mercoledì 3 febbraio 2016

Per un nuovo PROTOCOLLO di INTESA sugli APPALTI nei SERVIZI PUBBLICI

Oggi abbiamo incontrato la commissione lavoro dell'Unione dei comuni dell'empolese Valdelsa. Abbiamo illustrato la proposta di un nuovo protocollo di intesa sugli APPALTI nei SERVIZI PUBBLICI, fermo restando che la nostra posizione è sempre stata quella di porre fine ai processi di esternalizzazione con una analisi reale dei costi e benefici avviando al contempo percorsi di re-internalizzazione dei servizi e del relativo personale.
Non ci aiuta l'assenza di regole in materia di contratti di lavoro, anzi la possibilità di applicare contratti di peggiore favore per i\le dipendenti, contratti di riferimento per alcune aziende\cooperative operanti in un determinato settore che vanno ad annullare alcune conquiste storiche del movimento operaio.
Emblematico è il caso dei contratti delle cooperative sociali e del multiservizi applicati nell'ambito dell'igiene ambientale al posto di quelli tradizionalmente utilizzati per l'igiene pubblica e privata, ossia il Federambiente e il Fise.
L'applicazione dei contratti piu' sfavorevoli rappresenta un danno economico per la forza lavoro e una delle cause degli appalti al ribasso alimentando circoli viziosi nell'affidamento di lavori, servizi e forniture. Alcuni contratti nazionali sono stati appositamente ideati per favorire i processi di esternalizzazione a basso costo con l'inevitabile consenso dei sindacati firmatari.
Alla luce di queste considerazioni, fermo restando l' assenza di una normativa di riferimento a tutela del potere di acquisto e di contrattazione, in presenza di continue deroghe ai contratti nazionali, in assenza di una contrattazione di secondo livello in gran parte delle aziende vincitrici di appalti pubblici, avanziamo le proposte di seguito elencate, a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici.
Garantire chiarezza e trasparenza nei procedimenti di affidamento di lavori, servizi e forniture per tutelare anche la qualità dei servizi erogati.
• Non basarsi nella aggiudicazione di un appalto sulla cosiddetta offerta economicamente più vantaggiosa. L'offerta tecnica, da valutare con elevato punteggio, deve includere una adeguata percentuale di contratti a tempo indeterminato e full time, le qualifiche del personale impiegato, i costi e gli impegni relativi alla salute e sicurezza sul lavoro, la tutela ambientale, la disponibilità all’inserimento di personale in condizioni di svantaggio (qualora compatibile con il lavoro e/o il servizio oggetto dell’appalto), l’impiego di strumenti volti a contrastare il lavoro irregolare; l’organizzazione del lavoro e del servizio, le tecnologie impiegate e il tempo di esecuzione del lavoro e/o del servizio.
Iscrizione nella White list (elenchi in Prefettura dove sono inserite, divise per settore, le imprese escluse da tentativi di infiltrazione mafiosa); da richiedere per tutti i settori e non solo per quelli più a rischio. Non ci facciamo troppe illusione su questo strumento come del resto sullo stesso «rating di legalità», una sorta di “bollino” introdotto dal Parlamento alla fine del 2012 per certificare l’affidabilità operativa di un’impresa sulla base di precisi parametri giuridici . La legalità sbandierata non è sempre sinonimo della legalità stessa come dimostra la presenza di alcune cooperative protagoniste di Mafia Capitale nelle stesse liste ministeriali. I requisiti giuridici alla base del rating sono inadeguati sia per affermare principi e pratiche di trasparenza e legalità sia per rappresentare una pratica reale di sviluppo. Di ben altro avrebbe bisogno il terzo settore e il mondo cooperativo che ormai si poggiano sempre piu' sul lavoro volontario e sulla precarietà assoluta.
Rating di legalità (rilasciato dall’ AGCM alle imprese con fatturato superiore ai 2 milioni di euro) per principi etici nei comportamenti aziendali (richiedere estensione a tutte le aziende) come premiante nell'offerta tecnica; elenco di imprese che operano nel rispetto della legalità quale correttezza retributiva-contributiva-fiscale, rispetto delle norme che tutelano la sicurezza dei lavoratori, tutela dell'ambiente. Sia motivo di esclusione dalle gare o recessione dall'appalto il mancato rispetto della legalità intesa come tutela e salvaguardia dell'ambiente, dei lavoratori e della loro equa retribuzione.
In tal senso:
- Impegno da parte dell’Amministrazione ad acquisire informazioni attraverso le banche dati dell’Autorità nazionale anticorruzione e del Ministero degli Interni sulle imprese partecipanti ai bandi circa la verifica dell’affidabilità economica, il rispetto di tutte le norme sull'ambiente e sulle tutele relative alla sicurezza sul lavoro, sui comportamenti e la reputazione delle stesse aziende e dei loro dirigenti anche sul piano professionale ed etico.
Inasprire la lotta alla corruzione a salvaguardia dei principi di legalità e di concorrenza inserendo nei documenti di gara - quale fattore premiante nei confronti dell’impresa- il possesso del Rating di Legalità.
Detto ciò ricordiamo che il possesso del rating è condizione essenziale per accedere al credito bancario e al finanziamento della pubblica amministrazione come sancito dal decreto interministeriale n.57 del 2014, un decreto che con lo scandalo di Mafia capitale ha dimostrato limiti e inadeguatezze che il Governo ad oggi non ha minimamente affrontato e men che mai rimosso. Lo stesso sistema di premialità delle imprese esclude le questioni dirimenti come il rispetto dei diritti della forza lavoro.
Clausola sociale di salvaguardia
La clausola sociale rinvia al contratto nazionale di riferimento e spesso non rappresenta una adeguata tutela atta alla riassunzione senza perdita di ore e di salario.
Le clausole sociali presenti in numerosi contratti non consentono ai lavoratori e alle lavoratrici - nei cambi di appalto- di sfuggire dalla applicazione del contratto a tutele crescenti previsto dai decreti attuativi del Jobs Act . Non esistono tutele reali a salvaguardia dei contratti di riferimento, a tutela delle ore contrattuali (spesso i contratti dominanti sono part time) e degli stessi posti di lavoro. La stessa natura dell’appalto può essere suscettibile di qualche modifica e l’organizzazione di impresa della azienda o cooperativa subentrante potrebbe essere tale da rivedere non solo la natura degli appalti ma anche gli stessi contratti in essere.
