martedì 30 dicembre 2008

BILANCIO DI UN ANNO

Un anno che si chiude nel peggiore dei modi: infortuni in crescita, fabbriche chiuse, cassa integrazione e licenziamenti per migliaia di lavoratori e lavoratrici. Questa crisi è la conseguenza di 20 anni di sconfitte.

Infortuni sul lavoro. Lo scorso anno si chiuse con la morte di Silvano Malatesti. Quest'anno registriamo il grave infortunio di cui è stato vittima L.D.L., 53 anni di Cerreto Guidi, in gravi condizioni a seguito della caduta da un'impalcatura. La morte sul lavoro non conosce crisi né festività. Nei primi 11 mesi del 2008, secondo dati non ancora ufficiali diffusi dall'Inail, i morti sul lavoro in Toscana sono stati 69 (un morto ogni 38 ore lavorative), un dato maggiore dello scorso anno nonostante la presumibile diminuzione delle ore lavorate. Le copiose lacrime di circostanza (ma solo quando i morti quotidiani superano il numero di cinque) non hanno evidentemente impedito a governo e parti padronali (tra cui lega coop, confcommercio e confindustria) la decisione di posticipare, attraverso il decreto mille proroghe l'entrata in vigore di varie norme relative al testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (dlgs 81/2008).

La crisi nel territorio. La situazione che abbiamo documentato non più di due mesi fa, ha sempre più le caratteristiche di un fiume in piena che travolge tutti i settori produttivi: camperistica. meccanica, calzaturiero, conciario, cornici, tessile-abbigliamento, ceramica.... L'ultima crisi in ordine di tempo è quella che interessa la Irplast con 120 lavoratori collocati in cassa integrazione. Nei primi nove mesi del 2008 l'aumento delle ore di cassa integrazione è stato del 45% (dati Provincia di Firenze). In questa situazione chi subisce i danni maggiori sono i precari e i lavoratori delle aziende più piccole, cioè tutti quei soggetti che non hanno accesso agli ammortizzatori sociali e pagano le crisi con i licenziamenti. L'indebitamento medio delle famiglie nella provincia di Firenze è cresciuto del 42,7% (contribuenti.it). Intanto, c'è chi come il ministro Sacconi, sembra scambiare il Natale per il carnevale e annuncia la proroga della detassazione degli straordinari.

Le responsabilità. Abbiamo iniziato a pagare la crisi nel 1993 quando ai sindacati fu chiesto il sacrificio con i famigerati accordi di luglio che troncavano anni di lotta e di conquiste, mentre l'anno precedente con l'abolizione della scala mobile era stato deciso che a pagare l'inflazione sarebbero stati i lavoratori. Risultato: dal 1985 al 2003, 120 miliardi di euro sono passati dal lavoro al profitto; tra il 2002 e il 2007 un operaio ha perso 2600 euro all'anno di potere d'acquisto, professionisti e imprenditori ne hanno guadagnati 12000. Il pacchetto Treu del 1998 e la successiva legge Biagi sono stati il colpo di grazia. E' stata aperta l'era della precarietà creando l'illusione che con maggiore flessibilità ci sarebbero state più assunzioni, un colpo mortale per il futuro delle giovani generazioni fra ricatti e contratti atipici. In questi mesi però stiamo testando anche le conseguenze più nefaste di questo iniquo scambio: la mancanza di ammortizzatori sociali per un'intera generazione.

I precari abbandonati. Gli ultimi dati provinciali indicano che oltre il 70% delle persone sono assunte con contratti atipici. Un esercito di senza diritti che sta subendo i contraccolpi più immediati della crisi. I primi ad andare a casa sono stati i lavoratori interinali, esterni alle aziende e dipendenti dalle agenzie (Adecco, Manpower...). La maggior parte di loro non potrà aspirare al massimo ad un sussidio di disoccupazione ridotta se lavora da almeno due anni: 30% della paga per massimo 5 mesi. Con il massimo dei giorni lavorati si prende un assegno di circa 1500 euro totali. In questi anni il lavoratore interinale è stato utilizzato selvaggiamente e spesso CGIL-CISL_UIL hanno barattato la presenza di interinali in cambio di un miglior contratto integrativo per i dipendenti. Gli apprendisti, che secondo la legge Biagi possono essere tali fino a 29 anni (!) non hanno diritto alla "disoccupazione" così come i contratti a progetto. Un part-time a tempo determinato (molto utilizzati da Coop e Ipercoop), se ha almeno due anni di contributi prende al massimo il 40% dello stipendio per 6 mesi. Spiccioli, visto che a paga piena ne guadagna fra 600 e 800.

Le risposte necessarie. A questa crisi occorre rispondere con una forte mobilitazione di piazza, per chiedere che a pagare sia finalmente chi in questi anni ha accumulato ricchezze. Occorre lottare per aumentare salari e pensioni, per fermare il razzismo, la precarietà e gli omicidi sul lavoro, per il diritto alla casa, al reddito, alla previdenza, alla scuola e alla sanità pubblica.

Cobas Empoli-Valdelsa.

lunedì 29 dicembre 2008

Guernica-Gaza

27/12, la corrispondenza da Gaza di Vittorio Arrigoni (Vik).
Un messaggio cordiale di fine anno a tg1 tg2 rete 4 canale 5 italia uno, Claudio Pagliara su tutti,
ma anche il tg3:
ANDATE A FARE IN CULO.
Siamo sotto le bombe a Gaza,
e molte sono cadute a poche centinaia di metri da casa mia.
E amici miei,
ci sono rimasti sotto.
Siamo a 160 morti sinora,
una strage senza precedenti.
Terroristi?
Hanno spianato il porto , dinnanzi a casa mia
e raso al suolo le centrali di polizia.
Mi riferiscono che i media italiani tutti in toto danno per buono il comunicato militare israeliano di base terroristiche bombardate.
Cazzate.
Li ho conosciuto, questi ragazzi,
li ho salutati tutti i giorni recandomi al porto per pescare coi pescatori palestinesi, o la sera per recarmi nei caffè del centro.
Diversi li conoscevo per nome. Un nome, una storia, una famiglia.
Sono giovani, diciotto ventanni,
per lo più che se ne fottono di Fatah e Hamas,
che si sono arruolati nella polizia per poter aver assicurato un lavoro in una Gaza che sotto assedio ha l'80 perce tno di popolazione disoccupata.
Aprite le orecchie,
colletti bianchi della disinformazione occidentale.
Queste divise ammazzate oggi (senza contare le decine di civile che si trovavano a passare per caso, molti bambini stavano tornando a casa da scuola)
sono i nostri poliziotti di quartiere.
Se ne stavano tutti i giorni dell'anno a presidiare la stessa piazza,
la stessa strada,
li ho presi in giro solo ieri notte per come erano imbaccuccati per riparsi dal freddo,
dinnanzi a casa mia.
Non hanno mai sparato un colpo verso Israele,
ne mai lo avrebbero fatto, non è nella loro mansione.
Si occupano della sicurezza interna,
e qui al porto siamo ben distanti dai confini israeliani.
Ho una videocamera con me ma sono un pessimo cameraman,
perchè non riesco a riprendere i corpi maciullati e i volti in lacrime.
Non ce la faccio.
Non riesco perchè sto piangendo anche io.
Ambulanze e sirene in ogni dove,
in cielo continuano a sfrecciaree i caccia israeliani con il loro carico di terrore e morte.
Devo correre,
all'ospedale AL Shifa necessitano di sangue.
non sono umani,
credo che non lo siano mai stai.
V.

venerdì 12 dicembre 2008

Milioni di lavoratori in sciopero Centinaia di migliaia in piazza con il sindacalismo di base e gli studenti

Un grande sciopero generale quello di oggi, convocato da Cobas, Cub e SdL e, su una piattaforma radicalmente diversa, dalla Cgil. Milioni di lavoratori e lavoratrici vi hanno partecipato, nonostante per molti/e si trattasse del secondo o addirittura terzo sciopero in meno di due mesi, in un momento di pesanti ristrettezze economiche che opprimono tutti i salariati/e.
Malgrado la fastidiosissima inclemenza del tempo in gran parte d'Italia, centinaia di migliaia di lavoratori/trici sono scesi in piazza nelle 20 manifestazioni (di cui 12 a carattere regionale) organizzate dal sindacalismo di base e conflittuale, insieme a tanti studenti medi e universitari e all'intero popolo della scuola pubblica, protagonista in questi mesi di una grande stagione di lotta in difesa dell'istruzione e dei beni comuni. Di particolare rilievo numerico le manifestazioni di Milano con 50 mila partecipanti, Roma con 40 mila (ma la pioggia martellante che ha imperversato sulla città fin dal primo mattino raddoppia il valore sostanziale della cifra), Torino con 30 mila e Napoli con 15 mila. Cobas, Cub e SdL hanno scioperato e manifestato contro la Finanziaria, i tagli e la privatizzazione di scuola e Università; per chiedere la cancellazione della legge 133 e della 169 (ex-decreto Gelmini); affinchè si usi il denaro pubblico per forti aumenti salariali e pensionistici, per introdurre un reddito minimo garantito a tutti/e coloro che perdono il lavoro o non lo hanno; per investimenti significativi per scuola, sanità e servizi sociali e non per il salvataggio di banche fraudolente, speculatori e industriali; per l'abolizione delle leggi Treu e 30; per la sicurezza nei posti di lavoro; per la difesa del diritto di sciopero e il recupero dei diritti sindacali sequestrati dai sindacati concertativi.
In tutte le manifestazioni abbiamo espresso la totale solidarietà del lavoratori e degli studenti nei confronti della rivolta popolare in atto in Grecia contro il brutale omicidio di Alexis Grigoropoulos e contro il tentativo, analogo a quello del governo italiano, di far pagare la crisi ai settori più disagiati e non a chi l'ha provocata, arricchendosi ulteriormente con essa.

mercoledì 10 dicembre 2008

lunedì 8 dicembre 2008

Dalla Grecia all'Italia con Andreas nel cuore!

