mercoledì 29 dicembre 2010

Solidarietà all'Movimento dei Pastori Sardi bloccato e sequestrato dalla polizia di Maroni a Civitavecchia.

Circa 200 manifestanti sono sbarcati a Civitavecchia per manifestare il rifiuto degli accordi del de minimis sul prezzo del latte (60 centesimi al litro il prezzo pagato dagli industriali a fronte di un costo alla produzione che supera gli 80 centesimi). La loro intenzione era quella di bloccare il grande raccordo anulare per far si che si venisse a conoscenza del loro malessere e venisse riconosciuta la loro istanza direttamente dal governo. Quest'ultimo ha risposto con una repressione preventiva che a molti ha ricordato le proposte di Maroni di istituire una specie di Daspo per gli studenti. Infatti la polizia ha proibito loro di poter salire sui treni, di arrivare al luogo concordato dell'appuntamento con i pullman già noleggiati, e hanno anche pensato di dare qualche manganellata e di fermare due dei manifestanti per usarli sia come deterrente che come merce di scambio per frenare sul nascere la protesta dei pastori.
"Altro che trattato di Schengen e libero movimento delle persone" – ha dichiarato il portavoce del Movimento dei pastori sardi, Felice Floris - "Si sono comportanti in maniera vigliacca arrivando quasi alla schedatura di ognuno di noi, cosa che ci siamo naturalmente rifiutati di accettare. Per tutta risposta un pastore è stato fermato e ammanettato e liberato solo in seguito alle nostre pressioni e ad una lunga trattativa in piazza”.
In Sardegna ci sono 20.000 aziende di pastorizia che danno lavoro a oltre 50.000 persone.

La sicurezza negata per i lavoratori: chi denuncia i padroni perde il lavoro

I 13 lavoratori Thyssenkrupp di Torino costituitisi parte civile contro l'azienda, a fine anno potrebbero perdere anche la cassa integrazione.
A Natale, i 13 operai hanno denunciato la loro situazione e la mancata ricollocazione nelle aziende della provincia di Torino. Una solidarietà di classe tra padroni mirante ad escludere da ogni impiego questi 13 lavoratori che non hanno accettato pochi euro di elemosina chiedendo nelle aule del tribunale verità e giustizia per i loro 7 colleghi uccisi nel rogo della fabbrica. I 13 operai chiedono un nuovo periodo di cassa integrazione in deroga, come previsto per altro dagli accordi tra azienda e enti locali e denunciano l'abbandono da parte delle istituzioni , anche quelle governate dal centrosinistra. La richiesta del Pm di una condanna di 16 anni per l'amministratore delegato della fabbrica tedesca, conferma che questa strage sarebbe stata evitata rispettando le più elementari norme di sicurezza.
Nella Torino di Marchionne ormai chi si ribella alle ingiustizie e ai soprusi padronali viene espulso dal mercato del lavoro e soggetto ad ogni tipo di vessazione come accadeva per gli operai antifascisti nel ventennio, espulsi dalle fabbriche dall’oggi al domani e costretti alla fame.
Quanto accade ai 13 lavoratori di Torino può domani accadere a tutti noi. Cassa integrazione per i 13, verità e giustizia per tutti i morti sul lavoro.
Rappresentanti lavoratori alla sicurezza

sabato 25 dicembre 2010

Dopo Pomigliano, anche Mirafiori: bisogna fermarli!

Agli operai e alle operaie era già chiaro: l’assalto alle condizioni di lavoro e di vita concordato, per Pomigliano, tra la Fiat e i sindacati a lei asserviti (Fim/Cisl, Uilm/Uil, Ugl, Fismic) era la prima mossa per far precipitare i metalmeccanici e tutti gli altri lavoratori in una situazione di schiavitù da 1800.

Così, due giorni prima di Natale, questi pescecani delle relazioni sindacali non hanno esitato a porgere i loro “auguri” ai lavoratori di Mirafiori (ridotti a 5.500 dai 55.000 che erano nel 1980!), firmando un accordo, il quale, dopo che per altri 18 mesi la fabbrica sarà andata avanti a forza di cassa integrazione, prevede dal luglio 2012 un autentico capestro, fatto non di uno ma di tanti nodi scorsoi:

- adozione di un sistema produttivo finalizzato all’abolizione dei “tempi morti”;

- taglio di 10 minuti del tempo complessivo di pausa, che passa da 40 a 30 minuti;

- facoltà per la direzione di spostare la mensa a fine turno;

- triplicazione dello straordinario obbligatorio, che passa da 40 a 120 ore annue;

- fino a 6 giorni lavorativi a settimana, con riposi a scorrimento e con 3 turni giornalieri di 8 ore l’uno (6-14, 14-22, 22-6), oppure con 2 turni giornalieri di 10 ore l’uno (6-16 e 20-6);

- a seconda dei casi, non retribuzione della prima o delle prime 2 giornate di malattia;

- sanzioni contro i lavoratori che scioperano;

- cessazione dell’attività di Fiat Mirafiori con licenziamento di tutti i lavoratori e costituzione di una nuova società con riassunzione solo di quelli che saranno disposti a firmare un contratto individuale basato su questo accordo.

Un accordo, che fa carta straccia di ogni precedente contratto collettivo, sia aziendale che nazionale, tant’è vero che la Fiat intende dare vita a un nuovo contratto collettivo, quello del settore auto, da allargare, magari, alle aziende dell’indotto.

Ma c’è dell’altro: l’accordo prevede anche l’abolizione delle RSU e la loro sostituzione con le RSA (Rappresentanze Sindacali Aziendali), non elette dai lavoratori, ma nominate dalle segreterie sindacali, con esclusione di quei sindacati, come Fiom/Cgil e Cobas, che respingono tutta questa mascalzonata sindacal-padronale.
Tra l’altro, questo punto sulla rappresentanza sindacale fa fuori, per quanto riguarda la Fiom, lo Statuto dei lavoratori, mentre le sanzioni contro gli scioperanti calpestano la Costituzione.

Intanto, è già partita la campagna terroristica della direzione: “O quest’accordo sarà approvato a gennaio dalla maggioranza dei lavoratori con un referendum, o la Fiat porterà all’estero lo stabilimento e il miliardo da investirci per ammodernarlo”. Insomma: o schiavi o disoccupati!

Questo, mentre i sindacati firmatari dell’accordo tentano ignobilmente di indorare la pillola, facendolo apparire come una specie di cuccagna, che aumenterebbe di migliaia di euro all’anno le retribuzioni.
Non dicono che se questo avverrà sarà dovuto agli straordinari e alle maggiorazioni per il lavoro notturno, di sabato, di domenica: fingono perfino d’ignorare che le bugie hanno le gambe corte!

Cosa fare in questa situazione? Di certo, non si devono ancora fare concessioni alle aziende (com’è successo in Magna) e non si può aspettare a scendere in lotta, intanto aziendalmente e poi nazionalmente e in modo generale, non solo come metalmeccanici, ma anche come insieme di categorie del lavoro dipendente, pubblico e privato.
In ballo, ci siamo tutti e tutte, come libertà e come diritti, come condizioni di lavoro e come modi di vivere, come tutela della nostra salute in fabbrica e della nostra dignità, come lavoratori e come cittadini, per il nostro presente e per il nostro futuro.
Aspettare vorrebbe dire farci calpestare, fare calpestare le aspettative dei nostri figli.


Cobas Lavoro Privato (comparto metalmeccanici)

mercoledì 22 dicembre 2010

Camusso? No, McCluskey, il leader del più importante sindacato inglese appoggia gli studenti.

Troppo presi dal teatrino della tristezza sindacale nazionale, gli italiani sanno poco di Len McCluskey eletto da pochi mesi segretario di Unite, il più importante sindacato britannico.

In una intervista domenicale al Guardian, Len McCluskey ha avvisato che un'ondata di scioperi sta per partire in Inghilterra. A difesa dello stato sociale e del salario. McCluskey nell'intervista ha parlato a lungo della protesta degli studenti. L'ha definita "magnifica", ha denunciato la violenze della polizia (tutto il contrario del misero comunicato Fiom del 14 contro i "violenti") e li ha chiamati ad un comune fronte di lotta contro il liberismo.
Bene, anzi benissimo. Come avvenuto dopo le proteste londinesi, quando accade qualcosa di significativo in Inghilterra accade anche in Italia.
E' una vecchia, silenziosa, efficace regola

(red) 20 dicembre 2010 - www. senzasoste.it

la fonte:
http://www.guardian.co.uk/politics/2010/dec/19/unions-warn-massive-wave-strikes

martedì 21 dicembre 2010

Piccolo pro-memmoria dei paladini antiviolenza

Piccolo pro-memmoria dei paladini antiviolenza odierni.
1) Gianni Alemanno:
Entra da giovanissimo in politica, nelle organizzazioni giovanili del MSI-DN diventando segretario provinciale romano del Fronte della Gioventù, il movimento giovanile missino.
Ha al suo attivo 3 arresti: nel novembre 1981 per aver partecipato insieme ad altri quattro componenti del Fronte della Gioventù all’aggressione di uno studente di 23 anni. (Ansa, 20/11/1981)
Nel 1982 viene fermato per aver lanciato una molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma, scontando poi 8 mesi di carcere a Rebibbia. (Ansa, 15/05/1988)
Il 29 maggio 1989 viene arrestato a Nettuno per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, tentato blocco di corteo ufficiale, lesione ai danni di due poliziotti, in occasione della visita del Presidente Usa George H. W. Bush (Ansa 29 e 30/05/1989).
Inopportune appaiono perciò le sue reazioni alla manifestazione del 14 dicembre scorso ("VIOLENZA VERGOGNOSA", "Non dobbiamo tornare agli anni '70". Soprattutto se si tiene conto che gli arresti ai danni di Alemanno non avvenivano nei confronti di un giovane studente (incensurato, casomai importasse) che protestava in piazza. Avvenivano nei confronti di un militante di un'organizzazione post fascista che faceva della violenza (fisica, verbale, potendo anche armata) il proprio segno di riconoscimento, soprattuto (e chissa' quanti episodi non sono agli atti) verso i ragazzi di sinistra, i migranti, e tutti coloro giudicati 'non conformi', si direbbe oggi usando il linguaggio squadrista.