Il contratto di appalto dovrà essere scritto in modo tale da evitare interpretazioni univoche e restrittive da parte del vincitore, vincolarlo il più possibile al rispetto di procedure, servizi per i quali personale qualificato e già operante diventi in qualche modo indispensabile.
Quanto poi alle cooperative, tenute ad assumere una certa quota (almeno il 30% ) di personale tra le figure svantaggiate, si chiede alla stazione appaltante, privata o pubblica che sia, di inserire nel bando la clausola sociale a salvaguardia di queste figure svantaggiate
Ciò non mette al riparo da eventuali cambiamenti organizzativi che possano anche determinare un appalto al ribasso con perdita di ore ma sicuramente non ci sono gli estremi per giudicare turbativa o illegale una clausola sociale più ampia che preveda la conservazione del posto fin dalla scrittura del bando. Detto ciò non esiste alcun obbligo di assunzione di tutto il personale, l'aggiudicatario dell'appalto può accampare la motivazione della diversa organizzazione del lavoro risparmiando su qualche assunzione o diminuendo il monte ore di alcuni\e lavoratori\trici.
Spetti quindi all'appaltante il compito di verificare se sussistono le condizioni per non riassorbire la totalità del personale, insomma l'ente pubblico dovrà verificare in cosa consista l'effettivo mutamento tecnico ed organizzativo e eventualmente disconoscerlo, il che lo impegna ad un ruolo attivo e non solo di mero spettatore.
In tutti i casi esista l'obbligo a convocare la RSU o le RSA (firmatarie o non del contratto nazionale) durante il cambio di appalto e avviare una trattativa.
Chiediamo l’ inserimento nei bandi di gara, tra le condizioni di esecuzione dell’appalto, di una clausola sociale che, ai sensi dell’art. 69 D.lgs 163/2006, imponga all'affidatario di assorbire ed utilizzare, prioritariamente, gli stessi addetti che operavano alle dipendenze del precedente appaltatore. Una simile clausola all’interno del bando non è in contrasto con i principi di cui all’art. 2 Codice appalti, primi tra tutti quello di libera concorrenza e di libera iniziativa economica dato che l'utilizzo della formula "prioritariamente", appare implicitamente contemperare tale obbligo a condizione che il numero dei lavoratori e la loro qualifica siano armonizzabili con l'organizzazione d'impresa dell’impresa aggiudicataria e con le esigenze tecnico-organizzative e di manodopera previste. In tal caso, laddove poi l’impresa subentrante non mantenga il livello occupazionale, la stazione appaltante dovrà verificare l'effettivo comportamento della azienda e la impossibilità di confermare alle medesime condizioni tutto il personale. Chiediamo che la stazione appaltante si attivi per verificare l'effettivo mutamento tecnico ed organizzativo invocato dall’appaltatore al fine di non riassorbire l’intero personale.
- Riconoscimento di fattori premianti per le imprese che garantiscono ai lavoratori presenti sull’appalto:
. il mantenimento dell’occupazione anche in mancanza della clausola di salvaguardia nel CCNL applicato
. un trattamento economico non inferiore a quello percepito in precedenza, compatibilmente con le condizioni economiche della gara di appalto, ivi compresi gli eventuali scatti di anzianità maturati e gli eventuali trattamenti integrativi salariali comunque denominati; la presenza di contratti di secondo livello
- Riconoscimento di fattori premianti per le imprese con CCNL che preveda espressamente la clausola di salvaguardia in ipotesi di cambio di appalto e, a parità di presenza della clausola di salvaguardia, che preveda delle tabelle retributive più favorevoli per i lavoratori.
- Riconoscimento di fattori premianti per le imprese che si impegnano a convocare le RSA o le RSU al momento del passaggio al nuovo appaltatore, dando vita a procedure a salvaguardia dei livelli occupazionali anche attraverso specifiche intese.
- Inserimento nei bandi di gara di clausole che favoriscano l'inserimento lavorativo delle categorie protette e dei soggetti svantaggiati, tranne nei casi ove sia chiaramente incompatibile con la natura del lavoro o del servizio.
Tempi medi durata appalto: stabilire una durata di almeno 4 anni.
Incentivare la partecipazione delle piccole e medie imprese e loro consorzi alle gare di appalto, attraverso l’adozione della politica dei lotti funzionali autonomi in quanto compatibili con l’obiettivo della gara; In tal senso:
- Favorire, in coerenza con le direttive europee e salvaguardando il principio della libera concorrenza, le imprese di piccole e medie dimensioni ed i loro consorzi residenti nel territorio mediante la suddivisione, ove possibile, degli appalti in lotti funzionali. Le stesse imprese locali debbono comunque offrire garanzie ben precise a tutela della loro forza lavoro. In numerose province è proprio l'impresa locale a violare i principi basilari della correttezza, buona fede, legalità e trasparenza, quindi il rispetto (certificato e appurato da organismi di controllo) delle normative in materia di appalti, ambiente, lavoro rappresenti una condizione imprescindibile.
Aumentare le verifiche da parte dell'Ente sugli appalti in corso: i dipendenti siano realmente formati in materia di sicurezza, nel rispetto del contratto nazionale e per scongiurare il ricorso ai demansionamenti, siano pagati gli stipendi con regolarità e non si faccia sistematico ricorso al lavoro supplementare a tutela di un organico stabile.
Prevedere un sistema sanzionatorio efficace finalizzato alla effettiva previsione di clausole risolutive e penali da applicarsi durante lo svolgimento dell’appalto, nonché la penalizzazione delle imprese che abbiano eseguito con negligenza precedenti appalti commissionati dall’Amministrazione o che non abbiano rispettato la normativa in materia di sicurezza sul lavoro.
Garantire tempi certi e velocizzare tempi delle procedure delle gare. In tal senso:
- da parte dell’impresa appaltatrice, impegno a rispettare i tempi previsti nella fase di esecuzione del contratto, rispetto garantito altresì da elementi penalizzanti;
- da parte della stazione appaltante, impegno a garantire il rispetto dei tempi di pagamento previsti dalle disposizioni legislative.