Si trattava di una manifestazione studentesca, una manifestazione contro i processi di riforma che in Grecia, come in Italia, come nel resto d'Europa, stanno dismettendo l'università e la ricerca pubbliche. Si trattava di una manifestazione all'interno del quartiere Exarchia, quartiere studentesco e autonomo per eccellenza, l'equivalente del nostro San Lorenzo, a Roma. La polizia ha sparato e ucciso a freddo un giovane di quindici anni, perché forse ci sono tanti Cossiga anche in Grecia e perché forse i Cossiga in Grecia vengono ascoltati con maggiore solerzia. Solo la potenza di massa dell'Onda, in Italia, ha tenuto distante la repressione più assassina, per quanto non sono mancate provocazioni neo-fasciste e manganelli. L'Europa ha paura, ha paura del fatto che gli studenti non sono più disposti a tollerare l'università del Bologna process, che non accettano più di fare una vita di merda, senza futuro e senza garanzie. Gli studenti sono il public enemy e qualcuno ha deciso di fare sul serio, magari per dare un messaggio a tutti gli altri: "si fa così con questi bastardi, o in classe a studiare o per terra a crepare!" Chissà cosa diranno questure e prefetture italiche, è indubbio, infatti, che il clima italiano è cambiato e che qualcuno vuole menare i manganelli con più decisione.
Anche in questo caso rispondiamo che non abbiamo paura e che Andreas è un nostro fratello! Con i suoi occhi nel cuore saremo in piazza il 12 dicembre, non solo per generalizzare lo sciopero, ma anche per chidere GIUSTIZIA!
Uniriot Network

domenica 7 dicembre 2008

Ancora soldi alle scuole private


I vescovi lanciano l'aut aut: i fondi per la scuola privata devono essere ripristinati. Oppure sarà mobilitazione.
Nella legge finanziaria “c’è un emendamento del relatore che ripristina il livello originario, vale a dire 120 milioni di euro. Possono stare tranquilli, dormire su quattro cuscini”. A dirlo è il sottosegretario all'Economia, Giuseppe Vegas, rassicurando i vescovi italiani sul fatto che i fondi per le scuole paritarie “vengono ripristinati”. Il taglio originario era di circa 130 milioni di euro.
Il governo, dunque, risponde immediatamente alle sollecitazioni della Cei sui finanziamenti alle scuole pubbliche non statali. I tagli agli istituti scolastici paritari avrebbero aperto una “crisi”, aveva detto stamani monsignor Bruno Stenco (direttore dell'Ufficio nazionale della Cei per l'educazione, la scuola e l'università), annunciando la mobilitazione per tutto il paese delle federazioni delle scuole cattoliche contro quei tagli che poi il sottosegretario Vegas ha smentito.

sabato 6 dicembre 2008

Thyssen, un anno dopo

Un anno fa, il 6 dicembre, la strage della Thyssen Krupp. Oggi, in migliaia hanno sfilato a Torino per ricordare l'omicidio dei sette operai e per chiedere "Meno profitti e più sicurezza, meno precarietà e più salario" . Hanno ribadito che quell'incidente non è frutto di fatalità ma il risultato di precise scelte strategiche di una delle fabbriche siderurgiche più importanti del mondo.
Nel protocollo d'intesa, siglato il 25 luglio 2007 presso il Ministero dello Sviluppo economico, si leggeva che la chiusura "è resa necessaria dall'esigenza di una complessiva ristrutturazione, che ha come obiettivo, anche attraverso la riduzione dei costi, quello di consentire alla Thyssen di poter competere ed eccellere in Europa e nel mondo".
E' sempre quella maledetta parola che anche oggi, davanti alla crisi, sentiamo ancora uscire dalle parole di confindustria e del padronato: COSTI. Perché per loro la vita di un lavoratore è un costo, che può essere tagliato, rivisto, valutato; semplice merce su cui fare i conti. E questa merce può essere abbandonata, senza sicurezza, in condizioni vergognose, e bruciata.
Produttività e costi hanno sostituito, anche nei sindacati confederali, le parole lavoro e salario, che sono l'immagine vera dello sfruttamento.
Ad Antonio Schiavone, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rocco Marzo, Antonio Santino, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi, in questo lungo anno si sono aggiunti altri nomi: lavoratori "dimenticati" uccisi sul posto di lavoro. All'indomani di ogni morte abbiamo visto mettersi in moto l'ipocrita esecrazione e le puntuali lacrime di coccodrillo che invocano più controlli, più rigore nel rispetto delle misure di sicurezza e la promessa di punire i responsabili di queste stragi. Naturalmente, all'indomani del farsesco e formale cordoglio, la questione della sicurezza sul lavoro sparisce dall'agenda politica di governi e parlamenti, sostituita da quella - montata ad arte - della "sicurezza" nelle città, della psicosi dell'immigrato stupratore-rapinatore-pirata della strada. L'indomani si riprende a lavorare per un'organizzazione del lavoro che smantelli definitivamente ogni forma di diritto e tutela: la detassazione degli straordinari (Legge 126/24 del luglio 2008), la deregolamentazione del mercato del lavoro (Legge 133 del 5 agosto 2008), la direttiva del Ministero del Lavoro che indebolisce i servizi ispettivi del ministero stesso e dell'INPS (settembre 2008), e, ultimo in ordine di tempo, il ddl 1441 quater attualmente in discussione alla Camera, che vorrebbe sterilizzare i processi e legare le mani ai giudici del lavoro.
Il segnale è purtroppo molto chiaro: da un parte si continuano a garantire condizione di massima redditività delle aziende (cioè massimi profitti), dall'altra si aumenta la precarietà, si allunga l'orario di lavoro, si controllano di meno le violazioni in termini di sicurezza, diminuendo quindi la tutela della salute e dell'incolumità del lavoratore.


Pontedera: quasi 100 lavoratori\trici delle cooperative sociali sono senza stipendio da 3 mesi

Soci lavoratori della Cooperativa Handicap & Lavoro (con sede a Livorno), operano nei centri diurni di Soiana e Ponsacco, nei servizi educativi del pomeriggio in alcuni Comuni della regione Toscana.

Una trentina di lavoratrici opera nella zona della Valdera, grazie al loro apporto possono funzionare servizi di primaria importanza rivolti alla disabilità ( adulti e minori).

Queste lavoratrici operano con professionalità riconosciuta dalle famiglie e dalla stessa Asl.
L’appalto è stato rinnovato per un anno e attualmente scaduto.
Non si capisce come sia possibile che lavoratrici in un appalto pubblico possano non essere pagate per mesi (sono per lo più donne e spesso con carichi familiari, mutui da pagare, figli in età scolare), mesi nei quali i servizi continuano ad essere erogati con puntualità e senza alcun contraccolpo sulla utenza.

Sorgono spontanee alcune domande

1. L’Asl 5 è a conoscenza del mancato pagamento di questi lavoratori e in tal caso come intende provvedere?
2. Avvengono regolarmente i pagamenti da parte della Asl alla cooperativa per il servizio garantito?
3. Può l’Asl vigilare sui diritti di questo personale che per altro percepisce un salario mensile inferiore di quasi 400 euro al personale della sanità?
4. Di chi è la responsabilità del mancato pagamento, della cooperativa o della Asl?
5. Quali sono i contenuti del prossimo appalto per la gestione del servizio disabili? E’ possibile che un Ente pubblico possa non coinvolgere lavoratori e lavoratrici nella definizione del nuovo appalto (magari concordando clausole sociali a salvaguardia dei posti di lavoro siano essi a tempo indeterminato o precari)?
6. Per quale ragione da parte della Asl non sono avvenuti stanziamenti aggiuntivi per coprire gli aumenti contrattuali derivanti dal nuovo contratto nazionale delle cooperative sociali siglato nell’ Ottobre scorso?

Sono domande semplici che urgono risposte e fatti immediati.
Questi lavoratori non possono più aspettare

Confederazione Cobas Pontedera

martedì 2 dicembre 2008

Le cifre della crisi

40/50 euro di aumento medio netto per i rinnovi dei contratti pubblici siglati dal Governo con i sindacati vassalli CISL, UIL e UGL; tagli alle risorse per la contrattazione integrativa; 57.000 precari (solo nel Pubblico Impiego..) da mettere alla porta dal prossimo 1 luglio.

Per contro abbiamo invece…
1) 600 euro medi di salario accessorio direttamente in busta paga per i 3000 dipendenti della Presidenza del Consiglio (per compiacere, quindi, lo staff di Brunetta e di Berlusconi). E i dipendenti degli altri comparti pubblici?
2) 25.000 euro mensili (cioè quanto percepisce all’anno un pubblico dipendente) per ogni componente della costituenda Agenzia per il merito che dovrebbe stilare le umilianti pagelline per gli uffici pubblici;

3) stanziamento di circa500.000 euro per un non meglio definito capitolo delle consulenza.

Queste sono i primi risultati della campagna contro i dipendenti pubblici orchestrata dal Ministro Brunetta…

Altro che mancanza di risorse per i rinnovi contrattuali! La crisi sta diventando l’ennesima occasione per far cadere a pioggia centinaia di miliardi, ma solo per speculatori finanziari e bancarottieri o per creare nuove caste di privilegiati.

Noi diciamo che il danaro pubblico, più che mai, in questa fase, deve servire per aumentare salari e pensioni di tutti i lavoratori, per investire risorse nella scuola, nella sanità, nei servizi pubblici.

I Cobas insieme al sindacalismo di base continuano il percorso iniziato con lo sciopero del 17 ottobre, per rimettere in discussione e bocciare l’ultima intesa sui rinnovi dei contratti pubblici, per la cancellazione della 133, per difendere il potere di acquisto dei salari, e la nostra dignità dei dipendenti pubblici.