2) Ignazio (Benito) La Russa:
(Da un articolo di Lala Vantaggiato, “il manifesto”, sabato 18 dicembre 2010). Il più fascista tra i postfascisti. Questo era il ministro Ignazio La Russa e questo rimane. Arrogante, violento, provocatore. E persino brutto a vedersi, con quegli occhi da invasato, lo sguardo furbetto oppure assetato di sangue, il gesticolare scomposto con cui impone il silenzio o ti dice «vai vai». Irritante a sentirsi. Monotono, grottesco, volgare. Sempre uguale a se stesso, inelegante per natura.
Alle sue esibizioni sopra tono credevamo di esserci abituati ma quella che lo ha visto protagonista dell’ultima puntata di «AnnoZero» - giovedì scorso – ha veramente oltrepassato il limite e impone un immediato ridimensionamento delle sue presenze in televisione. Un quarto d’ora di «mantra» durante il quale ha ossessivamente dato del «vigliacco» a Luca Cafagna – lo studente della Sapienza di Roma in studio per commentare la manifestazione del 14 e colpevole – sempre secondo La Russa – di apologia di reato.
Si agita sulla sedia La Russa quando parla Cafagna - «vigliacco, fifone», interrompe, sbuffa, si alza, minaccia di andarsene. «Qui non c’è neanche un poliziotto – urla impazzito manco si trovasse sul set di “Platoon” – solo studenti». Suda La Russa però quando gli fanno osservare che anche lui in piazza c’è stato. A Milano per la precisione, era il 12 aprile del 1973 e quel giorno morì un poliziotto non certo per mano dei comunisti. No, non era proprio in piazza, La Russa, ma in Prefettura a trattare dice lui come chiaramente smentiscono le immagini di repertorio con cui si apre il film di Marco Belloccio «Sbatti il mostro in prima pagina», che quella giornata racconta e che mostra un giovane – ma non era per questo più avvenente – ministro degli esteri che megafono in mano, arringa le folle della «Maggioranza silenziosa». «Vai vai» questa volta non lo dice La Russa ma poi si riprende e si scaglia contro chi gli dà del fascista. Ignorante è la risposta e poco ci manca che non risponda «fascista a chi?»
Già, perché Ignazio Benito Maria La Russa è figlio del senatore missino Antonino La Russa e fratello di Romano. Trapiantati a Milano, i due fratelli sono tra i principali dirigenti di “Fronte della Gioventù” e il loro ruolo è delicato: tenere i contatti con i matti di San Babila, già all’epoca tutti armati ma anche e soprattutto incontrollabili e – a modo loro - «anarchici».
Dopo la vittoria elettorale dell’aprile del 1973 – con l’Msi che sfiora l’8% - l’attuale ministro dell’Interno è tra quelli che decidono di dar vita alla grande manifestazione della «Maggioranza Silenziosa», un comitato anticomunista a cui aderivano esponenti democristiani, missini, liberali e monarchici. Con lui, Ciccio Franco – già leader della rivolta di Reggio – e neo eletto senatore.
Parte male quella giornata e finisce peggio. La manifestazione «contro la violenza rossa» è vietata ma i sansabilini arrivano in piazza portandosi dietro le bombe “srmc”: sarà una di queste bombe ad uccidere l’agente Antonio Marino. Romano La Russa, fratello del ministro, finisce a San Vittore per «adunata sediziosa e resistenza alla forza pubblica». Ignazio viene indicato dalla stampa – sicuramente anche all’epoca comunista – come uno dei «responsabili morali» Per il Msi, partito d’ordine, è un disastro dal quale non si riprenderà più. Almirante reagisce denunciando i colpevoli e col Fronte è quasi rottura ma i due La Russa restano a galla e dopo poco Ignazio aderisce a “Lotta popolare”, la «sinistra» del Msi, dalla quale poi esce.
«Fascista a chi?».
Come ministro tocca tenercelo (anche se l’Idv ieri ha inviato una lettera aperta a Napoletano protestando per la presenza dentro un governo democratico di un ministro fascista) ma dagli schermi fatelo sparire.

Liberi Tutti! No alla criminalizzazione della rivolta studentesca

La piazza del 14 dicembre ha dimostrato che le mille vertenze contro i licenziamenti e le chiusure aziendali, per la difesa del salario e per un accesso al reddito si possono e si devono saldare con le lotte per la sopravvivenza della Scuola Pubblica e dell’Università, per lo sviluppo di Scienza e Ricerca autonomamente dalle logiche aziendalistiche, per la salvaguardia dei territori dalle devastazioni ambientali, per il diritto a una casa per tutti. Voci differenti che, per una volta, si sono sentite unite nella lotta per il nostro futuro e dignità che ora Governo e Confindustria ci vogliono negare

Liberi Tutti! No alla criminalizzazione della rivolta studentesca.
Come lavoratrici e lavoratori, pur appartenenti a differenti percorsi politici e sindacali, abbiamo partecipato alla mobilitazione del 14 dicembre e abbiamo condiviso le rivendicazioni che la piazza ha espresso a gran voce in un coro formato da studenti e precari, insegnanti e ricercatori, lavoratori del pubblico e del privato, immigrati e disoccupati. La piazza del 14 dicembre ha dimostrato che le mille vertenze contro i licenziamenti e le chiusure aziendali, per la difesa del salario e per un accesso al reddito si possono e si devono saldare con le lotte per la sopravvivenza della Scuola Pubblica e dell’università, per lo sviluppo di Scienza e Ricerca autonomamente dalle logiche aziendalistiche, per la salvaguardia dei territori dalle devastazioni ambientali, per il diritto a una casa per tutti.
Voci differenti che, per una volta, si sono sentite unite nella lotta per il nostro futuro e dignità che ora Governo e Confindustria ci vogliono negare. Un’opposizione corale contro le politiche basate sulla prevalenza della logica del profitto per pochi a scapito dell’interesse di molti.

Non pensiamo che con queste manifestazioni siano risolti i problemi dei rapporti di forza che in questo paese sono da anni sfavorevoli ai settori sociali subalterni, così come non pensiamo che si sia ancora battuta l’egemonia reazionaria che fa leva sulle paure della crisi che fomenta continuamente una guerra tra poveri contro i più deboli.

Però un segnale di vera opposizione sociale alla crisi e alle politiche di austerity è stato dato e lo dobbiamo rivendicare fino in fondo.

Per questi motivi in questo momento dobbiamo condannare fermamente la repressione indiscriminata e ogni tentativo di criminalizzazione che sta colpendo decine di giovani e giovanissimi che insieme a decine di migliaia di persone hanno cinto d’assedio quei palazzi di un potere corrotto e irresponsabile, delegittimato al di là degli inciuci e degli scambi di poltrone e totalmente incapace di programmare un futuro dignitoso per la stragrande maggioranza dei lavoratori, dei giovani precari e delle donne senza futuro.

Per gli stessi motivi esprimiamo tutta la nostra vicinanza ai giovani arrestati e portati in Tribunali che si dimostrano celeri nel “giudicare” sommariamente questi ragazzi, mentre sono sempre lenti e permissivi verso i rappresentanti del parlamento indagati e verso gli omicidi sul lavoro come quello alla Thyssen-Krupp.

Ora sono stati quasi tutti rilasciati tranne uno. Tutti però subiranno a brevissimo un processo con accuse gravissime. Non abbasseremo quindi il livello di attenzione e chiediamo sin da subito il pieno proscioglimento.

RIBELLARSI E’ GIUSTO! Oggi non è una frase fatta, ma un qualcosa che rende il senso preciso della situazione.

L’opposizione parlamentare è paralizzata e se non lo facciamo noi non lo farà nessuno al posto nostro: che se ne vada Berlusconi e tutte le cricche parlamentari che vogliono sostenere le politiche confindustriali di tagli, licenziamenti e zero diritti.

Noi siamo con la ribellione di questa generazione, al di là di incidenti che possono essere evitati solo dalla fine delle zone rosse e da una politica alternativa a quella attuale.

Giù le mani dai diritti

Riprendiamoci il nostro futuro

No alla criminalizzazione del conflitto sociale

No allo nuovo patto sociale

Per uno sciopero generale vero e unitario

LIBERI TUTTI!

elenco dei firmatari

sabato 18 dicembre 2010

solidarietà a Mario Miliucci

I cobas Empoli-Valdelsa esprimono la loro solidarietà a Simonetta e Vincenzo per l'arresto del figlio Mario , avvenuto durante la manifestazione del 14 dicembre a Roma.

"A Mario, come a tutti i fermati , è stata contestata la " resistenza in concorso" , ovvero la colpa delle giovani generazioni di gridare e lottare per un avvenire tuttora negato.

Solo a Mario -- a cui ora si aggiunge il minorenne Sirio Massidda -- è stato disposto l'arresto per il cognome dei padri : la reiterata vendetta delle istituzioni nei confronti di quanti nella vita osano annunciare e lottare per la società di " liberi e uguali" !

Solo per Mario il processo si terrà per direttissima il 23 dicembre , con ostili presagi nonostante la vigilia di Natale! "

venerdì 17 dicembre 2010

Intorno al 14 dicembre

Breve estratto da un articolo di Gigi Roggero.
Dov'è finito il popolo educato dell'anti-berlusconismo, dove sono andati gli immaginari bravi ragazzi che piacciono a XL e che si difendono con la cultura e i libri? Scomparsi, e al loro posto ecco calare da chissà dove i black bloc. Il sapere non è più la sacra icona del pubblico da difendere, ma è una mostruosa arma con cui fare male al nemico. É l'intelligenza collettiva di organizzarsi nello spazio metropolitano, di rendersi imprendibili, di farsi sciame e di attaccare nei punti migliori.
I buoni e i cattivi, storia nota si potrebbe pensare. E invece, qua c'è una grande novità. A prendere parola, collettivamente e in modo giustamente furioso, è una generazione di studenti, precari e operai che ha una percezione assolutamente corretta della propria condizione: mobilità sociale bloccata, indebitamento per il welfare, assenza di reddito e garanzie, declassamento come orizzonte permanente. L'assenza di futuro è, innanzitutto, insopportabilità del presente. Sono passati due anni dall'Onda, dall'illusione che mettendo in galera i corrotti si risolvesse la propria condizione di precarietà. La crisi ha scavato a fondo. Le lotte hanno determinato la crisi, la crisi ha lavorato per le lotte: nelle assemblee di scuole e università i discorsi sulla meritocrazia si indeboliscono, non si sentono quasi più quelli sulla legalità o la giustizia. La linea discriminante non corre più tra violenza e non-violenza, ma tra violenza dei governi, della polizia e delle banche, e forza costituente. Studenti medi e appena entrati all'università, i veri soggetti nuovi del movimento, sono radicali nei comportamenti e nell'espressione di piazza perché hanno afferrato la radice della questione: o si trasforma tutto, o la crisi la pagheremo noi. Insomma, a bruciare sulle barricate dei palazzi assediati è la fiducia non solo in questo o quel governo ma nella speranza, che - come Monicelli ci ha insegnato - è una trappola dei padroni.

giovedì 16 dicembre 2010

Marco Travaglio, Repubblica, Fatto Quotidiano. Perchè non vi impiccate?


Durante il tg7 di martedì sera Marco Travaglio si è intrattenuto, bontà sua, a parlare dei manifestanti di Roma. Giusto per dare, letteralmente, del "demente" a chi è sceso in piazza nel pomeriggio. E' chiaro che gente come Travaglio ha un ruolo quando le piazze sono silenziose e il protagonismo politico passa a chi, in televisione, fa tanto l'onesto nei salottini digitali tra uno spot pubblicitario e un servizio lacrimevole. E' da comprendere la preoccupazione di Marco Travaglio: quando la politica passa in mano ai protagonisti collettivi per gente come lui c'è il rischio di tornare ai tempi in cui faceva il garzone di Indro Montanelli. Travaglio è un buon cronista e ha anche senso dell’umorismo. Ma il suo è un mondo molto ristretto. Si divide tra notizie di interesse per la magistratura e notizie che non interessano agli inquirenti. Tutto quello ..........

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domenica 12 dicembre 2010

Il 12 dicembre, non è un giorno qualsiasi!

piazza_fontanaIl 12 dicembre, non è un giorno qualsiasi!

Dal 1969 scandisce la feroce violenza della borghesia, che non ha esitato di ricorrere allo stragismo per mantenersi al potere, come nel ventennio aveva fatto con il fascismo! Sono trascorsi 41 anni dalla Strage di P.za Fontana : i mandanti di Stato e i criminali fascisti sono tuttora impuniti ; sono del tutto evidenti le complicità della partitocrazia nel tentativo di obliare il passato: ad oltre 40 anni, i governi continuano a negare l'abolizione del " segreto di Stato" sullo stragismo. Lo stragismo servì alla DC dell’epoca per continuare a governare , inglobando prima il PSI nei governi di centrosinistra e poi il PCI nel compromesso storico. La generazione del Vietnam si fece carico di riscattare il Paese e di apportare significative conquiste sociali alla classe lavoratrice e ai ceti popolari. Non fu certo un pranzo di gala! Lo scontro , definito dagli storici come una guerra di bassa intensità, comportò pesanti sacrifici e la perdita di numerosi compagni/e, di cui vogliamo ricordare per tutti il compagno Pino Pinelli, fatto precipitare dal 3° piano della Questura di Milano, dove era sottoposto ad un duro interrogatorio con l’accusa di essere l’esecutore della strage alla Banca dell’Agricoltura, da parte del Commissario Calabresi, sulle cui responsabilità non è possibile tacere riscrivendo la storia.