giovedì 11 giugno 2015

25 anni di lotte non si cancellano. Sabato 13, ore 9, a Empoli presidio di solidarietà con i lavoratori ATI davanti alla sede di Publiambiente

I Cobas Empoli-valdelsa, in relazione a quanto sta accadendo rispetto alla gara di appalto per l’ affidamento di una parte del  servizio porta a porta nei comuni di Castelfiorentino, Certaldo, Montaione e Gambassi Terme, convocano per sabato 13 giugno ore 9 davanti la sede di Publiambiente in via Garigliano a Empoli un presidio/conferenza stampa di tutti/e i lavoratori e le lavoratrici che stanno e che hanno svolto il servizio in questi anni. La novità è che dopo riammissione,  di una delle concorrenti, precedentemente esclusa ( http://www.gonews.it/2015/05/15/stop-alla-gara-per-la-cooperativa-ati-i-cobas-non-ci-si-puo-basare-solo-sul-criterio-del-massimo-ribasso/ ), mercoledì 3 giugno Publiambiente ha aperto la parte economica constatando che il ribasso maggiore (di poco più di un solo punto percentuale) non è quello dell’ Associazione Temporanea d’Impresa composta da Società cooperativa ATI e cooperativa sociale OROZZONTI. Come Cobas diciamo da anni che il sistema delle gare d’ appalto deve essere rivisto, come le cronache di questi giorni stanno ampiamente dimostrando. Il risultato referendario del 2011 (di cui in questi giorni ricorre l’ anniversario) è tradito e calpestato. Il dato di fatto è che anche nei nostri territori si distruggono realtà sane mettendo nell’ incertezza per il proprio futuro decine di lavoratori e lavoratrici nella totale apatia e indifferenza della politica.
Per esplicitare tutto ciò l’ invito è per sabato mattina,