VENERDI’ 12 DICEMBRE SCIOPERO GENERALE (intera giornata) DEL SINDACALISMO DI BASE
Manifestazioni regionale: Firenze ore 9,30 - Piazza S.Marco

COBAS Pubblico Impiego
aderente alla Confederazione COBAS

domenica 23 novembre 2008

I tagli alla scuola uccidono

La Gelmini uccide, il tg2 e l'Ansa depistano. Intanto uno studente morto a Torino.
Ieri, in un liceo di Rivoli (provincia di Torino), uno studente è morto per il crollo di un soffitto. E' uno dei drammi causati dalla scarsa, spesso inesistente, manutenzione degli edifici scolastici. E, allo stesso tempo, bisogna ricordare come proprio i tagli alla scuola producano le carenze e l'inesistenza di manutenzione. Un morto, oltre che straziante come tutte le morti giovanili, anche del tutto politico, frutto di una precisa politica: risparmiare ad ogni costo, anche della sicurezza delle persone, sui beni pubblici per trasferire le risorse ai privati.
Ed ecco che, a questo punto, intervengono le centrali del depistaggio. L'Ansa mette direttamente la notizia in quota maltempo: "un incidente causato molto probabilmente dal forte vento". Visto che si tratta del crollo di un soffitto interno, è come affermare che la frattura di un braccio è avvenuta perchè si stavano prendendo gli spaghetti con la forchetta. Per allontanare ogni sospetto legato ai tagli alla manutenzione nelle scuole, e quindi coinvolgere il ministro, il TG2 inscena un servizio al limite della metafisica. In diretta un vigile del fuoco afferma, ovviamente, che il vento non c'entra nulla in quanto accaduto. Il giornalista, di solito molto ciarliero quando si tratta di chiedere particolari sui delitti che fanno spettacolo, evita di fare domande sulle cause dell'incidente e chiude il servizio.
E poi vai con una lunga panoramica sul maltempo nel nostro paese.

la fonte Ansa

http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_819567860.html

Questa è l'Italia oggi: c'è persino un uso politico del maltempo, coordinato da tg e agenzie di stampa, per salvare l'immagine del governo. E l'opposizione? Lo spettacolo indecoroso della guerra intestina tra dalemiani e veltroniani, in una gara a chi fa per primo l'accordo con Berlusconi, proprio sulla vigilanza Rai si commenta da solo.

martedì 18 novembre 2008

Dopo L’Onda anche i sindacati di base

Non pagheremo noi la vostra crisi

Dopo il grande successo dello sciopero generale e l’enorme numero di manifestanti (500 mila secondo quasi tutti i mezzi d’informazione) in piazza il 17 ottobre scorso, Cobas, Cub e SdL intercategoriale, le tre organizzazioni del sindacalismo di base e alternativo che hanno stipulato il Patto di Consultazione permanente, ritengono indispensabile che si giunga ad una seconda giornata di sciopero generale che esprima lo più ampia protesta dei lavoratori dipendenti pubblici e privati contro la Finanziaria e l’intera politica economica e sociale del governo Berlusconi.

Cobas, Cub e Sdl intercategoriale intendono anche rispondere positivamente alla corale richiesta proveniente dall’intero popolo della scuola pubblica (studenti, docenti, Ata, ricercatori, genitori e cittadini) per uno sciopero generale che sappia raccogliere la spinta del possente movimento in difesa della scuola e dell’Università pubbliche che oramai da settimane è incessantemente mobilitato.

Perciò Cobas, Cub e SdL convocano congiuntamente per il 12 dicembre lo sciopero generale per l’intera giornata di tutte le categorie contro la Finanziaria, i tagli e la privatizzazione di scuola e Università, per la cancellazione della legge 133 e della legge 169 (ex-decreto Gelmini), per usare il denaro pubblico per forti aumenti salariali e pensionistici, per scuola, sanità e servizi sociali e non per salvare banche fraudolente e speculatori, contro la precarietà e per l’abolizione delle leggi Treu e 30, per la sicurezza nei posti di lavoro, per la difesa del diritto di sciopero e il recupero dei diritti sindacali sequestrati dai sindacati concertativi. Nella giornata del 12 dicembre le tre organizzazioni manifesteranno a livello regionale e provinciale, cercando la massima unità con le mobilitazioni degli studenti e del popolo della scuola pubblica che sarà in piazza in tutta Italia.


sabato 15 novembre 2008

L'ignobile sentenza di Genova


Lo temevamo. Ma la sentenza per il massacro alla Diaz, operato da delinquenti in divisa durante l’anti-G8 di Genova del 2001, ha superato le più nere previsioni: miti condanne ad un ristrettissimo gruppo di autori della “macelleria cilena”, assolti tutti gli altri e soprattutto i responsabili delle catene di comando delle “forze del disordine” che si esercitarono, come a Bolzaneto, a massacrare, torturare e terrorizzare i manifestanti per togliere loro la voglia di contestare l’esistente.

Il trittico di processi di Genova si conclude disastrosamente: condanne mostruose di decine di anni a manifestanti accusati di aver rotto alcune vetrine, assoluzioni in massa o condanne lievissime ai torturatori di Bolzaneto e ai massacratori della Diaz.

E’ un terrificante segnale, simile a quelli di dittature latinoamericane del secolo scorso, dall’Argentina al Cile: gli apparati polizieschi restano corpi impermeabili alla democrazia, separati e minacciosi, in grado di punto in bianco, se il conflitto sociale si dovesse fare davvero forte di usare tutti i mezzi (pestaggi di massa, torture, massacri contro inermi, occultamento e falsificazione di prove) per stroncare le proteste.

Ma la responsabilità di tutto ciò è in primo luogo della politica istituzionale che in questi sette anni ha incentivato, coperto e assolto il vero e proprio “stupro” del movimento consumato a Genova. Non solo il centrodestra, che ne fu responsabile diretto, ma anche le forze del centrosinistra non hanno mai voluto far luce su quanto è successo, difendendo e promuovendo i responsabili delle catene di comando di Genova; e persino il partito più presente in quelle mobilitazioni, il PRC, per bocca del suo ex-leader maximo, Fausto Bertinotti, finì per avallare l’idea che ad essere violenti fossero i noglobal (o parte di essi) con la sua assurda, strumentale e ossessiva campagna “contro la violenza” all’interno del movimento più pacifico (al limite del masochismo) mai apparso in Italia.

Il messaggio ci è giunto forte e chiaro: i movimenti sono soli, non possono contare sullo stato di diritto e men che meno su qualsiasi difesa nelle istituzioni. Ne terremo conto, ma al trasversale e corrotto potere oligarchico diciamo, con le parole del grande movimento della scuola: non ci fate paura, non pagheremo noi la vostra crisi, non fermerete i movimenti con le Diaz e i Bolzaneto.

Piero Bernocchi, Confederazione Cobas

sabato 8 novembre 2008

L’onda non si arresta: da Empoli a Palermo, la cronaca delle mobilitazioni


La mobilitazione nazionale delle facoltà ribelli porta in piazza decine di migliaia di studenti. In molte città si mobilitano anche i medi. Manifestazioni, cortei, blocchi e occupazioni in tutta Italia dopo le difensive "aperture" govenative sulla riforma e la frenata sui tagli. Alle 11 molte città risultano già paralizzate, a Roma e Milano i concetramenti maggiori. La giornata di oggi segna una tappa intermedia verso la grande manifestazione nazionale del 14 novembre a Roma. A cui seguiranno due giornate di assemblea nazionale, con tutti i soggetti delle università in lotta riunite.

EMPOLI. Un corteo di circa 2000 persone, aperto dallo striscione "noi la crisi non la paghiamo!", ha attraversato il centro di Empoli, in rappresentanza di dieci istituti superiori del Circondario Empolese-Valdelsa e del Valdarno Inferiore (Empoli, Castelfiorentino, Fucecchio e San Miniato) e dell’università. Gli studenti hanno ribadito il loro no no a qualsiasi ulteriore intervento per decreto legge, rivendicando l’abrogazione totale della 133 e una riforma dell’università che parta dalla rimessa in discussione delle passate riforme e del potere delle baronie: la parola va data a quel movimento di lavoratori, precari e studenti che si vorrebbe mettere da parte.
Il corteo si è concluso con gli interventi di rappresentanti di vari istituti della zona.
E' stato lanciato il prossimo appuntamento della manifestazione nazionale degli studenti e degli universitari in lotta che si terrà a Roma venerdì 14 novembre.
Per raggiungere Roma ci saranno dei treni a prezzo concordato da alcune città toscane.

A
Milano le scuole e le università, assieme ai lavoratori della Funzione Pubblica, hanno riempito in 60.000 piazza Duomo. In testa al corteo uno striscione dedicato ai quattro studenti dell'Agnesi denunciati a inizio settimana per aver tentato di occupare il liceo: "Io non ho paura. Le denunce non fermano l'onda". Due cortei non autorizzati hanno bloccato più punti del traffico. La pratica del corteo selvaggio continua a essere la cifra della mobilitazione milanese.

A
Roma medi e universitari hanno sfilato assieme, ritrovandosi in piazza Venezia, luogo nel quale sono confluiti tre cortei provenienti da altrettanti concentramenti. Il corteo ha cacciato pochi fascistelli da piazza Esedra al grido "siamo tutti antifascisti", un segno importante arrivato dagli studenti e dalle studentesse romani dopo le provocazioni e gli scontri della scorsa settimana. Uno striscione apre il corteo: "Noi la crisi non la paghiamo". Decine di uova marce sono state lanciate contro la banca Carim in via Cavour, al momento del passaggio del corteo. Arrivati all'incrocio di viale Trastevere gli studenti hanno deviato il corteo rispetto al previsto (ministero dell'istruzione), indirizzando fischi e cori contro la polizia e i carabinieri che presidiavano la sede governativa in tenuta antisommossa."Siamo l'onda che autoriforma l'università": questo lo striscione calato dalla balconata di ponte Garibaldi. La nuova metà: piazzale Ostiense. Disordini con la polizia sono scoppiati nel tentativo degli studenti e delle studentesse di penetrare nella stazione di Ostiense, le forze dell'ordine hanno caricato e fatto cordone davanti ai cancelli, i manifestanti hanno gridato slogan e lanciato oggetti contro il cordone in anti-sommossa. Un ragazzo è rimasto ferito, lo stesso per un poliziotto ed un giornalista.

A
Pisa gli studenti hanno festeggiato un mese di occupazione del Polo Carmignani Occupato bloccando i binari della stazione per oltre due ore, ottenendo la promessa di un incontro con le Ferrovie Italiane in vista della mobilitazione del 14 novembre. Alla manifestazione hanno preso parte sia studenti universitari che medi. Sono stati accesi anche numerosi fumogeni.
A Cagliari un corteo di 5000 studenti universitari e delle medie superiori ha attraversato le vie del centro cittadino, concludendosi in piazza San Cosimo. Una buona mobilitazione cittadina, che segue alle diverse occupazioni effettuata la scorsa settimana in università.

A
Torino la contro-inaugurazione dell'anno accademico del Politecnico si è svolta nel piazzale davanti all'ateneo dove è in corso la cerimonia ufficiale che apre il nuovo anno della facoltà. Una bara di cartone nera con la fascia tricolore e la scritta 'Studenti e dipendenti affranti' con davanti due lumini con i santini del premier Silvio Berlusconi e del ministro Giulio Tremonti e l'annuncio mortuario che recita "Si e' spenta in data 6 agosto 2008 l'università causa legge 133. Ne danno il triste annuncio gli studenti tutti e i dipendenti". Un corteo di centinaia di persone è partito dal polo umanistico, da Palazzo Nuovo Occupato, per portare solidarietà ai politecnici, bloccando più punti della città, lasciando alcune note e ricordini all'insegna del motto "Noi la pagheremo noi la vostra crisi!": davanti la banca Antonveneta di via Cernaia il corteo si è fermato per ribadire il concetto, accendendo fumogeni, alternando interventi e attacchinado sui vetri della banca. Tanta la solidarietà e l'appoggio trovato lungo la strada: dalle persone al mercato come dagli studenti affacciati alle finestre delle scuole.

