo difficile, i Cobas sono chiamati a contribuire in termini più unitari ed inclusivi agli scioperi e alle manifestazioni, comprese quelle sotto le Prefetture e davanti Montecitorio.
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