Cobas ATI, Cobas Empoli-valdelsa aderenti alla Confederazione Cobas del lavoro privato

giovedì 28 maggio 2015

Basta gare al ribasso

I lavoratori della cooperativa ATI si sono riuniti in assemblea mercoledì 13 maggio nella sede di Castelfiorentino preoccupati per lo stop, deciso dal Tar della Toscana, alla gara per la raccolta dei rifiuti in quattro comuni (Castelfiorentino, Certaldo, Montaione e Gambassi Terme). La sospensione della gara arriva dopo il ricorso di una delle ditte concorrenti, con sede legale a Salerno, esclusa per mancanza delle credenziali minime, nello specifico i requisiti di capacità tecnica e finanziaria, come riportano alcuni organi di stampa locali. La gara era stata affidata alla Società cooperativa ATI in associazione temporanea di impresa con la cooperativa sociale Orizzonti che, grazie ad un ribasso maggiore, l’ hanno spuntata su una terza concorrente. Ovviamente nessuno mette in discussione la legittimità del ricorso e tutti siamo fiduciosi sulla sentenza emessa dal Tar regionale il 23 settembre dopo l’ udienza di merito. Certo è che le lavoratrici ed i lavoratori delle cooperative di servizi in appalto non hanno un attimo di pace, grave sarebbe se, sulla loro pelle, l’intento non fosse altro che quello di mirare ad un improbabile risarcimento danni. Non è neanche difficile ipotizzare che chi ne farà le spese saranno l’ utenza del territorio ed i lavoratori stessi. La cooperativa ATI applica ai propri operatori il CCNL dell’ Igiene Ambientale privata FISE in cui l’ art. 6 e 8 garantiscono la clausola sociale che impone, in caso di cambio appalto, l’ assunzione del personale che veniva impiegato per lo stesso servizio dalla ditta uscente. Il problema è che con l’ entrata in vigore a marzo della riforma del lavoro denominata Jobs Act è ancora tutto da decifrare il diritto all’inquadramento, pur riconoscendo l’ anzianità di servizio, prevederebbe l’ applicazione del famigerato contratto a tutele crescenti come fossero nuove assunzioni con una perdita sostanziale dei diritti. Riteniamo quindi legittime e fondate le preoccupazioni che tolgono il sonno a chi il servizio lo svolge da anni. Diciamo da tempo che l’ affidamento di una gara non può basarsi solo sul massimo ribasso, deve essere selezionata l’ offerta economicamente più vantaggiosa tenendo conto dei valori di costo del lavoro e considerando anche fattori quali la conoscenza del territorio e l’ esperienza nello svolgere lo specifico, non essendo di fronte a servizi affidati per la prima volta, se si vuole garantire la continuità della qualità del servizio dimostrata dalla professionalità maturata in tutti questi anni.
Cobas ATI
I lavoratori della cooperativa ATI si sono riuniti in assemblea mercoledì 13 maggio nella sede di Castelfiorentino preoccupati per lo stop, deciso dal Tar della Toscana, alla gara per la raccolta dei rifiuti in quattro comuni (Castelfiorentino, Certaldo, Montaione e Gambassi Terme). La sospensione della gara arriva dopo il ricorso di una delle ditte concorrenti, con sede legale a Salerno, esclusa per mancanza delle credenziali minime, nello specifico i requisiti di capacità tecnica e finanziaria, come riportano alcuni organi di stampa locali. La gara era stata affidata alla Società cooperativa ATI in associazione temporanea di impresa con la cooperativa sociale Orizzonti che, grazie ad un ribasso maggiore, l’ hanno spuntata su una terza concorrente. Ovviamente nessuno mette in discussione la legittimità del ricorso e tutti siamo fiduciosi sulla sentenza emessa dal Tar regionale il 23 settembre dopo l’ udienza di merito. Certo è che le lavoratrici ed i lavoratori delle cooperative di servizi in appalto non hanno un attimo di pace, grave sarebbe se, sulla loro pelle, l’intento non fosse altro che quello di mirare ad un improbabile risarcimento danni. Non è neanche difficile ipotizzare che chi ne farà le spese saranno l’ utenza del territorio ed i lavoratori stessi. La cooperativa ATI applica ai propri operatori il CCNL dell’ Igiene Ambientale privata FISE in cui l’ art. 6 e 8 garantiscono la clausola sociale che impone, in caso di cambio appalto, l’ assunzione del personale che veniva impiegato per lo stesso servizio dalla ditta uscente. Il problema è che con l’ entrata in vigore a marzo della riforma del lavoro denominata Jobs Act è ancora tutto da decifrare il diritto all’inquadramento, pur riconoscendo l’ anzianità di servizio, prevederebbe l’ applicazione del famigerato contratto a tutele crescenti come fossero nuove assunzioni con una perdita sostanziale dei diritti. Riteniamo quindi legittime e fondate le preoccupazioni che tolgono il sonno a chi il servizio lo svolge da anni. Diciamo da tempo che l’ affidamento di una gara non può basarsi solo sul massimo ribasso, deve essere selezionata l’ offerta economicamente più vantaggiosa tenendo conto dei valori di costo del lavoro e considerando anche fattori quali la conoscenza del territorio e l’ esperienza nello svolgere lo specifico, non essendo di fronte a servizi affidati per la prima volta, se si vuole garantire la continuità della qualità del servizio dimostrata dalla professionalità maturata in tutti questi anni. Cobas ATI