In memoria del 12 dicembre e delle vittime dello stragismo di Stato, siamo altrettanto determinati nel combattere oggi la degenerazione autoritaria che procede inesorabile e spedita con il beneplacido di entrambi gli schieramenti parlamentari.'. Gli orribili delitti perpetrati nelle caserme, nelle celle giudiziarie, nelle carceri - da Stefano Cucchi ad Aldo Bianzino, da Aldrovandi a Lonzi , giusto per citare solo i casi più noti - i pestaggi mortali e l'inaudita violenza di cui sono oggetto i giovani, i diversi, le donne, i migranti e i rom ,non sono frutto di mele marce , ma l'indice di un abuso sistematico nella certezza dell’impunità.
Tutori dell’ordine, guardie carcerarie, forze armate: solo quando vanno sotto processo, viene fuori la tremenda denuncia nei confronti di chi li addestra e li dirige!
Ammaestrati per annichilire-distruggere un nemico non per soccorrere-rispettare un cittadino!
Lo Stato di Diritto, sotto l'incalzare di leggi ad personam che permettono a Berlusconi di farla franca fregandosene della Costituzione,è stato sublimato nella legge del più forte, nell’evidenza della progressiva sottrazione delle libertà fondamentali e politiche.

NON CI ARRENDEREMO A QUESTO STATO DI COSE !

L’Italia che soffre e protesta, quella degli studenti e dei professori contro la Gelmini e i tagli all’istruzione-ricerca-cultura ; quella dei lavoratori ridotti alla fame e all’azzeramento dei diritti con i diktat feroci di Fiat-Marchionne ; quella dei giovani che vivono un presente-futuro precario e miserevole, che si battono per un lavoro-reddito-servizi garantiti ; quella dei milioni di pensionati, ancora più disperati di fronte a pensioni di fame ; quella dei cittadini sempre più indigenti, in lotta per il diritto alla casa,alla salute,all’assistenza ; quella delle popolazioni in difesa dei beni comuni, dell'acqua pubblica ; contro le " grandi opere" (Tav, Ponte), i " piani rifiuti"(discatiche-inceneritori), "l'energia padrona"(nucleare,carbone, scempio rinnovabili); quella dei migranti , sottoposti a vessazioni e vituperi da parte di leggi liberticide e razziste: OGGI RESISTE E ANNUNCIA LA VOLONTA’ DI CAMBIARE IL SISTEMA, DI TRASFORMARE LA SOCIETA’. 12 DICEMBRE , ABBIAMO SBARRATO LA STRADA ALLO STRAGISMO , RIUSCIREMO A FERMARE LA DERIVA AUTORITARIA E PRESIDENZIALISTA!

Vincenzo Miliucci- Confederazione Cobas

giovedì 9 dicembre 2010

Seminario su COLLEGATO LAVORO DIRITTO DI SCIOPERO

Mercoledì 15 Dicembre ore 16.00
Saletta casa dello studente, in piazza dei Cavalieri

Seminario su COLLEGATO LAVORO DIRITTO DI SCIOPERO

Interverranno:
-Avvocato Letizia Martini Centro Studi Diritto e Lavoro
-Alessandro Nannini Cobas Autoferrotranvieri
-Delegati/e RSU e lavoratori/trici

Uniti contro la crisi
Organizza la Confederazione Cobas di Pisa

11 Dicembre: giornata di lotta contro le grandi opere inutili. Cortei a Terzigno e in Val di Susa

Terzigno Corteo ore 14 concentramento a Boscoreale Ex Stazione F.S. (Via G. Dedlla Rocca)

Val Di Susa Corteo ore 14 S.Giuliano arrivo a Susa in piazza Savoia

All’inizio di Ottobre 2010 si erano svolte nel nostro paese significative iniziative di lotta contro le grandi opere: Messina, Firenze e la Val di Susa avevano lanciato un appello per una settimana di mobilitazione “per riunire, dall'estremo Nord al profondo Sud una Italia impoverita dalla speculazione, rassegnata al degrado, narcotizzata da una informazione distorta, devastata da una enorme colata di cemento”.

All’appello avevano risposto in decine di migliaia, per dire NO al Ponte sullo stretto, NO al sottoattraversamento AV di Firenze, NO al TAV Torino-Lione. In quegli stessi giorni anche i cittadini di Stoccarda scendevano in piazza per respingere il progetto di una megastazione riprendendo le nostre stesse ragioni: un ponte di solidarietà aveva unito le loro e le nostre lotte.

La risposta di Messina, di Firenze e della Valsusa è stata anche un segnale di ripresa di un paese che resiste: di un paese che combatte l’intreccio politica/affari/mafia, che si oppone alla distruzione dell’ambiente e difende i beni comuni, che non accetta la logica dell’emergenza e pretende una politica capace di guardare al domani, che si oppone alla militarizzazione dei territori, al ritorno al nucleare, che rifiuta la cancellazione dei diritti e difende gli spazi di partecipazione democratica. E’ un paese che vuole essere protagonista del proprio futuro e non intende consegnarlo alle lobby che governano la politica, un paese che pratica l’altra politica, quella capace di rispondere ai bisogni e non ai ricatti delle segreterie dei partiti, dando voce a chi si organizza dal basso.

Oggi lanciamo un nuovo appello: una giornata di lotta che veda mobilitazioni diffuse a livello locale unirsi con la forza della ragione contro la violenza di un potere politico/mafioso che attacca le condizioni di vita in nome del profitto. Da Vicenza sommersa non solo dall’acqua dell’alluvione in una regione consumata dalla cementificazione ma soprattutto dal fango di una base militare che rappresenta uno strumento per la politica di aggressione verso altre popolazione e di militarizzazione del territorio, a Messina che non si rassegna a dover subire il ponte dei desideri e degli affari; dalla Val di Susa che con la sua determinazione conduce da vent’anni una resistenza popolare mai vinta, a Napoli e tutta la Campania sommersa dai rifiuti e dalle menzogne di chi scarica sui cittadini colpe e responsabilità che sono di politici e camorristi con nomi e cognomi; da L’Aquila che ha saputo alzare la voce e da sotto le macerie di un terremoto che ha rappresentato un tragedia per molti e una nuova opportunità di business per pochi ha levato la sua voce per denunciare una militarizzazione camuffata da ricostruzione, alle tante realtà sparse per il paese che resistono a grandi opere che di grande hanno solo la distruzione e le dimensioni del business.

Due appuntamenti su tutti: in Val di Susa e Terzigno. L’appuntamento del Sud tenterà di riunire, in un unico corteo interregionale, tutte le esperienze che da tempo rivolgono la loro critica ad una aggressione ai territori e all’ambiente che determina solamente inquinamento generalizzato. L’elevato livello di conflittualità espresso dalle resistenze di Terzigno e Giugliano ha mostrato come sia possibile non cedere di fronte all’arroganza di un potere politico corrotto. Dopo anni di uso strumentale dell’emergenza, caratterizzata dalla sospensione dello stato di diritto (commissariati straordinari, produzione di leggi speciali e militarizzazione del territorio), è il momento di ribadire, facendo corpo unico, che non saremo più disponibili ad accettare la degradazione imposta dal profitto.

L’esigenza è quella di ritrovarsi in una giornata unitaria provenienti da territori diversi ma allo stesso modo contaminati, per dare un orizzonte condiviso di concretezza ai contenuti delle vertenze che in questa
fase la lotta pone: respingere le conseguenze delle attuali politiche ambientali, mettere al primo posto i bisogni/desideri della popolazione, la difesa dei beni pubblici dall’aggressione privatizzatrice, produzione della politica come autodeterminazione del sociale nella diretta ed autonoma organizzazione della sua vita.

Il prossimo 11 Dicembre diventi una giornata di lotta per dire NO alla devastazione dell’ambiente e alla militarizzazione dei territori, NO alle grandi opere inutili, devastanti e dai costi insostenibili, No alla logica dell’emergenza sul tema dei rifiuti, NO alla cancellazione dei diritti. Una giornata di lotta per la difesa dei territori e per far valere gli interessi delle popolazioni, e un segnale ai migranti costretti a salire sulle gru per essere visibili per dire loro che il paese che scende in piazza è al loro fianco.

Nella stessa data si terranno anche manifestazioni in altre città dell’Europa, promosse da un coordinamento di comitati che vede riuniti spagnoli, francesi, italiani, tedeschi e sloveni che si oppongono al TAV; anche in questa occasione possiamo costruire un ponte tra le diverse lotte: più lungo di quel ponte sullo stretto che non vogliamo si faccia mai.

Movimento No Tav Valle di Susa, Movimento Difesa del territorio Area Vesuviana, Movimento disoccupati organizzati Banchi Nuovi, Rete campana salute e ambiente, Rete anticapitalista campana, Area Antagonista Campana, CSOA Officina 99, Red link, Laboratorio Occupato Ska, Zeta, Movimento Disoccupati Autorganizzati Acerra, Comitato contro l’inceneritore Ponticelli, comitato Salute Ambiente Napoli est, Confederazione Cobas Napoli, CAU Napoli, Forum Tarsia, Laboratorio Insurgencia, Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano, Comitato civico Cambiamo Mugnano, Comitato antidiscarica di Giugliano, Aula Flex Occupata Università Orientale, Comitato di Quartiere Città Vecchia Taranto, no tav veneto orientale, Resistenza Viola Piemonte, Collettivo "Iqbal Masih" di Lecce, USI Liguria, U.S.I.-A.I.T

martedì 7 dicembre 2010

Empoli: il medioevo prossimo venturo

comunicato stampa
Empoli: il medioevo prossimo venturo
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La medievale “ruota degli esposti” proposta dalla misericordia di Empoli è l'ultimo frutto avvelenato di una crociata portata avanti da una banda di fanatici antiabortisti che fanno capo al cosiddetto “movimento per la vita”. L'obiettivo perseguito da queste organizzazioni pro-life è chiaro: negare alle donne qualsiasi capacità, diritto e libertà in tema di maternità. Per fare questo non era più sufficiente mettere in discussione la L.194/78, l'obiezione di coscienza o l'utilizzo dei metodi contraccettivi, ma una presenza sempre più attiva all'interno dei consultori ( vedi la delibera del 15 novembre scorso approvata dal Consiglio Regionale del Piemonte) per apostrofare come “assassine” chiunque si trovi nell'impossibilità di portare a termine una gravidanza.
Il proliferare di queste “culle per la vita” nell'intero territorio nazionale (dalle 6 del 2005 siamo passati alle 35 del 2010) testimoniano la volontà di utilizzare anche gli effetti sempre più devastanti della crisi economica per imporre un modello di società sempre più integralista e oscurantista. A evidenziare maggiormente il carattere propagandistico e strumentale di questa iniziativa è anche il fatto che dal 2001 è possibile partorire in qualsiasi ospedale di questo paese con la garanzia dell'anonimato.
Come Cobas Empoli-Valdelsa crediamo vadano affrontate e rimosse le condizioni che favoriscono l'abbandono (più che moltiplicate), garantendo assistenza, servizi e istruzione gratuite a tutti ed evitando che i diritti delle donne siano ridotti a merce di scambio con le ali più estreme e intransigenti del movimento per la vita.

Cobas Empoli-Valdelsa

lunedì 6 dicembre 2010

VOGLIONO CANCELLARE IL DIRITTO DI SCIOPERO! DIFENDIAMO IL NOSTRO BENE COMUNE.