"Se ci bloccano il futuro, noi blocchiamo la città", da questo striscione è stato aperto il grande corteo degli studenti e le studentesse delle scuole e delle università di
Napoli. Da piazza Mancini si è mossa la manifestazione, che ha bloccto corso Umberto causando forti disagi. Diversi gruppi di studenti hanno affisso all'ingresso della sede dell'agenzia di lavoro interinale Adecco e della sede regionale della Corte dei conti dei manifesti con sopra scritto: «Attenzione, generatore di crisi», transennando simbolicamente l'accesso ai due edifici con nastri bianchi e rossi. Successivamente un centinaio di palloncini pieni d'acqua sono stati lanciati contro la sede dell'Unione industriali di Napoli.
Corteo anche a
Cosenza, aperto dallo slogan assunto a livello nazionale dal movimento no Gelmini: "Noi la crisi non la paghiamo". Protesta che ha visto confluire in piazza studenti dell'università e delle scuole superiori cosentine, che ha visto però anche la partecipazione, sotto forma di delegazioni, di studenti di Messina, Potenza, Reggio Calabria, Catanzaro.

A
Palermo è sfilato anche li un corteo studentesco, organizzato dall'Assemblea No Gelmini, che si è spinto fin dentro l'atrio del rettorato dell'università, occupandolo simbolocamente. Ciò segue l'irruzione compiuta dagli studenti e dalle studentesse universitari fatta nella giornata di ieri alla conferenza dei rettori svoltasi nella città siciliana.

L'onda anomala day dell'università ha visto tante altre città scendere in piazza, con lezioni all'aperto e cortei. Anche
Macerata si è mobilitata contro la "controriforma Gelmini": 2000 gli studenti in piazza. A Messina invece è stato occupato il rettorato dell'università.

giovedì 6 novembre 2008

Empoli: occupato l'assessorato alla casa

LA CRISI DEL DIRITTO ALLA CASA
Viviamo negli anni della crisi. Oltre alle notizie che ci parlano di crack finanziari, licenziamenti, salari insufficienti e precari, tagli al sociale, c'è un dato che testimonia l'instabilità e l'insicurezza che scuotono le nostre vite: l’aumento vertiginoso delle famiglie non più in grado di pagare un affitto. In Italia, secondo i dati del Viminale, gli sfratti nel 2007 sono stati 44mila e l'80% di questi per morosità.
Dal 2001 ad oggi in Italia il Fondo Sociale per l’affitto è stato ridotto del 40% a fronte di un aumento della domanda del 10-15%. Il nostro è uno dei paesi europei con la più bassa percentuale di edilizia pubblica sul resto delle costruzioni: solo l'1% a fronte di paesi come Francia, Spagna, Germania e Inghilterra che superano il 20% (CRESME ricerche). Secondo l'Istat solo l'8% degli aventi diritto riesce veramente ad accedere ad una casa popolare nel nostro paese.
La deregolamentazione del mercato immobiliare ha permesso agli affitti di schizzare alle stelle, con un incidenza sui salari e sulle pensioni, insostenibile per troppi nuclei familiari. Se gli sfratti per morosità superano in numero quelli per finita locazione, appare chiaro che sempre più persone non riescono a permettersi un affitto a prezzo di mercato.
La precarietà diffusa e le trasformazioni socio-demografiche delle strutture familiari hanno fatto sì che negli ultimi anni la situazione si aggravasse profondamente e adesso non è più possibile far finta di niente. Occorre mettere le politiche abitative al centro dell'agenda istituzionale.
Allo sportello sociale di Ponte a Elsa, con cui offriamo consulenza e tutela legale contro la precarietà lavorativa e sociale, si presenta un numero sempre maggiore di famiglie sotto sfatto. Le interminabili file dall'assessore alla casa, dagli assistenti sociali e nei tribunali per le udienze di sfratto evidenziano che queste famiglie sono solo una piccola parte e che c'è un emergenza abitativa nella nostra città.
Sono le categorie sociali più deboli quelle che risentono maggiormente del problema: le famiglie migranti e le donne sole con figli. Per i migranti la precarietà abitativa si somma a tante altre problematiche relative ai diritti di cittadinanza: prassi burocratiche che rendono infiniti i tempi di conseguimento del permesso di soggiorno, impossibile il semplice accesso ai servizi... Per questo migranti e italiani hanno deciso di unirsi in un'associazione meticcia per promuovere e tutelare i diritti (di tutti), al fine di favorire il processo di interazione sociale.
Ad Empoli, con la cancellazione dei finanziamenti regionali e nazionali della legge 112, i lavori per la ristrutturazione e il recupero di alcuni appartamenti ed edifici pubblici di proprietà comunale verranno bloccati perché non ci sono più soldi. Inoltre il recente decreto Matteoli esclude il comune di Empoli (insieme ad altre 37 città toscane) dalla proroga degli sfratti fino al 30 giugno 2009, pur essendo una città riconosciuta per legge ad alta tensione abitativa, dunque la situazione sembra destinata ad aggravarsi ulteriormente.
La questione abitativa diventa sempre più un'emergenza strutturale e grave anche per i nostri territori, dove l’affitto di un bilocale ormai sfiora i 600 euro.
Serve una politica abitativa che sappia fare progetti per il futuro ma anche affrontare il presente, bisogna che le amministrazioni riconoscano che il problema esiste.
Oggi con questa pacifica occupazione CHIEDIAMO:
- Il blocco generalizzato degli sfratti;
- Una politica abitativa che tenga in considerazione i bisogni delle persone e non del mercato;
- Che la morosità sia considerata nelle leggi sull'emergenza abitativa: oggi lavorare spesso non basta per pagare un affitto o un mutuo e vivere dignitosamente.
- In vista dell,inverno almeno misure di emergenza per dare un riparo e tutelare la salute di chi non ha una casa a Empoli e nel circondario.
Sportello sociale
COBAS Empoli-valdelsa | OrdaPrecaria
Comunità in Resistenza_Empoli

7 Novembre, mobilitazioni dislocate. Empoli ore 9 P.zza della Vittoria

martedì 4 novembre 2008

Tagli all'istruzione ma La Russa ottiene 3 milioni per festeggiare la giornata delle Forze Armate

Mentre la Gelmini taglia sulla scuola La Russa ottiene 3 milioni di euro per festeggiare la Giornata delle Forze Armate
I costi preventivati, per ora, sono “solo” di 850 mila euro, a cui andranno aggiunti i l’indennità e lo straordinario dei militari. Tanto costerà quest’anno la celebrazione del 4 novembre, Giornata delle Forze Armate ed anche 90° anniversario della fine della I Guerra mondiale. Lo ha annunciato, senza destare alcuno stupore, il ministro Ignazio La Russa, spiegando che: “E’ stato attivato un fondo speciale di massimo 3 milioni di euro, al quale attingeremo soltanto in parte. La manifestazione conclusiva di Roma, che vedrà la partecipazione di Andrea Bocelli, Fabrizio Frizzi e Rita Dalla Chiesa, bande e 150 tra orchestrali e coristi avrà un costo di 300 mila euro. 200 mila andranno per la comunicazione istituzionale. 250 mila per l’occupazione del suolo pubblico”.
Quindi mentre la Gelmini e Tremonti annunciano tagli all’istruzione, il ministro della Difesa vanta un credito di 3 milioni di euro per organizzare una parata militare e ricordare la guerra del 1915-18, pagando pure Fabrizio Frizzi e Rita Dalla Chiesa. E non si tratta di fondi per garantire la difesa del paese dal terrorismo o dagli attacchi dell’Iran (peraltro rischi imminenti e reali…) ma di soldi concessi per una autocelebrazione militaresca che, finita la Guerra fredda, potrebbe anche essere mandata in soffitta.
Ma in fondo si tratta di una questione di priorità e di agenda politica: vengono prima i carri armati suoi Fori imperiali o le scuole di montagna? Ha più senso celebrare retoricamente la Grande guerra con Frizzi e Dalla Chiesa o mettere i docenti nelle condizioni di insegnarla?
Voi che ne dite?
tratto da www.polisblog.it

lunedì 3 novembre 2008

Le scandalose proposte fatte dalla CAI

CAI annuncia i suoi criteri per la riassunzione del personale del Gruppo Alitalia e Airone nella nuova compagnia aerea, al netto delle 10.000 espulsioni già dichiarate.

Incredibili e sconcertanti sono state le dichiarazioni dei rappresentanti della CAI sui criteri che verranno applicati per la scelta dei 12500 dipendenti da assumere nella nuova compagnia.
Nella riunione del 22 ottobre infatti sono state esplicitate alle oo.ss le modalità e i criteri con cui saranno selezionati e riassunti i dipendenti del Gruppo Alitalia e Airone al netto delle espulsioni già dichiarate.

Questa la proposta nel dettaglio:

• il personale sarà scelto con criteri di assoluta discrezionalità gestionale
• non saranno riassunti i part time
• non saranno riassunti genitori affidatari unici di minori
• non saranno riassunti lavoratori invalidi in possesso dei requisiti di legge 104
• non saranno riassunti genitori con figli invalidi a carico (legge 104)
• non saranno riassunti lavoratori con familiari invalidi a carico (legge 104)
• saranno valutate discrezionalmente le percentuali di assenza per malattia dell’ultimo triennio
• sarà valutata l’anzianità aziendale

E’ davvero difficile commentare questa incredibile proposta della CAI che stravolge e straccia ogni tutela legale e normativa esistente in materia.

Gravissimo attacco contro invalidi, portatori di handicap, genitori monoaffidatari di minori, genitori con minori con handicap, part time per necessità, personale con ridotte capacità lavorative (anche a causa di infortuni sul lavoro).

Le volontà della CAI testimoniano inequivocabilmente di quale etica siano portatori questi signori e quali siano i loro veri valori morali.
Ecco chi sono nella realtà questi “capitani coraggiosi” a cui il Governo Berlusconi regala due compagnie aeree, Alitalia e Airone, pulite da debiti ed oneri perchè scaricati tutti sui contribuenti.