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I lavoratori della cooperativa ATI si sono riuniti in assemblea mercoledì 13 maggio nella sede di Castelfiorentino preoccupati per lo stop, deciso dal Tar della Toscana, alla gara per la raccolta dei rifiuti in quattro comuni (Castelfiorentino, Certaldo, Montaione e Gambassi Terme). La sospensione della gara arriva dopo il ricorso di una delle ditte concorrenti, con sede legale a Salerno, esclusa per mancanza delle credenziali minime, nello specifico i requisiti di capacità tecnica e finanziaria, come riportano alcuni organi di stampa locali. La gara era stata affidata alla Società cooperativa ATI in associazione temporanea di impresa con la cooperativa sociale Orizzonti che, grazie ad un ribasso maggiore, l’ hanno spuntata su una terza concorrente. Ovviamente nessuno mette in discussione la legittimità del ricorso e tutti siamo fiduciosi sulla sentenza emessa dal Tar regionale il 23 settembre dopo l’ udienza di merito. Certo è che le lavoratrici ed i lavoratori delle cooperative di servizi in appalto non hanno un attimo di pace, grave sarebbe se, sulla loro pelle, l’intento non fosse altro che quello di mirare ad un improbabile risarcimento danni. Non è neanche difficile ipotizzare che chi ne farà le spese saranno l’ utenza del territorio ed i lavoratori stessi. La cooperativa ATI applica ai propri operatori il CCNL dell’ Igiene Ambientale privata FISE in cui l’ art. 6 e 8 garantiscono la clausola sociale che impone, in caso di cambio appalto, l’ assunzione del personale che veniva impiegato per lo stesso servizio dalla ditta uscente. Il problema è che con l’ entrata in vigore a marzo della riforma del lavoro denominata Jobs Act è ancora tutto da decifrare il diritto all’inquadramento, pur riconoscendo l’ anzianità di servizio, prevederebbe l’ applicazione del famigerato contratto a tutele crescenti come fossero nuove assunzioni con una perdita sostanziale dei diritti. Riteniamo quindi legittime e fondate le preoccupazioni che tolgono il sonno a chi il servizio lo svolge da anni. Diciamo da tempo che l’ affidamento di una gara non può basarsi solo sul massimo ribasso, deve essere selezionata l’ offerta economicamente più vantaggiosa tenendo conto dei valori di costo del lavoro e considerando anche fattori quali la conoscenza del territorio e l’ esperienza nello svolgere lo specifico, non essendo di fronte a servizi affidati per la prima volta, se si vuole garantire la continuità della qualità del servizio dimostrata dalla professionalità maturata in tutti questi anni. Cobas ATI aderente alla Confederazione Cobas del lavoro privato

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giovedì 26 marzo 2015

PIATTAFORMA RIVENDICATIVA CCNL SERVIZI AMBIENTALI.