Dopo che la legge detta “Collegato lavoro” ha posto in essere l’attentato permanente ai diritti dei lavoratori, il governo, in conto proprio e per conto di Confindustria, ha messo sotto tiro il diritto di sciopero.
A differenza di altri paesi europei, le procedure di sciopero nei servizi pubblici in Italia sono già macchinose e lunghe, per rendere meno efficace lo strumento e indebolire il potere di contrattazione dei lavoratori e delle lavoratrici italiane.
La legge n. 146/90, infatti, stabilisce già oggi che, per poter effettuare la prima azione di sciopero, tra procedure di raffreddamento e di conciliazione e proclamazione, occorre che passi almeno un mese. In pratica se il padrone licenziasse un lavoratore dei trasporti, la risposta di solidarietà e di lotta per lui potrebbe scattare solo dopo un mese ...
Ma al peggio non c'è limite. Così, ecco che il 27 febbraio 2009 il Consiglio dei ministri approva un disegno di legge delega in materia di sciopero nei trasporti, che continua il suo cammino senza che nessuno lo fermi o si opponga.
Il disegno di legge stabilisce il requisito minimo di rappresentatività del 50% per poter proclamare uno sciopero. Il sindacato che non lo possiede, ma raggiunge una soglia di rapresentatività superiore al 20% può proclamare sciopero solo se prima indice un referendum e ottiene il consenso di almeno il 30% dei lavoratori interessati. Una volta raggiunto il quorum, lo sciopero dovrà rispettare le procedure previste dalla legge n. 146/90.
Il sindacato che ha meno del 20% di rappresentatività non potrà né indire il referendum né proclamare lo sciopero. Dietro la cortina fumogena delle dichiarazioni a favore dei diritti degli
utenti dei trasporti, risulta chiaramente che Sacconi (ormai prossimo al “premio Nobel” come ministro contro il lavoro!), il suo governo, i partiti concorrenti del cosiddetto centro-destra attivo per sfiduciarlo e, sotto sotto, anche quelli di centro sinistra vogliono rendere impraticabile ogni forma di sciopero nel settore, malgrado esso sia un diritto individuale e indisponibile, cioè non sottraibile alla disponibilità di ogni singolo lavoratore.
E’ chiaro che non è democratico far dipendere l’esercizio del diritto di sciopero dalla cosiddetta rappresentatività, in genere basata sulla debolezza in cui si trovano oggi i lavoratori e sul clientelismo sfrenato delle “grandi” centrali sindacali a caccia di iscritti cui offrire briciole di diritti.
La democrazia, infatti, consiste nel libero diritto di ogni formazione sindacale di proclamare sciopero e nel libero diritto di ogni lavoratore di aderirvi o non aderirvi. Se si vedono anche alcuni altri aspetti del disegno di legge, non si può non arrivare alla conclusione che l’obiettivo che esso si prefigge consiste nella pratica cancellazione del dirito di sciopero.
Per esempio, l’obbligo di dichiarazione preventiva di adesione allo sciopero, che costringe il lavoratore a dichiarare se ha intenzione di aderire o meno, col rischio di sanzione nel caso non rispetti quanto dichiarato.
E’ chiaro che quest’obbligo mira a scoraggiare il lavoratore dal partecipare agli scioperi, perché, in tempi bui come gli attuali, lo pone nella condizione di esporsi in prima persona, sottoponendolo alle intimidazioni e ai ricatti della gerarchia aziendale. O l’inasprimento delle sanzioni in caso di azioni fuori dalle regole. Sanzioni per migliaia di euro, che rappresentano minacce in stile “terroristico”, perché precipitano tutti nella paura e nell’abbandono di ogni volontà di lotta. O lo sciopero virtuale: un ennesimo colpo di perfida fantasia del ministro, che comporta la prosecuzione dell'attività lavorativa con perdita della retribuzione per il lavoratore e il versamento da parte del datore di lavoro di un contributo a un “fondo con finalità sociali”. Con buona pace di chi pensa che lo sciopero dovrebbe essere uno strumento utile a spostare a favore dei lavoratori i rapporti di forza!
Ma il Sacconi-pensiero ha già manifestato l’intenzione di partire dal settore dei trasporti, per addomesticare tutto il resto del lavoro dipendente, non solo pubblico (già disciplinato dalla legge n. 146/90), ma anche privato. In questa prospettiva, il suo ministero ha già avviato il lavoro di
elaborazione di una disciplina generale anti-sciopero (una specie di “testo unico” della materia), con la finalità di colpire tutti i settori lavorativi e chiudere in una gabbia autoritaria il conflitto sindacale e quello in genere sociale, per esempio sanzionando il blocco del traffico con multe di migliaia di euro sulla testa di ogni manifestante.

sabato 27 novembre 2010

per ogni donna umilata e offesa siamo tutte parte lesa

NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE

per ogni donna umilata e offesa siamo tutte parte lesa

La Comunità in Resistenza di Empoli ribadisce, ancora una volta, il proprio NO ad ogni forma di violenza nei confronti di tutte le donne, violenza che si esprime in ogni forma, fisica, psicologica, istituzionale, economica..
Vogliamo portare i panni sporchi in piazza e sventolare tutto quello che non siamo più disposte a sopportare.
BASTA bollettini di guerra: ogni giorno donne morte ammazzate perchè si ribellano, perchè vogliono decidere loro stesse come, dove e con chi vivere.
Donne che lottano e resistono quotidianamente nel privato, in famiglia, nei luoghi di lavoro, nei Cie.
BASTA strumentalizzazioni della lotta contro la violenza sulle donne, malamente utilizzata solo in certi casi e solo per convenienza e opportunità, guardando altrove in altre occasioni.
BASTA classificazioni di donne di serie A o di serie B, non ci sono donne violentate che meritano più attenzione di altre, a seconda di interessi partitici, economici, di alleanze o convenienze.
BASTA strumentalizzazioni in campagne di caccia allo straniero, intrise di razzismo e xenofobia, dati sulla violenza di genere dicono chiaramente che l'assassino, lo stupratore, il violento, ha le chiavi di casa.
BASTA col ripetere che chi fa violenza è solo una "mela marcia" oppure un malato, uno psichiatrico incosciente colpito da raptus: sappiamo chiaramente che noi donne siamo violentate, ammazzate, offese e minacciate da uomini che sanno perfettamente ciò che fanno, uomini che rappresentano il prodotto di una società ancora radicalmente patriarcale, dove si appoggia la prevaricazione dell'anello forte su quello più debole..
BASTA con giustificazioni e omertà nei confronti di chi agisce, siano essi mariti, amanti, ex, padri, figli, datori di lavoro, poliziotti o istituzioni.
BASTA con le manganellate in piazza mentre manifestiamo cercando di difendere i nostri territori dall´inquinamento, dalla cementificazione, dallo sfruttamento delle risorse comuni..
BASTA coi centri di identificazione ed espulsione che ci rinchiudono mentre tentiamo di rifarci una vita.
BASTA considerarci solo per adempiere a ruoli riproduttivi, a lavori di cura: non siamo solo mamme e badanti!
BASTA usarci come carne da macello per vendere qualsiasi tipo di prodotto, per pubblicizzare e arricchire imprese e attirare più voti nelle campagne elettorali..
BASTA
con gli ostacoli alle nostre libertà di scelta, non sopportiamo più di non poter decidere sui nostri corpi e di essere aggredite da sostenitori di movimenti pro-life.
Ciò che vogliamo è essere tutelate dalla violenza sul piano sociale, istituzionale, morale, culturale: se non siamo libere tutte non è libera nessuna..
NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE
per ogni donna umilata e offesa siamo tutte parte lesa

Comunicato di solidarietà agli studenti

Nel momento d’inarrestabile diffusione della protesta, con centinaia di migliaia di studenti contro la riforma Gelmini in piazza a Firenze come nel resto d’Italia per la difesa diritto allo studio contro la morte dell’università pubblica, si è inserita la provocazione fascista e razzista al Polo Scientifico di Novoli, con l’evidente complicità del rettore che l’ha autorizzata.
Una vera e propria provocazione di governo, in considerazione della presenza di un suo lugubre esponente come il segretario alla presidenza del consiglio Santanchè accompagnata dal vicesindaco PdL di Milano Corato, anch’egli noto per le sue ripetute esternazioni razziste. Già il titolo dato alla “tavola rotonda” “Comunitari ed extracomunitari padroni a casa nostra?”, conteneva chiaramente l’intento provocatorio di matrice xenofoba.
Alla legittima protesta degli studenti lo Stato autoritario ha risposto con cariche violente, la polizia schierata in assetto antisommossa ha manganellato indifferentemente studenti e rappresentanti dell’ANPI.
E’ la stessa intolleranza verso qualsiasi forma di dissenso sociale, sono gli stessi manganelli che vengono usati contro gli operai di Pomigliano come quelli della Eaton di Massa.
La medesima violenza di Stato contro i dannati delle discariche campane, contro i cittadini dell’Aquila come contro precari e migranti costretti a salire sulle gru e sui tetti del bel paese che nel frattempo si sbriciola, sotto i colpi della crisi e della speculazione.
Ma sia chiaro che in questo devastato panorama sociale non saranno queste meschine provocazioni fasciste e nemmeno i manganelli di Stato a fermare le lotte.

La Confederazione Cobas esprime condivisione politica e totale solidarietà agli studenti fiorentini per i fatti accaduti al Polo Scientifico e mette a disposizione il proprio ufficio legale per qualsiasi necessità.

venerdì 26 novembre 2010

Impugnare i contratti precari è possibile

Il Collegato lavoro permette alle aziende di imporre al singolo lavoratore la rinuncia alla propria tutela rappresentata dalle leggi del lavoro e dai contratti collettivi.

Una volta trascorso il periodo di prova, l'azienda può convocare il lavoratore (mai così debole negli ultimi 50 anni) e fargli sottoscrivere una clausola (detta “compromissoria”) di rinuncia a rivolgersi al giudice per far valere le sue ragioni, nel caso in cui sorgessero controversie con l’azienda (praticamente su tutti gli aspetti del rapporto di lavoro, meno che sul licenziamento).

Il collegato permette all’azienda di affidare la soluzione delle eventuali controversie solo a un “collegio arbitrale”, la cui composizione e i cui criteri di esame (svincolati dal contratto collettivo e dalle leggi del lavoro) saranno tali da favorire unicamente gli interessi aziendali.

Per impedire tutto questo occorre che entro il 23 Gennaio 2011 , chiunque sospetti la minima irregolarità nei rapporti di lavoro degli ultimi 3 anni (siano essi a tempo determinato, a collaborazione, a partita Iva, a somministrazione) impugni tali contratti.

Considerate le palesi irregolarità della stragrande maggioranza dei contratti di lavoro "atipici", un confronto con il legale può determinare la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato e un risarcimento per i mesi non lavorati da 2,5 a 12 mensilità.

Presso lo sportello legale COBAS EMPOLI-VALDELSA & ORDA PRECARIA è possibile una consulenza gratuita che ti permetterà di capire e decidere se fare un eventuale ricorso inviando una lettera raccomandata entro il 23\1\2011 a una o più aziende dove hai lavorato negli ultimi 3 anni. Poi, hai 270 giorni di tempo per preparare con il legale la causa.

Non c’è tempo da perdere, hanno introdotto i 60 giorni (con le vacanze di Natale nel mezzo) passati i quali non sarà più possibile impugnare presso il Giudice i tuoi contratti precari e utilizzare la via giudiziaria per ottenere quel posto di lavoro che il blocco delle assunzioni nella Pubblica Amministrazione e i licenziamenti nel privato stanno allontanando

Mercoledì 1 Dicembre presso lo sportello sociale, in via 25 aprile n.1 a Ponte A Elsa (Empoli), dalle ore 21,30 ti sarà possibile valutare gratuitamente tutto questo alla presenza di un

giovedì 25 novembre 2010

La Cgil non vuole lo sciopero generale e utilizza i lavoratori per tornare ai tavoli della concertazione

LA PIAZZA DEL 27 NOVEMBRE? UN MODO COME UN'ALTRO PER EVITARE LO SCIOPEROGENERALE!