Ecco quale è il vero volto della “cordata italiana”: speculatori sui beni pubblici, sfruttatori dei lavoratori tutti, addirittura prepotenti e discriminatori sui deboli e le persone in difficoltà.
………………………..
La CUB Trasporti ribadisce che nessuna discrezionalità gestionale dovrà essere attuata da CAI nella selezione del personale, che dovrà essere tutto riassunto rispettando anzianità, carichi familiari, invalidità, legge 104, ridotte capacità lavorative, ecc...

NO A NUOVE SELEZIONI DISCRIMINATORIE!
CUB TRASPORTI

sabato 1 novembre 2008

Dal maestro unico al gran maestro unico


Da Kossiga a Licio Gelli, sono tempi oscuri per un paese quando riemergono questi fantasmi. E' tempo di vigilanza democratica, quella vera. Licio Gelli presenterà un programma televisivo su Odeon tv, il programma si occuperà degli ultimi decenni della storia italiana, i primi ospiti saranno: Andreotti, Dell'Utri e Veneziani.
«Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa in 53 punti». ( Licio Gelli. Il governo della P2.)

venerdì 31 ottobre 2008

Gelmini e i nazifascisti contro il popolo della scuola pubblica

L'arroganza governativa non ha tenuto conto della corale mobilitazione del popolo della scuola pubblica contro il decreto Gelmini, approvato al Senato davanti a migliaia di studenti e docenti che protestavano contro la politica scolastica di Tremonti-Gelmini. Ma la partita resta aperta, visti i numerosi passaggi che attendono, prima dell'attuazione, la legge Gelmini e la 133, e tenendo conto sopratutto dell'intenzione del popolo della scuola pubblica di proseguire e intensificare la lotta nei prossimi giorni, fino ad arrivare ad una oceanica manifestazione nazionale unitaria, con tutte le componenti del fronte in difesa della scuola.
Oggi però l'attacco alle migliaia di studenti e docenti che manifestavano a Piazza Navona non è venuto solo dai senatori/trici che hanno votato il catastrofico decreto, ma anche da un manipolo di nazifascisti che a Roma si sono introdotti in alcune aree del movimento degli studenti medi, usando sigle di copertura. Dopo aver cercato, come già negli ultimi giorni, di prendere la testa di cortei e sit-in, grazie ad una pratica aggressiva e militaresca, di fronte alla pacifica ripulsa della grande maggioranza degli studenti, hanno gettato la maschera, caricando violentemente la piazza e colpendo con catene, bastoni e altri strumenti, giovani inermi, lasciandone numerosi a terra sanguinanti. Ed hanno continuato ad intimidire e a aggredire fino a quando non sono stati messi in condizione di non nuocere dall'ingresso in piazza del corteo degli studenti universitari. Ci auguriamo che questo gravissimo episodio serva se non altro a far chiarezza tra alcuni settori del movimento degli studenti medi romani che in questi giorni avevano creduto di poter convivere pacificamente con i nazifascisti. La sacrosanta indignazione del movimento nei confronti non solo delle politiche governative ma anche di quelle del precedente centrosinistra e dell'attuale inesistente opposizione non possono far sottovalutare, come hanno dovuto purtroppo oggi verificare di persona gli studenti picchiati, come il nazifascismo sia sempre violento, aggressivo, antidemocratico, qualsiasi ne siano le mascherature. E ancora una volta verrà usato dal Potere per cercare di criminalizzare il movimento di lotta e per riaccreditare la tesi berlusconiana del necessario intervento poliziesco "per riportare ordine e disciplina". Ma nè Gelmini nè tantomeno i nazifascisti fermeranno il grande movimento popolare in difesa della scuola pubblica.
Piero Bernocchi portavoce nazionale dei Cobas della scuola

giovedì 30 ottobre 2008

Le omertà di Report su cgil cisl uil

La trasmissione di Report di domenica ha suscitato un vespaio di delusioni (vedi la lettera che segue) e di alzate di scudi a sostegno dei sindacati confederali (vedi Loris Campetti su Il Manifesto di martedi).

Per molti aspetti Report è stato coraggioso e indulgente. Scavando un pò di più avrebbe ricavato una lettura più completa della degenerazione subita da Cgil Cisl Uil dalla metà degli anni settanta a oggi e avrebbe prestato meno il fianco alle accuse strumentali ma pertinenti sul fatto la visione che si ricava dalla puntata fa dire che "i sindacati" sono tutti uguali. Se in Italia sono nati i sindacati di base è proprio perchè i sindacati non sono tutti uguali e perchè qualcuno ha voluto dire la parola basta al modello rappresentato da Cgil Cisl Uil. Non è un dettaglio.

Alla redazione di REPORT
dopo la trasmissione sul sindacato ho ricevuto da molte parti commenti di delusione che poi ho riscontrato anche sul blog. molti hanno ritenuto che la trasmissione è stata troppo generica e diversamente dalla linea editoriale spregiudicata che si era visto nell'intervista a Bassolino, in questa trasmissione è sembrata timida e cauta. io ho una mia opinione sul perchè e voglio rappresentarvela.forse dopo aver montato tutto il lavoro qualcuno vi ha spiegato prima di andare in onda, quello che con modi mafiosi vi ha detto sorridendo il segretario della CISL:"attenti che è pericoloso denigrare troppo il sindacato, perchè così potreste darlo in mano ai qualunquisti" traduzione: questo sindacato, sarà anche quello che voi state dicendo a mezza bocca, ma esso è parte importante del sistema, la sua funzione di calmiere tra i lavoratori, con la favola degli "interessi generali" evita l'acuirsi delle tensioni sociali, perciò è una istituzione con un compito fondamentale per questo sistema. voi avete dato l'impressione di avere scoperto questa cosa durante la trasmissione e di esservi reso conto che quel sistema che intendeva Pezzotta è lo stesso per cui voi lavorate, ma che non dovete arrecare danni andando oltre i limiti consentiti. praticamente, il messaggio che emerge dalla trasmissione è stato che il sindacato è una forza di potere istituzione e come tale non si tocca.
Gaetano Marati (RdB sanità, Napoli)

mercoledì 29 ottobre 2008

Pavia: sfrattato tremonti dal suo studio

Questa mattina, martedì 28 ottobre, si è tenuta presso il cortile del rettorato l'assemblea delle assemblee di facoltà, partecipata da un migliaio di studentesse e studenti.
……..
Al termine dell'assemblea, studentesse e studenti sono partiti in corteo verso lo studio del professor Giulio Tremonti, estensore della legge 133 e ordinario di diritto tributario presso il dipartimento di economia pubblica e territoriale dell'università di Pavia.
Non avendo trovato il professore in studio, essendo in congedo parlamentare da 14 anni, gli studenti hanno consegnato dei pizzini raccolti precedentemente in assemblea, in cui ogni studente ha elaborato un messaggio da fargli recepire.
Gli studenti, ritenendo Tremonti, ministro dei tagli all'istruzione, incompatibile con ogni incarico accademico, hanno reso esecutivo lo sfratto dal suo studio.
"Sprechi? Tagliamo i baroni" citava lo striscione appeso alla sua finestra.
Le riforme non le fanno i ministri, men che meno quelli che in università non mettono piede da anni, men che meno coi tagli indiscriminati.
Le riforme dell'università le fa il corpo vivo dell'università. E ci stiamo lavorando...
Non paghi, gli studenti, hanno dato vita ad un corteo spontaneo per le vie cittadine, al grido di "non pagheremo noi la vostra crisi".
Il corteo ha invaso gli spazi cittadini, coinvolgendo gli abitanti di una città universitaria totalmente dipendente, sia culturalmente che economicamente, da chi anima l'ateneo.
Spontaneità, creatività ed irrapresentabilità del movimento si sono concretizzate in improvvisati blocchi stradali.
…………….leggi l’articolo completo
studenti contro la 133 Pavia

martedì 28 ottobre 2008

Stupidità xenofoba senza fine


La spupidità xenofoba si arrichisce di nuovi tasselli. Questa è la denuncia di Medici Senza Frontiere in merito alle discussioni sul Disegno di Legge 733, nell'ambito del cosiddetto "pacchetto sicurezza". Alcuni parlamentari leghisti (Bricolo, Mauro, Bodega, Mazzatorta, Vallardi) hanno presentato un emendamento, che richiede la soppressione del comma 5 dell'art.35 del Decreto legislativo 286/1998 (Testo unico sull'immigrazione), il quale prevede che «l'accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano».

Il principio di quel comma è evidente: garantire a chiunque il diritto alla salute, attraverso l'accesso alle prestazioni sanitarie. Se quell'emendamento passasse e quindi ad ogni prestazione sanitaria usufruita da un straniero non in regola, si rendesse obbligatoria la segnalazione all'autorità, i migranti irregolari sarebbero scoraggiati dal richiedere le prestazioni sanitarie necessarie a tutelare la loro salute. Sarebbe di fatto una condanna all'agonia.

Quell'emendamendo leghista è figlio di una profonda stupidità (non sempre solo leghista), di dispensare provvedimenti per calmare la sete xenofoba dei suoi elettori.
Ma tanta è la stupidità, tanta la bramosia xenofoba, che i senatori leghisti, nell'emendare il DDL 733, non si sono accorti di quali effetti dannosi quella loro proposta potrà avere su qualsiasi persona che calpesti il territorio italiano. Non si sono posti il problema, che impedire di fatto le cure agli immigrati irregolari, vuol dire anche impedire la prevenzione di malattie trasmissibili e di epidemie.
Forse i parlamentari leghisti, abituati come sono ad alzare barriere, non si sono resi conto che virus e batteri per spostarsi non hanno bisogno di permessi di soggiorno regolari, nè stanno a guardare la nazionalità del corpo ospitante. Germi, batteri e virus, sono molto più democratici dei leghisti. E qualche volta meno devastanti.

lunedì 27 ottobre 2008

Mai "sotto l'egìda" di Gelmini.