PREMESSA:
Il rinnovo del CCNL dell'Igiene Ambientale Pubblica e Privata, avviene in momento storico dove il potere di acquisto e normativo dei diritti dei lavoratori è molto compromesso ed arretrato. La concertazione dei sindacati confederali ha contribuito alla perdita progressiva dei nostri diritti, basti pensare all'innalzamento dell'età pensionabile e alle leggi sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro.
Con l'approvazione del Jobs Act in vigore dal 7 marzo, la nostra categoria subirà degli arretramenti come la questione del demansionamento, dove il cambio di appalto o affidamento diretto per gara avviene su tutto il territorio nazionale.
La controparte vorrebbe liberarsi da un contratto nazionale che regola da nord a sud del nostro Paese, la vita lavorativa di tutti/e gli/le addetti/e dell'igiene ambientale: il grande sogno che si cela, è quello di avere aziende sotto forma di “holding pubbliche” che gestiscono servizi e poi li affidano a questa o quella cooperativa, arrivando così a smantellare la figura dell'operatore ecologico ormai molto compromessa.
E' nostra intenzione, dove siamo presenti, proporre a tutti gli addetti dell'igiene ambientale una piattaforma rivendicativa contrattuale minima, da discutere e decidere nelle assemblee.

PIATTAFORMA RIVENDICATIVA CCNL SERVIZI AMBIENTALI.
Il Cobas Igiene Ambientale sia del settore pubblico (FEDERAMBIENTE) che privato (FISE) chiede che, come da dichiarazione programmatica per lo sviluppo del settore dei servizi ambientali dei firmatari del CCNL FISE (marzo 2012), sia concretizzato il loro impegno nella realizzazione di un CCNL unico di settore.
Si chiede inoltre che, a salvaguardia della sicurezza e della salute delle lavoratrici e dei lavoratori del settore ma anche della qualità del servizio stesso sia posto un limite alle troppe esternalizzazioni, siano avviati processi di re-internalizzazione dei servizi e del personale mantenendo e rispettando le garanzie dell’ ART. 6 e 8 (clausola sociale) dell’ Igiene Ambientale sia FISE che FEDERAMBIENTE.
Laddove il servizio sia esternalizzato si chiede che:
Nell’ affidamento o nel bando di gara stesso sia specificata l’ applicazione del CCNL dei servizi ambientali di settore con l’ obbligo di assicurare ai propri dipendenti il trattamento economico e normativo previsto. Non è più tollerabile il ricorso a CCNL come quello del commercio o multiservizi per mansioni specifiche dell’ igiene ambientale e vedere, anche negli stessi territori, applicare più contratti a seconda della spartizione dello stesso servizio in più ditte.
Sia garantito, in relazione alla scadenza del contratto di appalto, il passaggio dello specifico personale addetto dell’ impresa cessante a quella subentrante sempre e comunque.
Punto questo vincolante per aggiudicarsi la gara stessa.
Sia selezionata l’ offerta economicamente più vantaggiosa e non al massimo ribasso considerando anche fattori quali conoscenza del territorio, esperienza nello svolgere il servizio specifico e valutando la congruità delle offerte tenendo conto dei valori di costo del lavoro.
Non sia permessa la possibilità del sub-appalto e/o affidamento del servizio ad altra ditta o cooperativa.
Non sia permesso andare in deroga al CCNL!

TEMPO VESTIZIONE DPI:
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 2837 del 7 febbraio 2014 ha ribadito “in relazione alla regola fissata dal R.D.L. 5 marzo 1923 n. 692 art. 3
Fonte: Cassazione: al tempo impiegato dal lavoratore per indossare gli abiti da lavoro deve corrispondere una retribuzione aggiuntiva. WWW. Studio Cataldi.it
Pertanto, chiediamo che: Il tempo previsto per la vestizione debba essere riconosciuto e retribuito a tutti gli/le operatori/trici e che venga scorporato dalle altre operazioni accessorie (vedi doccia, etc). Il vestiario rientra nella
categoria dei DPI ed indossarlo è un obbligo di legge (art. 64, punto 3, comma 5 CCNL): “gli oggetti vestiario devono essere indossati dal personale obbligatoriamente ed esclusivamente durante il servizio”. L’indosso del DPI, pertanto, fa parte di quelle azioni quotidiane che il/la lavoratore/trice svolge in servizio nell’ambito dei suoi doveri lavorativi. È necessario, quindi, rivedere l’art. 17 CCNL, il quale afferma in buona sostanza che: “la riduzione dell’orario di lavoro a 36 ore disposta dall’art. 24 del CCNL 19 Giugno 1987, è stata attuata con riferimento al c.d. “tempo tuta”, con il chiaro intento di ricomprendere nei confronti del personale dipendente interessato i tempi necessari alla vestizione, etc. In tale prospettiva, il tempo di lavoro effettivo è stato ridotto, mantenendo inalterata la retribuzione, con effetto, quindi, compensativo dei tempi necessari a svolgere tutte le operazioni accessorie, di cui all’art. 17 suddetto”.