Dall’estate, ossia da quando Marchionne impose a Pomigliano il modello di schiavitù salariale, operai\e, lavoratori\trici, precari\e e studenti\sse chiedono lo sciopero generale.
Non un rito ma una necessità che la Cgil ha cercato di occultare per mesi anche quando a chiederlo erano decine di migliaia di metalmeccanici (e non) in piazza il 16 Ottobre. Uno sciopero generale che avrebbe rafforzato la lotta intrapresa dai metalmeccanici . Ma nel frattem... Leggi tutto

Libertà per il popolo Kurdo

I cobas Empoli-Valdelsa aderiscono alla marcia organizzata dalla comunità Kurda in toscana. L'appuntamento è sabato 27 alle 8:30 davanti il comune di empoli.

Libertà per il popolo Kurdo.

La Comunità in Resistenza aderisce alla marcia Empoli-Ponsacco organizzata dalla comunità Kurda in Toscana. Il popolo Kurdo lotta da molti anni per la propria indipendenza e per poter sognare un futuro dignitoso e di pace. Negli ultimi tempi la repressioni nei confronti di questo popolo e delle sue forme pacifiche di lotta politica è aumentata, con la ripresa delle operazioni militari e con arresti di massa nei confronti della popolazione civile. Per fare un esempio ricordiamo il processo che in questi giorni in Turchia vede come imputati decine di sindaci ed amministratori delle regioni curde del paese, in carcere da più di un anno e mezzo. Esprimiamo la nostra vicinanza ai fratelli e alle sorelle del Kurdistan che lottano per la pace e la libertà.

La marcia per il riconoscimento del diritto alla dignità e alla pace del popolo Kurdo partirà sabato 27 novembre alle ore 8:30 ad Empoli, di fronte al Comune.

Libertà per i fratelli e le sorelle del Kurdistan!

Comunità in Resistenza


RINVIATO LO SFRATTO

Comunicato stampa 24 Novembre 2010

Oggi pomeriggio il "Picchetto sicurezza" organizzato dallo sportello sociale di Empoli è riuscito ad ottenere la proroga dello sfratto fino al 12 Gennaio 2010. Un rinvio giusto, che darà il tempo alla famiglia di trovare una nuova abitazione, ottenuto ancora una volta grazie alla mobilitazione e alla solidarietà attiva. Il fabbro avrà modo di operare il cambio della serratura soltanto quando la famiglia sarà entrata in un'altra casa.
Ringraziamo tutti quelli che hanno partecipato e chi si è adoperato per la ricerca di una soluzione non violenta al problema dello sfratto. Ringraziamo anche la proprietaria che comprendendo la situazione e la buona volontà della famiglia in difficoltà non si è opposta al rinvio.
Uniche grandi assenti, in tutta la vicenda, continuano ad essere l'amministrazione comunale ed una politica abitativa a Montelupo.

COBAS Empoli-valdelsa
ORDA PRECARIA
Comunità in Resistenza

martedì 23 novembre 2010

UNITI CONTRO GLI SFRATTI

Come avviene per la CACCIA o per i SALDI, si è riaperta anche la stagione sfratti, l'unica differenza è che questa sembra non chiudere mai

Comunicato stampa, 23 Novembre 2010
UNITI CONTRO GLI SFRATTI!
Annunciamo per domani Mercoledì 24 Novembre un "Picchetto Sicurezza" per stare al fianco di una famiglia che a Montelupo rischia lo sfratto. Si tratta della famiglia di Mbarek B. composta da padre madre e due figli piccoli, uno di due anni e l'altro di tre mesi. Convochiamo tutti e tutte, uniti contro gli sfratti e per il diritto alla casa, a Montelupo nel centrale Corso Garibaldi n. 23, con l'obiettivo di rinviare lo sfratto per il tempo necessario a trovare una nuova abitazione e permettere il passaggio da casa a casa evitando inutili traumi.
La famiglia, perfettamente inserita nel tessuto sociale cittadino, da dieci anni vive a Montelupo e Mbarek è anche volontario in alcune associazioni della città, ma si trova oggi come migliaia di altre famiglie italiane a dover fare i conti con una crisi senza precedenti.

La storia è sempre la stessa, si ripete. C'è la crisi. Famiglie che perdono il lavoro, non riescono a trovarne un altro e cominciano ad accumulare affitti non pagati. Automatica arriva la richiesta di sfratto.
C'è la crisi. Però questa crisi, causata da coloro che in maniera spregiudicata hanno giocato, facendo superprofitti, con la finanza, lascia intatte le ricchezze e si accanisce contro chi da sempre riesce a malapena a soddisfare bisogni essenziali come la casa.

Molte sono le case sfitte anche nel nostro territorio. Poi pensi: aumentano gli sfratti per morosità e i proprietari preferiscono tenere le case vuote piuttosto che proporre canoni d'affitto da tempo di crisi? C'è qualcosa che non va.
C'è la crisi. E chi nella giunta del sindaco Mori si dovrebbe occupare di questi problemi? Forse l'assessorato alla casa ci viene da pensare, insieme ai servizi sociali. Invece agli incontri con le istituzioni capita che ci sentiamo dire "ho visto un cartello affittasi in Empoli". Questa è la politica abitativa del comune, lo denunciamo da tempo, delegare ai privati una questione sociale così importante come quella abitativa, strettamente legata al diritto ad una vita dignitosa.
I privati fanno ovviamente quello che vogliono, ma se succede che una famiglia oltre a subire la crisi, subire uno sfratto, si trova anche di fronte all'impossibilità di trovare qualcuno che gli affitti una casa? Magari perché non si affitta a stranieri?
Veramente, qualcosa non va!

Mbarek e la sua famiglia purtroppo rientrano nella statistica di chi a un certo punto, dopo otto anni di canone pagato regolarmente, non ha più potuto permettersi l'affitto.
Ma Mbarek, come tutti gli altri, non è un dato statistico. È una persona con la sua storia e la sua vita, i suoi sogni, i suoi diritti.

Il comune dice che "se la famiglia trova una casa" stanzierà un certo budget per il contratto, bene la famiglia la sta cercando disperatamente una casa nel mercato privato, ma siccome il budget è limitato, non possiamo permettere una permanenza in una struttura a 60 euro al giorno. Su questo conveniamo tutti, comune compreso: in pochi giorni se ne andrebbero tutti i fondi a disposizione e addio nuovo contratto. Per questo chiediamo a proprietà e ufficiale giudiziario di capire la situazione e prorogare i termini dello sfratto del tempo necessario. Per questo invitiamo il comune ancora una volta a mettere in campo delle politiche sociali adeguate al tempo della crisi.
Domani saremo tutte e tutti a Montelupo per rinviare questo ennesimo sfratto!

UNITI CONTRO LA CRISI, UNITI CONTRO GLI SFRATTI!

COBAS Empoli-valdelsa
ORDA PRECARIA
COMUNITA' IN RESISTENZA

sabato 20 novembre 2010

Enzino, un compagno con un grande cuore

L'appuntamento per dare il nostro saluto ad Enzo è per oggi, sabato in piazza farinata degli uberti (dei leoni) alle ore 14.30.

giovedì 18 novembre 2010

Ci ha lasciato il compagno Enzo Bargellini


Ciao Enzino, compagno di tante battaglie.

lunedì 15 novembre 2010

Manifestazione nazionale 20 novembre a L’Aquila


Sono passati quasi due anni dal terremoto e qui a L’ Aquila va sempre peggio, per questo abbiamo deciso di tornare ancora una volta in piazza. Lo faremo il 20 novembre, invitando i movimenti a partecipare e a farsi carico di una situazione drammatica. Sulla nostra pelle si è fatto e si sta facendo di tutto, la nostra città sta morendo, tra il disinteresse generale: vi invitiamo a stare un giorno con noi, per capire, per lottare.

Oggi L’Aquila è una città fantasma, svuotata, senza più abitanti, dove si sopravvive senza diritti, senza lavoro, senza casa, con una crisi economica e sociale che colpisce sempre più persone. Ma la crisi di questa città è la crisi di un intero sistema e quanto viviamo noi è un modello che rischia di riproporsi, in dimensioni e modalità ancora più drammatiche. Manifestare a L’Aquila non significa solo essere a fianco di circa centomila persone. Significa soprattutto capire che le catastrofi oggi rappresentano sia la nuova frontiera dell’arricchimento, sia la forma di governabilità, il modello con il quale imporre l’ordine attraverso lo stato di emergenza.

Il terremoto ha rappresentato il varco oltre il quale ciò che prima non era politicamente conveniente è diventato condivisibile, “necessario”. Si sta distruggendo un territorio e si sta riducendo una città ad un’unica strada, ad un centro commerciale, ad una serie di dormitori, ad una miriade di baracche. Contemporaneamente ci vengono rubati i diritti: prima del terremoto nessun@ avrebbe accettato la limitazione delle proprie scelte, persino nell’agire quotidiano, nessun@ avrebbe accettato di essere trattato non più come un cittadino ma come un mendicante costretto a ringraziare. Nessun@ avrebbe accettato di essere licenziato dall’oggi al domani, di perdere la propria attività lavorativa, di vivere tra transenne, cancelli, colonne di mezzi militari e divise di ogni genere. Nessun@ avrebbe tollerato che i morti, i crolli, le difficoltà, la miseria, diventassero oggetto di speculazione per le grandi imprese o di propaganda per i politicanti. Questo è il vero volto del “miracolo” aquilano: un disastro! Si sono serviti di operazioni ciniche e violente: la militarizzazione del territorio, i sistemi di controllo, i campi, la sovraesposizione del G8, la Protezione Civile, i commissariamenti, le menzogne, il buonismo, la creazione di falsi nemici e di falsi miti. Vogliono produrre una società priva di ogni capacità critica, decisionale, resistenziale, frantumata in tante microscopiche nicchie; una società che rinunci alla propria dignità in cambio di quattro baracche con il televisore al plasma. E vogliono un territorio ridotto a merce.

E’ quanto sta accadendo qui, in quella che era una tranquilla cittadina di provincia, è quanto potrebbe accadere ovunque!

Epicentro Solidale

E' in gioco Il nostro diritto alla salute fisica e mentale

Il nostro diritto alla salute fisica e mentale,
la nostra dignità e il nostro legittimo orgoglio:
è su questo che dobbiamo resistere all’attacco dei padroni

È decisamente grave il cambiamento in peggio che dal 2 novembre ha subìto, soprattutto nel lavoro in linea, la condizione operaia in Magna, dopo che l’azienda e Fim-Fiom-Uilm (viva l’unità sindacale!) si sono accordate per il taglio di 5 minuti della pausa mensa e per la prosecuzione della produzione nei 5 minuti di fine turno.
40 ore di lavoro in linea in più all’anno e questo in piena cassa integrazione: tutto gratis, naturalmente, e senza nemmeno dirci “grazie!”.

La mensa è diventata un’autentica corsa contro il tempo: devi usare i servizi igienici, rifornirti del cibo, consumarlo, prendere un caffè, fumare una sigaretta, riposizionarti alla catena: il tutto in 30 minuti!
Quanto alla fine turno, l’accordo ci costringe a uscire di fabbrica, magari correndo (alé!), 5 minuti più tardi rispetto a prima del 2 novembre.

Altro che gastriti, coliti e mal di testa, che -come si sa- sono malesseri spesso provocati da cause nervose, da stress mentale, dall’ansia e dall’intensità dei ritmi con cui si è costretti ad agire: un peggioramento, insomma, della condizione che subiamo in 7 ore di produzione ripetitivamente asfissiante!
A essere colpito non è solo il nostro corpo o la nostra mente, è anche la nostra dignità, il nostro legittimo orgoglio.