Il 28 ottobre a Roma, il popolo della scuola pubblica manifesterà davanti al Senato.
Nonostante le pesantissime minacce del monarca di Arcore, gli studenti, i docenti ed Ata, i cittadini che intendono difendere la scuola pubblica hanno ribadito il pacifico e potente impegno preso nell'enorme corteo dei 500 mila del 17 scorso (durante lo sciopero generale indetto da Cobas, Cub e SdL), "La vostra crisi non la pagheremo noi", e vi hanno aggiunto "..e non ci fate paura". Dopodichè, anche tutti/e coloro che avevano ancora dubbi sulla posizione da prendere, sono entrati in occupazione o autogestione, raddoppiando o triplicando le scuole e le università in lotta.
Però, nonostante appaia lampante come la netta maggioranza dei protagonisti della scuola pubblica respinga le leggi e i decreti gelminiani, il governo resta sordo ad ogni protesta e porterà in aula il decreto Gelmini, per sottoporlo alla votazione finale (utilizzando la "fiducia"), martedi 28 ottobre.
Sarà davvero il 28 ottobre "sotto l'egìda" della sgrammaticata avvocata bresciana (con abilitazione "miracolata" a Reggio Calabria)? Non possiamo permettere che il 28 sia davvero un "Gelmini day".
Facciamo appello a tutto il popolo della scuola pubblica perchè in quella giornata metta in campo in maniera unitaria e corale tutta la forza della sua protesta e utilizzi al meglio l'ultimo giorno utile per bloccare il distruttivo decreto che devasterebbe la scuola pubblica irreparabilmente.
In particolare a Roma, invitiamo tutti/e i docenti, Ata, studenti e genitori che si stanno battendo contro la politica scolastica di Gelmini-Tremonti, a partecipare alla manifestazione - promossa da numerose realtà del movimento di lotta tra cui i Cobas - che si svolgerà a partire dalle 17 a Piazza Navona, davanti al Senato. No alla legge 133 e al decreto 137. Mai "sotto l'egìda" di Gelmini!!

domenica 26 ottobre 2008

Chi sta pagando la crisi nel nostro territorio?

Mentre tutta l’attenzione del governo è rivolta a tagliare risorse a scuola, sanità e servizi sociali, per salvare speculatori e bancarottieri, in toscana la crisi sta assumendo proporzioni finora sconosciute, rischiando di cancellare interi settori produttivi. In lucchesia il calzaturiero viaggia con una media di venti cessazioni al mese. A Prato è molto pesante la situazione del tessile, nel pistoiese mobili, moda e maglieria. Molto spesso la crisi è solo il pretesto per delocalizzare (la Eaton sceglie ad es. la Polonia) e questo, nonostante i benefici accordati in questi anni alle aziende: sgravi fiscali, bassi salari, assenza di conflitti e l’utilizzo di ogni forma di flessibilità e precarietà. Nei primi nove mesi dell’anno, i nuovi disoccupati hanno raggiunto quota settantamila. Nel nostro territorio e in quello limitrofo, interi settori produttivi come quello della moda, delle cornici e del calzaturiero, rischiano di essere interamente cancellati; altri settori, dalla camperistica al conciario, fortemente ridimensionati. Una specie di bollettino di guerra che sembra arricchirsi ogni giorno di più. A Certaldo è cominciata la cassa integrazione per 45 lavoratori della Pertici; per 19 dei 38 dipendenti dell’azienda di abbigliamento Modyva, stanno per partire le procedure di mobilità e altrettanto avverrà per i 67 dipendenti della Manifattura di Stabbia di Cerreto Guidi allo scadere della cassa integrazione (maggio prossimo). Nel settore tessile-abbigliamento, la cassa integrazione del terzo trimestre 2008 è cresciuta del 23.8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’intera catena dei piccoli sub-fornitori del settore camper (1500 lavoratori circa) è in ginocchio nel disinteresse generale. Le occasioni di confronto pubblico come il consiglio comunale aperto del 15 ottobre a Poggibonsi si trasformano in passerelle mediatiche per amministratori e rappresentanti politici di tutti i livelli. Ai lavoratori che sono i soggetti più colpiti, si concede di intervenire solo tre ore dopo, quando la maggior parte di loro erano già andati via.
Un recente studio dell'Irpet ha calcolato che almeno 4.400 famiglie toscane scenderanno sotto la soglia dell'indigenza, passando dal 2,9% al 3,3% del totale (da circa 43.000 a 47.500). La perdita media del reddito sarà di circa 518 euro, cifra che secondo i ricercatori "potrebbe addirittura triplicare nel 2009" se le condizioni non dovessero mutare radicalmente.
Per quanto riguarda i mutui la crisi per i toscani porterà ad un aumento medio di circa 326 euro.
Le richieste di sostegno che giungono allo sportello legale Cobas-Orda precaria, diventano sempre più numerose e gli sfratti per morosità, una realtà quasi quotidiana. E’ una emergenza a cui politica e istituzioni devono dare risposte immediate, promuovendo forme adeguate di sostegno al reddito e assumendo come prioritarie il diritto alla casa e ad un lavoro dignitoso.

sabato 25 ottobre 2008

FONDI PENSIONE: la barzelletta del pubblico impiego

Non è una barzelletta come potrebbe a prima vista sembrare. Nel pieno di una crisi finanziaria che sta facendo crollare banche e borse in tutto il mondo, CGIL-CISL-UIL+UGL (+ cosiddetti autonomi CONFSAL-FIALS), si accingono a dar vita nientemeno che ai FONDI PENSIONE DEL PUBBLICO IMPIEGO!
I nomi fantasiosi scelti per sfilare ancora altri soldi dalle nostre tasche sono: SIRIO per ministeri, parastato e agenzie fiscali e PERSEO per enti locali e sanità.
Tutto questo avviene mentre i fondi pensione già avviati, lamentano perdite considerevoli: Cometa e Fonchim, fondi dei metalmeccanici e dei chimici, hanno perso 7 milioni di Euro in obbligazioni della Lemhan Brothers, e quello dei ferrovieri si è salvato, rimettendoci di meno, solo perché a Luglio si era sbarazzato delle stesse obbligazioni!
Prima ancora della crisi, i fondi avevano perso in media il 2,7%, quasi cinque punti in meno rispetto al +2% reso dal TFR e anche nel lungo periodo gennaio 2000-giugno 2008 nessuno dei maggiori fondi italiani ha raggiunto il rendimento del tfr: + 27,7%.
Tutto questo avviene mentre anche l’Argentina di Kirchner annuncia il ritorno alle pensioni pubbliche. Chi vuole potrà continuare a versare al privato i propri soldi, ma il governo invita i lavoratori a passare al pubblico. Lo Stato si farà carico del passaggio e gestirà i contributi accumulati finora. “Poiché il denaro versato ai fondi pensione finisce in investimenti finanziari il cui rischio è da considerare in aumento, è meglio che lo Stato intervenga ora piuttosto di ritrovarsi a doverlo fare in futuro, quando cioè milioni di lavoratori potrebbero vedere polverizzate le loro pensioni”.

giovedì 23 ottobre 2008

Berlusconi va alla guerra


La conferenza-stampa tenuta ieri da Berlusconi rappresenta una violenta dichiarazione di guerra al popolo della scuola pubblica - sceso in piazza in centinaia di migliaia venerdì scorso -, a chiunque si opponga alle politiche governative e alla stampa non "allineata".
Berlusconi ha iniziato, da principe dei cantastorie, tirando le orecchie alla Gelmini, "colpevole" di aver parlato di maestro unico, mentre all'orizzonte ci sarebbe addirittura una marea di maestre, intorno ad una "prevalente", una di informatica, una di inglese, una di religione e una di educazione fisica.
Ma dopo una noiosa serie di amenità del genere, il monarca di Arcore si è calato l'elmetto in testa, ha assunto toni di voce e cipiglio quasi mussoliniani ed ha annunciato che ordinerà al ministro degli Interni di assaltare, d'ora in poi, qualunque interruzione di lezioni nelle scuole e all'Università.
Esattamente quanto chiedevano stamattina in editoriali forcaioli "Il Giornale" e "Libero": quest'ultimo, sotto il titolo "Chiamate la polizia" invitava, in un editoriale di Renato Farina, a stroncare fantomatici picchetti (previsti dal Farina davanti a tutte le scuole per domani) mediante "calci nelle parti molli degli studenti".
Berlusconi ha annunciato, dunque, uno stato di emergenza poliziesca e l'aggressione violenta di ogni corteo, occupazione o autogestione del popolo della scuola pubblica. E un attimo dopo, davanti ad una platea sbalordita, il capo del governo ha dichiarato guerra alla stampa non "allineata" che dedicherebbe "troppo spazio alle proteste di quattro gatti", usando un linguaggio simile a quello della giunta militare argentina dopo il golpe degli anni '70, quando nella prima conferenza minacciò la stampa democratica, invitandola ad abituarsi in fretta al nuovo clima antipopolare. "Avete quattro anni e mezzo per farci il callo" ha sibilato Berlusconi.
Perchè nel momento di massima popolarità (cosi ci ripete ogni giorno re Silvio) Berlusconi dichiara guerra a chi protesta? Ci pare evidente che il capo del governo è stato colpito non solo dal mezzo milione del corteo di sabato scorso, promosso da Cobas, Cub e SdL, e dal dilagare della protesta nelle scuole ma sopratutto dal tema centrale delle mobilitazioni di questi giorni: "Non pagheremo noi la vostra crisi".
Milioni di lavoratori, pensionati, studenti si sono sentiti dire in questi giorni che i soldi ci sono, che lo Stato può sborsare somme enormi ma che le vuole dedicare al salvataggio di banche fraudolente e di industrie decotte: e si domandano perchè, invece, i soldi non vadano ad aumentare salari e pensioni, a potenziare scuola, sanità e servizi pubblici, unico modo per riavviare sul serio l'economia.
Berlusconi vuole evitare l'allargamento del conflitto sociale spostando tutto sul piano dell'ordine pubblico, riproducendo i meccanismi che portarono alla distruzione dei movimenti degli anni'60 e '70.
Ma nè noi, nè gli studenti, nè l'intero popolo della scuola pubblica cadranno nella trappola: non faremo un passo indietro, la lotta nelle scuole e nelle università si intensificherà, ma l'eventuale violenza del governo andrà a vuoto e si ritorcerà contro chi la sta ideando e la vuole praticare.
Piero Bernocchi, Portavoce Nazionale Cobas Scuola

lunedì 20 ottobre 2008

Un presidente .... di classe


Benedetti ragazzi, ascoltate la saggia voce che scende dal colle…. : “Non si può dire solo no”. Ha ragione. Davanti alla proposta che per migliorare l’unica scuola che funziona degnamente (le elementari) bisogna cacciare 87 mila maestre e ridurre le ore di insegnamento, non si può dire solo no. Si può anche dire: “No, siete dei banditi!”. Concordo che dire solo no non basta. Conosco precari che nella scuola non entreranno mai, i quali dicono addirittura: “No, manco morti!”. E so di persone moderate e responsabili che di fronte alla proposta delle classi di concentramento per bambini stranieri hanno addirittura sbottato: “No, vaffanculo!”. (Alessandro Robecchi sul manifesto del 19/10/08).