PER QUANTO RIGUARDA LA SALUTE E LA SICUREZZA:
le Parti si dotino di tutti gli strumenti necessari, affinché vengano poste in essere tutte quelle vere forme di tutela e di controllo per il rispetto delle normative in materia di sicurezza.
Spesse volte nelle varie aziende del settore, dove gli aspetti critici e vertenziali sono molteplici, il numero dei RLSSA non sono sufficienti a monitorare tutte le situazioni di rischio (1 ogni 200 lavoratori!), in quanto le unità produttive hanno peculiarità molto differenti tra loro: dal comparto impianti e discariche, al comparto autisti automezzi; dalle officine a quello dello spazzamento, fino arrivare al personale impiegatizio degli uffici.
Quindi:
siano istituite più figure RLSSA nella misura di: almeno uno (1) RLSSA per ogni due unità produttive, ove l’azienda sia divisa in unità produttive.
Siano redatti DVR (Documenti Valutazione Rischio) in maniera dettagliata e specifica ai luoghi di lavoro, che individuino ogni minimo rischio potenziale presente in ogni singola unità produttiva, considerato che sul contenuto di tali documenti verrà redatto poi il protocollo sanitario per le visite mediche a cui i lavoratori saranno sottoposti.
Sia riconosciuta la nostra categoria come categoria soggetta a lavoro usurante. Nell’ambito del porta a porta, per esempio, l’operatore unico è costretto per la raccolta del differenziato, ad un continuo sali e scendi dal mezzo causa il mancato adeguamento meccanizzato dei mezzi. Tale situazione sta causando tra gli addetti al servizio un innalzamento della percentuale di patologie lombo scheletriche.
Nell’ambito degli impianti, invece, si registrano casi sempre più frequenti di operatori affetti da patologie tumorali sia all’apparato respiratorio che a quello gastrico.

PER QUANTO RIGUARDA LA DINAMICA SALARIALE:
In 25 anni i redditi da capitale sono cresciuti del 90%, i profitti sono aumentati del 76%, mentre i salari sono fermi da 20 anni a questa parte.
Anzi se calcoliamo il potere di acquisto siamo andati decisamente indietro, infatti solo dal 2000 al 2010, le buste paga hanno perso oltre cinquemila euro in termini di potere di acquisto: 3400 euro per la inflazione a cui aggiungere i circa 2.000 euro in meno derivanti dalla mancata restituzione del fiscal drag (aumento della pressione fiscale originato dalla espansione inflazionistica dei redditi in presenza di aliquote fiscali crescenti).
Quanto abbiamo perduto allora? nel settore privato, dove i contratti nazionali sono stati siglati con aumenti al di sotto del potere di acquisto, abbiamo perso circa 5500 euro, secondo dati più o meno riconosciuti dai sindacati (cgil uil ) e da vari studi statistici.
Nel settore dell'igiene ambientale abbiamo poi molteplici contratti che tendono a uniformare verso il basso il costo medio di un lavoratore, soprattutto nei cambi di appalto prendendo ad esempio e riferimento il ccnl multi servizi.
Il rinnovo dei contratti nazionali è avvenuto prima con la inflazione programmata, poi con codici e sistemi di calcolo ancora più sfavorevoli, in questo modo, grazie alle intese nazionali sottoscritte da Cgil, Cisl e Uil, ci ritroviamo con salari che hanno perso potere di acquisto e contratti svuotati di
tutele e diritti collettivi ed individuali. Il resto lo faranno i decreti attuativi del jobs act che nei cambi di appalto applicheranno la libertà di licenziamento a tutti.
Per quanto riguarda l' EGR, ossia l’elemento di garanzia retributiva, riteniamo vergognoso il suo ammontare annuale su dato base mensile (€ 10,33), soprattutto se considerato come premio produzione, inoltre è inaccettabile se vincolato alle assenze per malattia (12 giorni o 4 certificati in un anno).
Pertanto, considerato che il trattamento economico è relativo al costo della vita del vecchio contratto del 30/04/2003 e, che quest’ultimo non si è poi discostato di molto dal precedente del 31/10/1995, chiediamo un adeguato riallineamento della retribuzione della base parametrale all’attuale costo della vita.