Tra l’altro, con risultati che, per quanto riguarda la fine turno, non pare che siano granché, dato che al momento del cambio la produzione inizia praticamente con 5 minuti di ritardo rispetto a prima.
Ma tant’è: per il padrone ciò che conta è assoggettarci al suo comando, farci subire di tutto di più, farci abbassare la testa.

In questa situazione, che si presenta come il lasciapassare verso altre decisioni aziendali e altri accordi sindacali per ulteriori riduzioni delle pause o per riorganizzazioni produttive o per misure di flessibilizzazione dell’orario, noi diciamo con forza che:
- non ci stiamo;
- diffidiamo chiunque dal fare nuovi accordi peggiorativi della nostra condizione;
- non ci faremo ingannare dalla falsa democrazia del voto imposto sotto la minaccia del trasferimento della produzione in Polonia, com’è successo a maggio, quando -tra l’altro- a votare per il SÌ furono soprattutto lavoratori non di linea, in particolare impiegati;
- troveremo la forza e l’unità per intraprendere scioperi leggeri per noi e pesanti per la produzione, per impedire che si continui a fare il tiro al bersaglio sulla nostra pelle e per rimettere tutto in discussione, anche l’accordo che ora stiamo subendo.

COBAS MAGNA - GUASTICCE - COLLESALVETTI (LI)
COBAS LAVORO PRIVATO
(comparto metalmeccanici)

I lavoratori devono essere retribuiti anche per il tempo necessario ad indossare la divisa di lavoro

 I lavoratori devono essere retribuiti anche per il tempo necessario ad
indossare la divisa di lavoro
Cassazione Sezione Lavoro n. 19358 del 10 settembre 2010, Pres.
Roselli, Rel. Di Nubila

Lavoro subordinato - retribuzione - orario di lavoro effettivo

La Suprema Corte con la suddetta sentenza ha richiamando la sua
sentenza n. 19279 del 2006 secondo cui "Ai fini di valutare se il tempo occorrente per indossare la divisa aziendale debba essere retribuito o meno,occorre far riferimento alla disciplina contrattuale specifica: in particolare, ove sia data facoltà al lavoratore di scegliere il tempo e il luogo ove indossare la divisa stessa (anche presso la propria abitazione, prima di recarsi al lavoro) la relativa attività fa parte degli atti di diligenza preparatoria allo svolgimento dell'attività lavorativa, e come tale non deve essere retribuita, mentre se tale operazione è diretta dal datore di lavoro, che ne disciplina il tempo ed il luogo di esecuzione,rientra nel lavoro effettivo e di conseguenza il tempo ad essa necessario deve essere retribuito."

La Corte ha anche richiamato la sua sentenza n. 15492/2009 secondo cui: "L'art. 5 del contratto collettivo nazionale per il lavoratori delle industrie meccaniche private in data 8 giugno 1999 e del contratto collettivo nazionale delle aziende meccaniche pubbliche aderenti all'Intersind, nella parte in cui prevede che "sono considerate ore di lavoro quelle di effettiva prestazione", deve essere interpretato nel senso che siano da ricomprendere nelle ore di lavoro effettivo, come tali da retribuire, anche le attività preparatorie o successive allo svolgimento dell'attività lavorativa, purché etero dirette dal datore di lavoro, fra le quali deve ricomprendersi anche il tempo necessario ad indossare la divisa aziendale, qualora il datore di lavoro ne disciplini il tempo ed il luogo di esecuzione. Né può ritenersi incompatibile con tale interpretazione la disposizione contenuta nell'art. 5 citato secondo la quale "le ore di lavoro sono contate con l'orologio dello stabilimento o reparto", posto che tale clausola non ha una funzione prescrittiva, ma ha natura meramente ordinaria e regolativa, ed è destinata a cedere a fronte dell'eventuale ricomprensione nell'orario di lavoro di operazioni preparatorie e/o integrative della prestazione lavorativa che siano, rispettivamente, anteriori o posteriori alla timbratura dell'orologio marcatempo".

La giurisprudenza sopra citata - ha osservato la Corte - conferma che nel rapporto di lavoro deve distinguersi una fase finale, che soddisfa direttamente l'interesse del datore di lavoro, ed una fase preparatoria, relativa a prestazioni od attività accessorie e strumentali, da eseguire nell'ambito della disciplina d'impresa (art. 2104 secondo comma Codice Civile) ed autonomamente esigibili dal datore di lavoro, il quale ad esempio può rifiutare la prestazione finale in difetto di quella preparatoria. Di conseguenza al tempo impiegato dal lavoratore per indossare gli abiti da lavoro (tempo estraneo a quello destinato alla prestazione lavorativa finale) deve corrispondere una retribuzione aggiuntiva.

Divieto di sottoporre i lavoratore a due procedure disciplinari per lo stesso fatto
Cassazione Sezione Lavoro n. 21760 del 22 ottobre 2010

Lavoro subordinato - procedimento disciplinare - divieto di reitazione della procedura per lo stesso fatto

Il datore di lavoro, una volta esercitato validamente il potere disciplinare nei confronti del prestatore di lavoro in relazione a determinati fatti costituenti infrazioni disciplinari, non può esercitare una seconda volta, per gli stessi fatti, il detto potere, ormai consumato. Gli è consentito soltanto di tener conto delle sanzioni eventualmente applicate, entro il biennio, ai fini della recidiva, nonché dei fatti non tempestivamente contestati o contestati ma non sanzionati - ove siano stati unificati con quelli ritualmente contestati - ai fini della globale valutazione, anche sotto il profilo psicologico, del comportamento del lavoratore e della gravità degli specifici episodi addebitati.

giovedì 11 novembre 2010

SIAMO TUTT@ SULLA GRU!

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza ai migranti che da più di dieci giorni sono saliti sulla gru di Brescia per vedere riconosciuti la propria dignità e i propri diritti, e per denunciare la truffa che il governo e il ministero degli interni stanno attuando nei confronti di migliaia di cittadini migranti dell'intero Paese.
Intanto spieghiamo cosa è successo e cosa stanno denunciando queste persone: la questione, se non banale, è tanto semplice che perfino Minzolini riuscirebbe a dirlo, se solo lo volesse.
Nel settembre 2009 a Brescia come in tutta Italia migliaia di immigrati hanno fatto domanda di regolarizzazione attraverso la sanatoria colf e badanti, la prima e la sola che il governo abbia aperto da tantissimo tempo. Oggi, dopo più di un anno, delle 11.300 richieste di permesso di soggiorno presentate a Brescia oltre mille sono state respinte dalla questura, e altre 4 mila rischiano di fare la stessa fine.
Questo soprattutto perché molte fra le persone che hanno fatto la domanda di sanatoria, negli anni precedenti, pur non avendo commesso alcun reato, avevano subito una denuncia per clandestinità in seguito ad un normale controllo di polizia dal quale erano risultati privi di permesso di soggiorno.
Al momento della presentazione delle domande il ministero degli interni aveva comunicato che tale condanna non impediva di regolarizzarsi, e questo è logico visto che ovviamente si regolarizza chi è in uno stato di irregolarità. Ma poi, mesi dopo (marzo 2010), lo stesso ministero attraverso una direttiva del capo della polizia Manganelli ha ordinato a questure e prefetture di respingere le domande di chi aveva condanne anche solo per clandestinità.
Dunque la sanatoria serve per regolarizzare gli irregolari che ne hanno diritto, ma gli stessi se erano stati trovati precedentemente in condizione di irregolarità, non possono essere regolarizzati! Benvenuti in Italia 2010!
Oltre al danno qui si deve registrare anche il furto, presentare la domanda infatti è stato per i (200 mila) richiedenti molto costoso, almeno 500 euro ciascuno, con un introito per le casse dello stato di circa 100 milioni di euro. Il cambio delle regole è avvenuto a domande già presentate, quindi è evidente la truffa fatta dal governo ai danni delle categorie più deboli e non garantite, gli irregolari.
Come sempre autoritari con i deboli e anche un po’ cialtroni.
Il vice sindaco di Brescia più o meno ha detto così: lasciateli senza cibo alla fine vedrete che scenderanno. Disprezzo per le persone, per le loro vite per il loro dolore concreto e reale. Forse perché si pensa che il loro grado di appartenenza alla specie umana sia non adeguato, non consono, non sufficiente. Vite a perdere. Finché i migranti si utilizzano come forza lavoro, magari in nero, è conveniente. Poi quando chiedono il riconoscimento dei loro diritti diventano dei soggetti pericolosi da allontanare.
I sei migranti di Brescia chiedono di incontrare il ministro Maroni, chiedono che uno spazio del diritto si apra per loro. Che il ministro vada li, ascolti, si renda conto dei problemi, li risolva, per quanto è nelle sue mani. Chiedono troppo?
Noi chiediamo che le istituzioni e i poteri della Repubblica facciano il loro dovere e funzionino per risolvere i problemi secondo lo spirito della Costituzione invece di ridurre una vicenda come questa a un problema di ordine pubblico e mandare la polizia a sgombrare i presidi di solidarietà. Ci uniamo inoltre a chi chiede l'immediata rimozione del vicequestore di Brescia Emanuele Ricifari, responsabile delle cariche contro persone inermi e pacifiche (su youtube si può vederlo mentre ordina cariche contro persone assolutamente innocue).
Sabato 13 Novembre invitiamo a partecipare alla manifestazione che si terrà a Bologna dalle ore 14.30 in Piazza XX Settembre, contro il razzismo, per i diritti dei migranti, per i diritti di tutti noi.

Comunità in Resistenza, Empoli


Video in cui il vicequestore Emanuele Ricifari ordina le cariche: clicca qui

Solidarietà ai lavoratori licenziati dalla CGIL

Roma (Sede della Cgil) – Presidio di protesta

Giovedi’ 11 novembre 2010 a partire dalle ore 10.00, davanti alla sede della Cgil nazionale (C.so d’Italia) si è svolto un presidio di protesta e una conferenza stampa promossa dal comitato dei precari e dei licenziati dalla Cgil.
Tutti gli organi di informazione che hanno a cuore la dignita’ del lavoro e la tutela dei diritti, sono stati invitati a partecipare.
Sono trascorsi oltre 5 mesi da quando il 16° congresso della Cgil ha approvato l’ordine del giorno che avrebbe dovuto ridare speranza e dignita’ ai lavoratori e alle lavoratrici licenziati dalla Cgil.

”Purtroppo, nonostante gli impegni formalmente assunti dalla segreteria nazionale nella persona del responsabile di organizzazione Enrico Panini, ad oggi, nulla di concreto si e’ realizzato. L’elezione del nuovo segretario generale della Cgil Susanna Camusso, ci induce
a promuovere UN PRESIDIO DI PROTESTA che faccia il punto della situazione e nel contempo induca il nuovo segretario generale a dare concreta attuazione a quanto a suo tempo deciso in sede congressuale”.

(dal Comunicato stampa comitato dei precari e dei licenziati dalla Cgil)

Firenze, 15 novembre. convegno 'per lo sviluppo di una mobilita’ pubblica e sostenibile'

Lunedì 15 novembre – Firenze, Palazzo Dei Congressi Piazza Adua - Ore 11,00

Firenze – mercoledì, 10 novembre 2010 L’Unione Sindacale di Base Lavoro Privato ed i Cobas del lavoro Privato organizzano il convegno “Per lo sviluppo di una mobilità sostenibile”, che si terrà al palazzo dei Congressi di Firenze lunedì 15 novembre, a partire dalle ore 11.00.

Al centro del dibattito, l’urgenza di politiche mirate allo sviluppo del trasporto pubblico che siano in grado di fornire una reale risposta a tre priorità: la riduzione di scorte petrolifere; l’aumento dell’inquinamento ambientale; un forte impulso all’occupazione.