La fiumana di fax e di mail diretti al presidente della repubblica Giorgio Napolitano con la richiesta di non apporre la firma alle leggi Gelmini una volta uscite dal Senato è una vicenda in cui i miti metropolitani sulle istituzioni come garanzia di diritti di tutti vincono sulla acquisizione di informazioni. Infatti il bombardamento di mail è cominciato dopo che Napolitano, in occasione del discorso di apertura dell'anno scolastico con la Gelmini a fianco, aveva parlato di "tagli necessari" e di bilancio pubblico da immolare "per le direttive dell'Unione Europea". Direttive che, come sappiamo, prevedono che la UE bruci migliaia di miliardi per salvare le banche dai giochi speculativi, operati da loro stesse, tagliando spesa pubblica ed istruzione per milioni di persone sul continente.
Quando le petizioni hanno raggiunto un numero record Napolitano ha ufficialmente parlato: "firmerò la legge, in qualsiasi modo mi arrivi dal parlamento". Evidentemente questa tetragona dichiarazione non gli è bastata visto che ha fatto anche filtrare al Corriere della sera le seguenti affermazioni "il presidente della Repubblica è particolarmente irritato dal bombardamento di messaggi di questa settimana". Insomma chi crede che in questa repubblica sia possibile la partecipazione democratica è servito.
Quindi più ci si rivolgeva al garante della costituzione, presunto al di sopra delle parti, più questo signore aveva politicamente preso posizione per lo smantellamento della scuola pubblica e dell'università. Subito dopo le manifestazioni di questi giorni, Napolitano è di nuovo intervenuto in difesa e soccorso della Gelmini "non si può dire sempre di no", riferendosi a chi protesta nei confronti dei tagli. Eh no, caro Napolitano, il problema è rovesciato: non si può dire sempre di sì. Solo poche e selezionate persone come te fanno carriera, dal Pci ad una presidenza della repubblica di sapore ultraliberista, suggerendo agli altri "di non dire di no" affinchè i poteri forti diventino sempre più forti. Ringraziando i Giorgio Napolitano con un avanzamento di carriera magari fino al colle più alto.

Se si scrive quindi al presidente della repubblica pensando che il garante della costituzione e quindi dell'istruzione pubblica, una volta informato dalle periferie, si attivi a difesa dei diritti costituzionali, si fa un grave errore. Napolitano sa benissimo quel che di grave sta succedendo nelle scuole e nelle università. Desidera intimamente che succeda, si sta adoperando perchè succeda e, se necessario, manderà i suoi cosacchi. Basta conoscere la sua storia politica per capirlo.

Insomma, se proprio volete scrivere allo zar chiedete almeno le sue dimissioni.
Kenny Dalglish su
Senzasoste.it

domenica 19 ottobre 2008

"Ci pisciano addosso, ma il governo dice che piove" (cartello portato da una signora al corteo di Roma).

sabato 18 ottobre 2008

Una giornata assolutamente straordinaria

Oltre 2 milioni di lavoratori del settore pubblico e privato, hanno incrociato ieri le braccia, in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati di base (Cobas, Cub, Sdl). Un corteo immenso, nonostante la pioggia continua, ha attraversato le strade di Roma per affermare che “noi la crisi non la paghiamo”. Un corteo contro la scuola delle "classi di inserimento" (modello apartheid), che chiedeva al contrario diritti uguali fra tutti (italiani o migranti che siano), diritto alla casa, maggiore salario, fine della precarietà e degli omicidi sul lavoro, il rilancio di previdenza e sanità pubblica, il rafforzamento della contrattazione nazionale e la reintroduzione della scala mobile per lavoratori e pensionati. Una protesta imponente che rappresenta l’unica opposizione sociale credibile alle politiche di questo governo e a cui il sindacalismo di base ha dato voce, imponendo una distanza netta dalle pratiche concertative di cgil, cisl e uil.
Una presenza importante anche dall’empolese valdelsa che ha visto oltre ai lavoratori dei Cobas e ai precari di “Orda precaria”, oltre 20 fra studenti e insegnanti dell’istituto Enriques di Castelfiorentino e numerosi rappresentati delle scuole di S.Miniato ed Empoli.
Quel movimento che ieri ha avviato un percorso di iniziativa e di lotta, destinato a svilupparsi nei prossimi giorni anche nel nostro territorio, è un movimento nuovo, irrapresentabile, pragmatico e post ideologico, senza le tradizionali bandiere sindacali o di partito, che combatte il mercato senza alcuna nostalgia dello stato, consapevole che il pubblico non va difeso, ma costruito.

giovedì 16 ottobre 2008

Ultima occasione, affrettarsi

Non perdete questa occasione, lo sciopero del prossimo venerdì 17 potrebbe essere l’ultimo (anche la data sembra portare iella). Il ministro sacconi ha pensato bene di presentare un ddl di riforma del diritto di sciopero nel servizi pubblici che renderebbe impossibile scioperare e che addirittuta prevede la schedatura degli scioperanti e pesanti sanzioni per i lavoratori e per i sindacati che proclamano scioperi. L’annuncio del nuovo provvedimento arriva in contemporanea con l’approvazione alla camera del «famigerato» 1441-quater, che limita le competenze dei giudici del lavoro, minando nei fatti l’applicazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. A chi ricorda come questo sia già accaduto in questo paese il 3 aprile del 1926, Veltroni risponde che non si può parlare di regime e si dichiara pronto al dialogo.
Intanto, domani noi saremo a Roma per uno sciopero generale e generalizzato di tutti i settori produttivi. Uno sciopero contro la scuola del voto in condotta, delle "classi di inserimento" (modello apartheid), che chiede uguali diritti fra cittadini italiani e migranti,diritto alla casa, maggiore salario, fine della precarietà e degli omicidi sul lavoro, il rilancio di previdenza e sanità pubblica, il rafforzamento della contrattazione nazionale e la reintroduzione della scala mobile per lavoratori e pensionati.


martedì 14 ottobre 2008

Lo sciopero del 30 ottobre? : si può annullare

Bonanni: "La Cisl revocherebbe volentieri lo sciopero del 30 ottobre, così potrebbe spendere le energie per cose più importanti".
Angeletti: "Se il governo ci convoca, possiamo revocare gli scioperi della scuola e del PI".

Il vero sciopero della scuola è quello del 17 ottobre

Se qualcuno/a avesse ancora dei dubbi sul fatto che l'unico sciopero utile per cercare di fermare Tremonti-Gelmini nella loro opera di distruzione della scuola è quello del 17 ottobre, le dichiarazioni di ieri di Bonanni e quelle di Angeletti di stamattina dovrebbero farglieli passare del tutto. In perfetto stile-Berlusconi, il segretario generale della Cisl ha ieri "esternato" a Domenica In - uno di quei contenitori di presunto spettacolo che incantano, non si sa perchè, milioni di italiani/e - che rinuncerebbe volentieri allo sciopero della scuola del 30 ottobre "a condizione che il governo ci convochi per discutere come si riorganizza la scuola".

Bonanni si è dichiarato assai fiducioso di ottenere da Sua Maestà Silvio il sospirato incontro: "Se Berlusconi vuole riappacificarsi deve convocare una riunione e so che tutto spinge in questa direzione". Così, ha concluso Bonanni, "le energie potremo spenderle per cose più importanti".

Oggi Angeletti ha rincarato la dose, affermando, sempre in TV: "Non ci divertiamo a scioperare, se il governo ci convocasse potremmo revocare gli scioperi della scuola e del Pubblico Impiego".

Che la convocazione dello sciopero del 30, del tutto fuori tempo massimo, fosse strumentale, finalizzata solo a disturbare il vero sciopero utile, quello del 17, era per noi chiaro.

D'altra parte Gelmini ha sottolineato che lei prosegue la linea imposta dalle Finanziarie del governo Prodi e dal Libro bianco di Fioroni, che ebbero il pieno avallo della Cisl, della Cgil e della Uil, nonchè di quel Partito Democratico che con la sua ministra-ombra (in senso letterale) Garavaglia ha ieri ricordato che era d'accordo sui tagli nella scuola (la "razionalizzazione della spesa", li ha chiamati) ma fino a 6 miliardi e non a 8 e che la rottura è avvenuta perchè Gelmini si è rifiutata di concordarli insieme.

E' esattamente la piattaforma dello sciopero del 30, che non chiede l'abrogazione dell'art.64 della legge 133 (quello degli odiosi tagli) ma "l'apertura di un tavolo negoziale con il governo per una vera riqualificazione della spesa nella scuola, in grado di coniugare la lotta agli sprechi e alle diseconomie con la garanzia del giusto tempo scuola".

Non si chiede la cancellazione e neanche la riduzione dei tagli e nemmeno si dice che quello attuale è il "giusto" tempo scuola: si vogliono solo concertare insieme i "giusti tagli" contro gli "sprechi".

Non ci sorprende dunque che Bonanni ritenga del tutto secondario "sprecare energie" per difendere la scuola pubblica e che vorrebbe dedicarsi a non meglio precisate "cose più importanti": opinione non condivisa però dalla marea di lavoratori/trici che si apprestano a raggiungere Roma, con centinaia di bus, treni e mezzi privati, il 17 ottobre, per fermare l'opera demolitrice della "strana coppia" Tremonti-Gelmini, per dire no ai terrificanti tagli, per rifiutare la riesumazione della "maestra unica" novecentesca e l'espulsione in massa dei precari; e nemmeno dai lavoratori/trici e cittadini che si riuniranno oggi a Roma davanti al Senato (ore 17), dove inizia la discussione del decreto Gelmini, per gli stessi obiettivi

sabato 11 ottobre 2008

giovedì 9 ottobre 2008

Non siamo clandestini, siamo cittadini

Siamo clandestini quando lavoriamo senza contratto.

Siamo clandestini ogni volta che finisce un contratto di lavoro.

Il licenziamento, la fine di un lavoro, l’assenza di una casa adeguata, significano la revoca, o il mancato rinnovo, del permesso di soggiorno.

Ci vogliono clandestini, o a rischio clandestini, per poterci sfruttare.