Sin dai primi anni Novanta il nostro paese è andato invece verso la progressiva riduzione degli investimenti destinati al trasporto pubblico. L’ultima manovra estiva e la finanziaria in discussione al Parlamento apportano ulteriori drastici tagli, con pesanti ricadute sui livelli occupazionali e la qualità dei servizi, contro i quali USB e Cobas Lavoro Privato hanno proclamato lo sciopero nazionale del trasporto pubblico locale il prossimo 10 dicembre.

Intervengono:

Maurizio Da Re - Ambientalista

Ignazio De Rosa – USB Attività Marittime

Gianfranco De Benedictis - USB Lavoro Privato, Trasporto Pubblico locale

Paolo Maras - USB Trasporto Aereo

Alessandro Nannini - Cobas del Lavoro Privato, Trasporto Pubblico locale

Mirco Rossi - Divulgatore scientifico ASPO

Roberto Testa - RLS Attività Ferroviarie

Cobas Lavoro Privato - Unione Sindacale di Base Lavoro Privato

martedì 9 novembre 2010

TENIAMO APERTO IL MUSEO DI VIA TASSO A ROMA

VOGLIONO CHIUDERE " VIA TASSO"

IL MUSEO STORICO DELLA LIBERAZIONE IN ROMA PRESSO VIA TASSO STA DEFINITIVAMENTE CHIUDENDO. IERI 7 NOV. 2010 E' STATO UFFICIALIZZATO DAL PRESIDENTE DEL MUSEO MEDESIMO.
E' UN AFFRONTO ALLA CITTA' DI ROMA, AI SUOI MORTI, A CHI HA RESISTITO A TUTTI COLORO CHE ANCORA SOFFRONO DOPO DECENNI PER LA BARBARIE SUBITA DA FAMIGLIARI.

LA' SONO SCOLPITE CON LE UNGHIE E I MANICI DI CUCCHIAI NELLE PARETI LE ULTIME GRIDA STRAZIANTI DI CHI FU SEVIZIATO E TORTURATO,POI UCCISO .

LA' VI SONO I DOCUMENTI "VIVI", LA' E' LA NOSTRA MEMORIA : PER POCHI MISERI EURO LO STATO E LE AMMINISTRAZIONI LOCALI NON HANNO VLOUTO ACQUISIRE I LOCALI DI UN MUSEO CHE TUTTO IL MONDO CONOSCE E VISITA . UN'ALTRA VERGOGNA ITALIANA!

TENIAMOLO APERTO NOI!

DI SEGUITO LE COORDINATE PER LE SOTTOSCRIZIONI.

E SOLLECITARE CON IL PASSA PAROLA QUESTA AZIONE DI RISPETTO , MEMORIA E DIGNITA'.

IL MUSEO HA UN WEBSITE DOVE CI SONO LE INFORMAZIONI E LO STATO DELL'ARTE.

http://www.viatasso.eu/novita_news.asp?SECTION=novita

inviare un ccp 51520005 Intestato a: Museo storico della Liberazione, via Tasso 145 – 00185 Roma Causale: CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA'

sabato 6 novembre 2010

Siamo tutti sulla gru

Sabato 30 ottobre la Questura, la Prefettura e soprattutto il Comune di Brescia hanno tentato di imporre con la forza militare la fine della lotta dei migranti che vogliono liberarsi dalla clandestinità. Prima hanno vietato una pacifica manifestazione dimigranti e antirazzisti, usando come pretesto la concomitanza con l’adunata degli alpini che in realtà si svolgeva in tutt’altra zona del centro storico. Poi hanno ordinato a polizia e carabinieri di manganellare in via San Faustino gli oltre mille manifestanti che si erano radunati nonostante numerosi reparti delle forze dell’ordine da ore stessero ostacolando o impedendo, soprattutto ai migranti, l’accesso al luogo di ritrovo per il corteo. La violenza di polizia in via San Faustino è costata forti contusioni a numerosi manifestanti, uno dei quali è stato addirittura arrestato. Contemporaneamente, approfittando delle cariche di polizia in corso nel centro storico, il vicesindaco Rolfi ha inviato le ruspe a distruggere le strutture del presidio permanente per i permessi di soggiorno, in quel momento incustodito, nei pressi della Prefettura in via lupi di Toscana. Il presidio era in corso da più di un mese senza che fosse ancora stata data una risposta.
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Lo spot sulla sicurezza

Da un po’ di tempo stiamo assistendo alla messa in onda in televisione di uno spot sulla sicurezza nei luoghi di lavoro patrocinato e creato dal nostro governo.
Con una faccia tosta incredibile ed un’ ipocrisia senza limiti, si esortano i lavoratori a fare maggior attenzione mentre lavorano, in modo da poter tornare a casa sani e salvi perché in questo modo dimostrano di voler bene a se stessi e ai propri cari.

Si dice in questo spot che la “sicurezza sul lavoro la pretende chi si vuole bene” come se i lavoratori fossero gli unici responsabili dei propri infortuni, delle proprie morti e delle malattie professionali, perché non pretendono controlli, applicazioni delle procedure e degli standard di sicurezza. Non una sola parola in questi spot per esortare anche i datori di lavoro “a voler bene ai propri operai” !!!

QUESTO SPOT VA RITIRATO IMMEDIATAMENTE PERCHE’ OFFENDE TUTTE LE VITTIME DEL LAVORO E LE LORO FAMIGLIE !!!

Questo spot non accenna minimamente al fatto che oggi i lavoratori sono sempre più ricattabili e non hanno la possibilità di scegliere: per vivere sono costretti ad accettare un lavoro nero, un lavoro precario o un lavoro a tempo determinato. Impossibile o difficilissimo per chi è in queste condizioni rivendicare l’ applicazione delle leggi sulla salute e sicurezza sul lavoro.

E non basta, perché anche i lavoratori “più fortunati” che hanno un contratto a tempo indeterminato sono costretti ad accettare condizioni di lavoro inaccettabili che vanno dalla esposizione a sostanze tossiche e cancerogene, fino all’ aumento dell’ intensità del lavoro come è successo a Pomigliano.
Togliere o monetizzare le pause è un modo “sicuro” per aumentare gli infortuni e le malattie professionali, in altri termini per uccidere.

Offende le decine di migliaia di vittime dell’ amianto, vittime della vergognosa ingordigia di tanti imprenditori che erano perfettamente a conoscenza della pericolosità di quel minerale eppure hanno taciuto e ora sulla loro coscienza pesa il numero dei morti. Recentemente il Senato della Repubblica ha approvato un progetto di legge che equipara le vittime dell’ amianto sulle navi militari alle “vittime del dovere”, liberando i datori di lavoro (in questo caso gli ammiragli) da ogni responsabilità.

Per ridurre gli incidenti sul lavoro non servono spot, bisogna applicare una normativa che invece questo governo in tutti i modi sta cercando di smantellare.
Questo governo ha depenalizzato e ha ridotto le sanzioni agli imprenditori colpevoli di infortuni o morti per e sul lavoro.
Ha reso più difficili i controlli già difficoltosi per via della carenza paurosa di personale tecnico che non viene incrementato, inoltre il ministro Tremonti ha dichiarato che “la sicurezza sul lavoro è un lusso che non possiamo più permetterci.”

I famigliari delle vittime chiedono rispetto, chiedono che vengano immediatamente sospesi questi vergognosi spot finanziati con i denari pubblici, denari che provengono anche dalle tasche delle vittime del lavoro.

ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO
Paderno Dugnano

Aggiornamento sentenza

Stamane la sentenza d'appello ha riconosciuto le attenuanti,che non erano state concesse in primo grado, e pertanto il reato di resistenza è andato in prescrizione.
Continuiamo a pensare che manifestare contro la guerra non sia reato, così come il subire una
immotivata carica da parte delle forze dell'ordine.
In ogni caso l'importante è che per i 13 imputati è finito un incubo!

Grazie per l'adesione all'appello, che ha raggiunto le duemila firme, ed è stato
portato in aula dagli avvocati difensori.

Il Comitato 13 maggio 1999

lunedì 1 novembre 2010

STORIE DI ORDINARIA INGIUSTIZIA

Il 13 maggio 1999 (Governo D'Alema) il sindacali­smo di base, da solo, chiamava i lavoratori a scioperare per opporsi alla guerra della NATO contro quella che fu la Repubblica Yugoslava.
Una guerra illegale che violava lo Statuto dell'ONU e la Costituzione Italiana, fatta non per le ragioni “umanitarie” sbandierate all'epoca dalla propaganda governativa, e che per la prima volta dal 1945, tragicamente, riportava il con­flitto sul territorio europeo.
Una guerra non ancora conclusa tanto che migliaia di soldati NATO stazionano ancora oggi in Bosnia, in Kosovo, in Croazia, in Macedonia.
Alla fine della manifestazione svoltasi a Firenze, davanti al consolato america­no, la polizia e i carabinieri caricavano violentemente i lavoratori provocando feriti e una scia di disordini.
Immagini video (mostrate anche da “striscia la notizia” e che sono visionabili su youtube.com, ad esempio: http://www.youtube.com/watch?v=oyIC4zsYFeg) do­cumentarono della violenza e della volontà di reprimere chi aveva osato criti­care un’alleanza inedita perché erano insieme, sia pure con ruoli diversi, d'a­lema, fini, casini e berlusconi.
Il 29 gennaio 2008, dopo quasi 10 anni dai fatti, il tribunale di Firen­ze, con una sentenza incredibile, condannava 13 manifestanti addi­rittura a 7 anni per “resistenza pluriaggravata”.
VIETATO PROTESTARE – VIETATO CONTESTARE
una anticipazione delle politiche repressive e di becera criminalizzazione che oggi caratterizzano l'azione delle cricche al potere contro ogni protesta sociale sia degli operai che degli studenti, contro ogni contestazione agli interessi di quei pochi privilegiati che stanno sempre più invischiando il Paese in costose avventure militari con la loro scia di lutti e tragedie.
In questa Italia le varie caste politiche ed economiche rubano e deva­stano, violano la Costituzione e il diritto internazionale, sfruttano e schiavizzano, cancellano diritti primari come sanità e istruzione e tut­to in una completa impunità, i 13 lavoratori condannati a 7 anni per aver manifestato contro la guerra, si troveranno il 5 novembre 2010 nuovamente in tribunale dove è fissata l'udienza di secondo grado che dovrà esaminare il ricorso presentato dalla difesa degli imputati.
DIRE BASTA è TROPPO POCO !!!
La Confederazione cobas di Firenze e usi Firenze esprimono la propria solidarietà ai lavoratori CONDANNATI, denunciano una repressione che schiaccia ogni spazio democratico e invita i lavoratori a partecipare alle iniziative di solidarietà che si svolgeranno in città.
Firenze 31/10/2010 Confederazione Cobas Firenze/ Usi Firenze

domenica 31 ottobre 2010

Solidarietà a Damiano Piccione

I COBAS Empoli-Valdelsa esprimono la loro solidarietà a Damiano Piccione, operaio trentenne di Torino, partecipe delle molteplici battaglie che si svolgono nel territorio piemontese, licenziato dalla ditta Itinera/Gruppo Gavio per aver partecipato alla contestazione del segretario Cisl Bonanni.

Damiano nel 2009 si era fatto alcuni mesi di galera per le proteste contro la Gelmini e il " G8 istruzione"; in Piemonte è un punto di riferimento per la battaglia antinucleare e per quella NO Tav.

Una storia emblematica degli odierni rapporti tra padronato e un certo sindacalismo e che non si può far passare sotto silenzio.