Clandestini: gran parte della manodopera in molti settori dell’economia contemporanea, la manutenzione delle metropoli affidata a noi clandestini .. nessun governo risolve i nostri problemi.

Per non rischiare il permesso di soggiorno accettiamo tutte le forme di sfruttamento e di violazione dei diritti del lavoro e della dignità della persona.

Veniamo dall’Africa, dall’Asia, dall’Europa orientale, per produrre la ricchezza di questa Europa ricevendo in cambio paghe da fame e sopraffazioni.

Di fronte a questa realtà non ci sono comunità etniche, nazionalità d’origine da difendere.

Ci battiamo per i diritti di tutti non conta da dove veniamo.

Oggi dicono che in Italia siamo noi il problema, TOGLIAMO SICUREZZA..Qualcuno di noi muore ogni giorno, cascando da un’impalcatura o stritolato da una macchina.

Quando accettiamo questi lavori, SENZA SICUREZZA, per pochi euro l’ora rischiando la vita non siamo un problema..

Portiamo con noi la nostra cultura, le nostre storie. Vogliamo dignità. Vogliamo pace e non guerre.

Non siamo clandestini. Siamo cittadini!

Le migranti e i migranti con il Movimento di lotta per la casa - Firenze

lunedì 6 ottobre 2008

INCENERITORI: nè qui, nè altrove

Comunicato stampa del 06/10/08
"Apprendiamo che sul piano programmatico del PD c'è la costruzione di un inceneritore o, come si preferisce chiamarli oggi, un termo-valorizzatore. A pochi mesi dalle elezioni amministrative vorremmo capire se si tratta della verità, visto che si indica già il luogo prescelto, o di semplice tattica pre-elettorale. Vorremmo ricordare che nella legislazione italiana, in base all' articolo 216 del testo unico delle Leggi Sanitarie (g.u. n.220 del 20/09/1994), gli inceneritori sono classificati come industrie insalubri di prima classe. Bruciare i rifiuti non equivale a distruggerli. Nel 2003, l' inceneritore di Brescia, portato spesso a modello di moderna gestione integrata dei rifiuti, ha “termo-valorizzato” 552.138 tonnellate di rifiuti urbani e ha “prodotto” 124.546 tonnellate di ceneri pesanti e 28.286 tonnellate di ceneri leggere classificate come rifiuti pericolosi. L' incenerimento non è la soluzione al problema rifiuti e discutibile è la questione della produzione energetica. Nel 2004, grazie ai Certificati Verdi e ai cip6 i termo-valorizzatori esistenti sul territorio nazionale hanno ricevuto incentivi per 144 milioni di euro, pagati dagli italiani e sottratti allo sviluppo delle vere fonti energetiche rinnovabili (idroelettrico, solare, eolico e geotermico). La produzione di energia elettrica tramite incenerimento dei rifiuti è indirettamente sovvenzionata dallo stato per sopperire alla sua anti-economicità, i costi di tali incentivi ricadono sulle bollette degli utenti: L' Unione Europea ha inviato una procedura d' infrazione all' Italia per gli incentivi dati dal governo per produrre energia bruciando rifiuti inorganici e considerandola come fonte rinnovabile. Per ridurre la quantità di rifiuti servono politiche serie di riduzione alla fonte. Serve investire nel lavoro e nei servizi come la raccolta differenziata con sistema porta a porta e deviare i finanziamenti verso le vere fonti rinnovabili per il semplice fatto che la salute è un diritto e non una merce".
Cobas Empoli-Valdelsa aderenti alla Confederazione Cobas del lavoro privato

La finanza etica in un paese devastato.

Anche il cavaliere silvio, paladino fino a ieri di quella finanza selvaggia che chiedeva rese a breve del 15 o 20 per cento, fregandosene del come, dove e a che prezzo, a cui non importavano le condizioni di lavoro, i bassi salari, la precarietà, la crescita di infortuni e malattie professionali, le tonnellate di rifiuti tossici prodotti e smaltiti illegalmente, il lavoro nero e le collusioni con la mafia, parla oggi di “riportare l'etica nel mondo della finanza”. Lo aveva già detto la figlia Marina, che nel frattempo aveva preso possesso della poltrona di Mediobanca: “c'è finanza e finanza, c'è la finanza sana e parsimoniosa che Mediobanca rappresenta molto bene”. Una moralità garantita dal presidente Geronzi, accusato di usura per il crack parmalat, rinviato a giudizio per estorsione nell'ambito del troncone Eurolat, indagato di frode nel crack Cirio, condannato in primo grado per il crack Italcase….
Certo è che ad un paese lobotomizzato si può ormai spacciare di tutto, l’ingratitudine dei lavoratori dell’alitalia a fronte degli sforzi di manager seri come Colaninno (capace di affogare Telecom in soli due anni e venderla con una plusvalenza di 1,5 miliardi di Euro, condannato in primo grado a 4 anni e 1 mese per cosiddetto crac Italcase…). Un paese a cui si spaccia la necessità di tagliare scuola e sanità mentre si finanzia con 400 milioni di euro (finanziaria 2008) il nuovo Jet militare Aermacchi M346.

sabato 4 ottobre 2008

Sesto San Giovanni, ex Stalingrado d'Italia

-Nei primi 6 mesi del 2008, in Lombardia 78 operai sono morti causa “infortuni” sul lavoro.
-Nei primi 6 mesi del 2008, in Lombardia 16.000 lavoratori hanno perso il posto di lavoro, circa il 27% in più rispetto lo stesso periodo dello scorso anno.
-A sesto San Giovanni operaie/i venivano confinati in reparti “mattatoio”, costretti a respirare i fumi e le polveri, esposti alle sostanze nocive e cancerogene, alle radiazioni delle saldature con protezioni “antinfortunistiche” fatte di coperte e lenzuola d’amianto che si frantumavano, disperdendosi nell’aria e nei polmoni dei lavoratori. 12 anni di battaglie, 19 denunce archiviate e 76 lavoratori uccisi dal killer amianto.
- A Sesto San Giovanni mentre il Comune chiede all’Unesco il riconoscimento della città quale “paesaggio culturale evolutivo”, i Rom bruciano in accampamenti di fortuna.
- A Sesto San Giovanni i genitori di un bambino della seconda elementare, con la gamba ingessata, per poterlo mandare a scuola hanno dovuto comprare il banco a loro spese, perché serviva uno un po’ più grande.
-A Sesto San Giovanni 3 pakistani sono stati multati (390 euro), perché mangiavano un mango in un parco.
-A Sesto San Giovanni qualcuno ha scritto frasi razziste contro il ragazzino romeno morto carbonizzato nella sua baracca qualche giorno fa.

venerdì 3 ottobre 2008

La lunga scia di sangue

Quattro morti solo ieri in toscana. Tre nei cantieri per la variante di valico: Giovanni Mesiti, 49 anni, di Locri (Reggio Calabria), Rosario Caruso, 26 anni, di Sinopoli (Reggio Calabria), e Gaetano Cervicato, 45, di Melito di Napoli (Napoli), il quarto (Alessandro Marrai) su un cantiere della Tav che porta dalla stazione di Castello a quella di Rifredi. Tav e variante di valico sono la rappresentazione più evidente del fallimento di un modello di sviluppo che ha devastato i territori e generato morti e insicurezza. E’ inaccettabile che si possa morire cadendo nel vuoto o travolti da un carrello per la manutenzione in due fra i cantieri più monitorati d’italia.

Cinque morti per fare una tragedia

Ecco, bravi! Morite compatti e non in ordine sparso, sennò non fate notizia. Bel colpo compagni! Ve ne siete andati in cinque oggi, tre sono caduti di là, un altro lì, e uno qua, abbastanza vicino. Visto? Una cinquina e siete tornati in pole position, almeno sui giornali on line, poi bisognerà attendere, ma è facile che domani sarete in prima pagina, e forse qualcuno al bar, anziché parlare dei risultati del torneo di calcio, o dei 9 milioni di euro che moratti da al suo allenatore, parlerà di voi.

Certo però che vi siete dovuti impegnare parecchio per far sì che si tornasse ad usare il termine tragedia, perché se continuate a morire ad uno ad uno, uno a Bolzano e uno in Sardegna, uno a Torino e l’altro a Crotone – tanto per dire la distanza – siete e resterete sempre incidenti, cose che capitano, fatalità che non si possono imputare a nessuno.

Ma avevate il casco quando siete precipitati da 38 metri o non lo avete messo per non sciupare la capigliatura? Perché è questo che dicono di quelli che se ne vanno uno ad uno, è sempre per colpa del fato, ma agevolato dall’imperizia del singolo morto.

Bravi operai che siete morti. Era ora che vi decideste a fare un po’ di chiasso in questo paese logorato dalla monotonia. Va tutto così bene che ci manca solo l’orologio che non sgarra mai per farci confondere con la Svizzera. Bravi! Ora vedrete che troveranno il fesso – un politico o un sindacalista – che porterà il suo grugno davanti ad una telecamera per dire che voi no, non siete morti invano, che grazie a voi le cose cambieranno.

E voi? Dico a voi 35, che siete morti in ordine sparso nel solo mese di Settembre, perché non ci avete pensato? Perché non vi siete dati appuntamento per morire tutti insieme lo stesso giorno?

Voi sì che siete stati inutili, avrete provocato si e no qualche minuto di silenzio e forse un paio di ore di sciopero per protesta spontanea. Nemmeno un articoletto per dire che i vostri colleghi avevano incrociato le braccia.

Dai coraggio, ce la si può fare … un altro piccolo sforzo, un altro paio di vite umane, e vedrete che finalmente i tesserati di CGIL CISL e UIL manderanno a cagare i vertici strappando le tessere, e finalmente si potrà ricostituire un sindacato reale, non servo del padronato, che riuscirà a gridare alla tragedia anche se muore un uomo solo, e bloccare i cantieri, e le strade e le piazze e i porti e gli aeroporti. E l’epoca in cui uno sciopero generale, durava 4 ore e garantiva fasce protette, come fosse una TV per i ragazzi, diventerà solo un ricordo.

Quando il lavoratore riuscirà a creare un sindacato reale, forse miracolosamente si smetterà di morire di lavoro, perché sarà il tempo in cui si potrà tornare a discutere dei contratti di lavoro al ministero del lavoro, e non più proni, al cospetto dei padroni di CONFINDUSTRIA.

Rita Pani. http://www.r-esistenza-settimanale.blogspot.com/