La vicenda raccontata da Damiano stesso.

martedì 26 ottobre 2010

I 30 Denari di Giuda

I sindacati concertativi sono in crisi di consensi, e questo si sapeva già da tempo.
Quello che tanti non sanno invece è che a fronte di questa crisi di seguito tra i lavoratori non corrisponde una crisi economica di queste organizzazioni, che grazie a vari stratagemmi riescono a garantire che le loro casse siano sempre piene. Fondi pensione, fondi di assistenza sanitaria, enti bilaterali vari, e le cosiddette "quote associative straordinarie a fronte delle negoziazioni svolte".
Come funzionano? Non hai la tessera di uno dei sindacati che ha firmato il contratto che si applica nel tuo luogo di lavoro? Non importa, devi ringraziarli ugualmente per il lavoro che hanno svolto pagando una cifra di qualche decina di euro che verrà trattenuta nella tua busta paga e poi versata dalle aziende ai sindacati. Non è rilevante se magari non hai la tessera proprio perché ti sei stufato degli accordi al ribasso che queste organizzazioni fanno, se non dici esplicitamente di no pagherai la quota secondo il principio del silenzio-assenso tanto caro alla triade che al tempo lo inventò per far rifluire i Tfr dei lavoratori nei fondi pensione.
Con la busta paga di Novembre verrà consegnato il modulo con cui si richiede ai lavoratori metalmeccanici il pagamento del "contributo sindacale straordinario". Per evitare che venga scalato dallo stipendio di dicembre occorre rimandarlo indietro. Questo contributo, stabilito a seguito dell'Accordo 15 ottobre 2009 e del successivo Protocollo d'intesa 25 febbraio 2010, siglati da Fim-Cisl, Uilm e Federmeccanica, consiste in 30 Euro che vengono richiesti ai lavoratori non iscritti ai sindacati a titolo di "quota associativa straordinaria a fronte dell'attività di negoziazione svolta". Ad operare la «trattenuta» devono essere le aziende,e girarla poi ai sindacati firmatari - che «ai propri iscritti non deve essere trattenuto nulla».I Cobas, che non hanno firmato quell'accordo invitano i lavoratori a non dare soldi a chi cancella il contratto nazionale. Un piccolo calcolo dà la misura del gettito complessivo di questa «tassa»: i metalmeccanici, secondo Federmeccanica (l'associazione delle imprese del settore) sono circa un milione e 600mila; togliendo le imprese artigiane, saranno intorno ai 1,4 milioni. Il 70% non è iscritto a nessun sindacato, quindi i 30 euro vanno moltiplicati per all'incirca un milione di persone: 30 milioni, dunque, da spartire pro rata tra Cisl e Uil (con qualche briciola al Fismic e all'Ugl). Non proprio spiccioli, insomma.
E' proprio vero che trattare costa fatica, e si sa quanto Fim e Uilm abbiano dovuto combattere con la Federmeccanica per strappare quel bidone di contratto. Poi dicono che due uova strapazzate sono una forma di violenza criminale.

venerdì 22 ottobre 2010

PESTAGGIO dei PASTORI a CAGLIARI

Questa è la polizia democratica Cagliaritana.

Manganellate sui manifestanti e lacrimogeni ad altezza d'uomo (e di bambini, presenti) con un manifestante colpito che rischia di perdere un occhio.
E violenti sarebbero i pastori? Cosa dovevano fare, farsi pestare senza reagire?
E poi le solite voci della Questura parlano di... infiltrati... ma quali infiltrati!!!!
Non si riesce a cogliere quale sia il livello di disperazione che ormai attanaglia ampi settori della Sardegna e dell'Italia.
Unica risposta, REPRESSIONE!!!
VERGOGNA!!!!
Solidarietà ai pastori Sardi in lotta e dimissioni dei funzionari di polizia responsabili di quanto accaduto.
SIAMO TUTTI PASTORI!!!
Nicola Giua - COBAS Sardegna

PS: il vicequestore Gargiulo che comandava ieri la piazza è lo stesso che aveva fatto pestare me ed altri due COBAS 17 anni fa nello sgombero del Provveditorato agli Studi di Cagliari occupato.

http://www.youtube.com/watch?v=R_ALtDIINUU&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=U8zu96pl39M

sabato 9 ottobre 2010

15 OTTOBRE SCIOPERO IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA, BENE COMUNE

Precari scuola

DOCENTI ED ATA MANIFESTERANNO IN 12 CITTA’ CON STUDENTI, GENITORI E LAVORATORI DI ALTRE CATEGORIE CONTRO LA SCUOLA-MISERIA

Tremonti-Gelmini vogliono portare a termine il massacro della scuola con l’eliminazione di 140 mila posti di lavoro in tre anni e l’espulsione in massa di quei precari che per anni hanno sostenuto un’istituzione impoverita da tutti i governi degli ultimi venti anni. Contro la scuola-miseria che si prospetta, i COBAS hanno indetto lo sciopero nazionale della scuola per il 15 ottobre per esigere la cancellazione dei tagli di orario, materie, organici e posti di lavoro, l’assunzione stabile dei precari, investimenti nell’istruzione ai livelli medi europei, il recupero integrale degli scatti di anzianità e dei contratti, la restituzione del diritto di assemblea. Allo sciopero parteciperanno anche CUB e USB. Il 15 manifesteranno con noi quelle strutture dei precari, degli studenti e dei genitori che si oppongono al governo della scuola-miseria ma che non fanno sconti a quei partiti del centrosinistra che, quando furono al governo in posizione dominante, contribuirono anch’essi all’immiserimento della scuola: e anche lavoratori di altre categorie hanno convocato degli scioperi di settore per poter essere con noi.

Per la Toscana l'appuntamento è a PISA (P.XX Settembre ore 10).

lunedì 4 ottobre 2010

le uova e i maggiordomi

Nel 2009 Cisl, Uil, Ugl e Confindustria hanno fatto un accordo interconfederale per contro-riformare il contrato nazionale di lavoro, cancellandone quelle poche parti che ancora avevano resistito alla furia deregolamentatrice del padronato. Obiettivo: trasformare il rapporto di lavoro in un rapporto di schiavitù.
Ne sono seguiti circa quaranta rinnovi di contratti nazionali di categoria, tutti improntati a quell’accordo, firmati anche dai sindacati di settore che fanno capo alla Cgil, la quale aveva pure negato la propria firma a quello stesso accordo.
Finché Fim/Cisl, Uilm/Uil e Federmeccanica (l’associazione degli industriali metalmeccanici) nell’ottobre 2009 hanno firmato per il triennio 2010-2012 un CCNL dello stesso tipo degli altri quaranta e la Fiom/Cgil se ne era tenuta alla larga.
Poi è arrivato il 2010 con il diktat (da vero padrone della ferriera) di Marchionne su Pomigliano, che da quella fabbrica si sta estendendo a tutto il gruppo Fiat, facendo da apripista verso le altre fabbriche metalmeccaniche e tutto il resto del lavoro manifatturiero, e non solo.
E, insieme al diktat, i licenziamenti punitivi negli stabilimenti Fiat di Mirafiori, Termoli e Melfi (questi già annullati dal giudice, la cui sentenza, però, la Fiat si rifiuta di eseguire compiutamente).
Naturalmente, Cisl e Uil sono state ben liete di esprimere consenso a quel diktat, riuscendo perfino a chiamarlo “accordo”, mentre si sono sganasciate dal ridere su quei licenziamenti.
Sono robette di questi giorni la rottamazione del CCNL metalmeccanici in vigore fino al dicembre 2011 (quello firmato da Fim, Fiom e Uilm: evidentemente dal sapore troppo “sovietico” per il palato federmeccanico!), benedetta da Fim e Uilm, e l’intesa tra questi due sindacati e Federmeccanica per derogare sul piano aziendale a quello stesso CCNL firmato da loro nell’ottobre 2009. Dove derogare vuol dire peggiorare, cioè dare carta bianca alle singole aziende di fare quello che vogliono.
Il tutto, dal 2009 al 2010, senza che i dirigenti cislini e uillini abbiano fatto esprimere i lavoratori sulle loro prodezze.
Rossi, presidente della Toscana, e Cosimi, sindaco di Livorno, in questi due anni non hanno neppure pensato a esprimere un parere su tutto questo bendidìo, non una condanna, per carità, ma almeno una qualche presa di distanza da tutto questo assalto alla condizione operaia e alla democrazia sindacale.
Non appena, però, l’1 ottobre gli operai livornesi hanno tirato qualche uovo sulle finestre della Confindustria e della Cisl, allora, “apriti cielo e spalancati terra”: tutti e due a sparare su quegli operai, estremisti, violenti, antidemocratici, nemici dell’unità sindacale, provocatori.
E, insieme ai due amministratori pubblici, a esprimere condanna verso gli operai e solidarietà alla Cisl non hanno tardato a dire la loro anche i dirigenti livornesi della Cgil e della Fiom, anch’essi in precedenza dimentichi di fare almeno qualche critica a Cisl e Uil.
Il giorno precedente se l’erano fatta con le uova alla Cisl gli operai della Same di Treviglio (Bergamo), ma né la Cgil né la Fiom locali avevano condannato quei lavoratori, tant’è vero che per farlo s’era dovuto scomodare da Roma niente meno che il segretario generale della Cgil, Epifani, lo stesso che una settimana prima aveva proclamato la propria intenzione di mettere la firma sotto il famigerato accordo interconfederale del 2009. Meglio tardi che mai!!!
Che la Fiom e la Cgil livornesi siano più epifaniane di Epifani?

(2 ottobre 2010) COBAS METALMECCANICI

mercoledì 29 settembre 2010

15 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA

DOCENTI ED ATA, PRECARI E STABILI, STUDENTI E GENITORI UNITI CONTRO LA SCUOLA-MISERIA

A conclusione di un ventennio in cui governi di centrodestra e centrosinistra hanno fatto a gara nel ridurre l’investimento nell’istruzione pubblica (oggi in Italia è meno del 9% della spesa complessiva mentre la media dei paesi “sviluppati” è del 13.3%), il taglio di 140 mila posti di lavoro in tre anni, con l’espulsione massiccia dei precari, operata da Tremonti-Gelmini, impone definitivamente una scuola-miseria che non garantisce più neanche l’ordinario funzionamento degli istituti e riduce drasticamente gli stipendi già miseri dei docenti ed ATA, con il blocco degli scatti di anzianità e dei contratti. ...LEGGI TUTTO

domenica 19 settembre 2010

Empoli-Noi liberi nel territorio, i leghisti rinchiusi a San Genesio


In 500 per dire no alla lega

18 / 9 / 2010

Hanno avuto bisogno di un ingente dispiegamento di forze per impedire agli antirazzisti di raggiungere la festa regionale della lega nord, nella località di San Genesio. Al corteo hanno partecipato circa 500 persone provenienti dalla zona empolese, da Firenze e Pisa. La popolazione ha dato la sua risposta di ripudio alla lega nord per dire che è indesiderata in questo territorio.

Dopo poche centinaia di metri il corteo è stato bloccato da decine di poliziotti in tenuta antisommossa. Il partito del ministro dell’interno ha bisogno di loro, come proprie milizie private, per impedire alla popolazione di esprimere il proprio dissenso e per poter svolgere una festa che nessuno vuole.

I manifestanti hanno a quel punto rinchiuso simbolicamente Calderoli, il ministro del niente, dentro una rete. E’ stato un modo per ribadire che in Toscana non si deve costruire nessun C.I.E. (Centro di Identificazione ed Espulsione), che l’unico CIE tollerabile da queste parti è quello per identificare ed espellere i leghisti.

Durante il corteo molte persone sono uscite dalle case per aggiungere le loro voci alla manifestazione. Questo corteo è servito per ribadire che le radici di questo territorio non affondano certo in una ricorrenza inventata come quella della battaglia di San Genesio, ma su una tradizione di solidarietà e di incontro con altri popoli e culture.