CONTRATTAZIONE DI SECONDO LIVELLO:
Molte aziende dell'igiene ambientale sono società in house o partecipate dagli Enti locali, in futuro non sarà più così , stiamo andando verso la costituzione di società regionali o inter provinciali con migliaia di addetti e allo stato attuale registriamo che c’è la tendenza a costruire dei piani aziendali su basi inaccettabili per dividere i lavoratori.
La nostra proposta è destinare una quota del premio che va dal 60 al 70% del totale uguale per tutti, lasciando la restante parte da dividere su alcuni criteri condivisi basati sulla presenza; sulla disponibilità a svolgere più turni e mansioni; sugli effettivi carichi di lavoro.
Le aziende vogliono invece distribuire i premi su altre basi, per esempio penalizzando: le assenze anche per infortunio e grave malattia senza le necessarie differenziazioni;
i lavoratori protagonisti, loro malgrado e non, di sinistri, insistendo su coefficienti che alla fine penalizzano molti lavoratori, una sorta di performance discriminante da applicare in ambito privato.

CONCLUSIONI:
Il contenuto politico del presente documento, sono le linee guida di rivendicazione per il rinnovo del CCNL di settore di cui il Cobas dell’Igiene Ambientale ha voluto dotarsi.
La funzionalità di tale documento, pertanto, è da intendersi non esaustiva delle criticità e delle vertenze riscontrabili nei singoli luoghi di lavoro, ma propedeutica all’apertura di dibattiti e discussioni tra gli interessati, rimanendo aperto ad ogni qualsivoglia modica od integrazione che
nelle prossime settimane le assemblee dei lavoratori decideranno assumere.
COBAS IGIENE AMBIENTALE
Roma, 14 marzo 2015.

giovedì 13 novembre 2014

Anacronistica la proposta di senso civico di ritorno al cassonetto

Ci sorprende la raccolta firme proposta da Senso Civico a Fucecchio per il ritorno al cassonetto come metodo per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, la giudichiamo del tutto anacronistica. E’evidente che sul porta a porta siano stati fatti notevoli investimenti; La dotazione dei contenitori per tutti gli utenti (domestici e non), i tag ai bidoncini, i mezzi per effettuare la raccolta (è stato sostituito totalmente il parco macchine), smantellate le postazioni dei cassonetti, istituite numerose isole ecologiche ecc. Soprattutto sono stati assunti decine di operatori, si pensa di rottamarli come i vecchi cassonetti? Il porta a porta, oltre ad avere il pregio di aver fatto crescere l’occupazione, probabilmente di questi tempi unico settore in tutto il comprensorio, ha anche portato, grazie soprattutto all’impegno e al senso civico dei cittadini, le percentuali di raccolta differenziata oltre il 90%. Questo ha permesso di abbassare i costi di smaltimento, si perché portare indifferenziato in discarica costa, ha allungato la vita alla discarica di Montespertoli e scongiurato un impianto di incenerimento dannoso per la salute pubblica. Il ritorno al cassonetto comporterebbe anche quello a percentuali di differenziato al di sotto del 50% e quindi i promotori dell’iniziativa farebbero bene ad indicarci anche dove ritengono sia opportuno installare il nuovo impianto, nulla vieta sia proprio nel comune di Fucecchio! Siamo sicuri della relazione tra porta a porta e abbandoni? Facciamo notare che è cambiata la tariffazione, non è più puntuale, non si pagano più i singoli svuotamenti come era previsto quando il servizio è partito in molti comuni, siamo tornati a vecchi parametri come la metratura dell’immobile. In molti casi è previsto uno sconto se si resta in un certo numero di svuotamenti di indifferenziato, proprio per incentivare la differenziata. Se si supera quel numero di svuotamenti possiamo esporre anche tutte le settimane, il costo resta invariato, il servizio degli ingombranti è gratuito. Dove non c’è il porta a porta non c’è il fenomeno degli abbandoni? Forse si dimentica la condizione in cui erano le vecchie postazioni dei cassonetti, erano necessari servizi appositi per la pulizia nei loro pressi, di decoroso c’era veramente poco. Forse i promotori avevano la fortuna di abitare lontano, ma allora dove sta il vantaggio di portarsi in giro i rifiuti rispetto al depositarli comodamente davanti casa?! Con il porta a porta c’è un esercito di operatori che ispeziona gli abbandoni e che ha portato all’individuazione di molti responsabili, quasi sessanta nel solo comune di Fucecchio dall’inizio dell’anno, centinaia in tutto il comprensorio dall’inizio del nuovo sistema di raccolta. Con un metodo così capillare sono emerse anche molte altre situazioni di illegalità. Infine non capiamo che valenza possano avere alcune centinaia di firme rispetto a scelte, perché di questo stiamo parlando, che competono l’Unione dei Comuni con un bacino di utenza di decine di migliaia di persone. Più serio e utile sarebbe sicuramente segnalare abbandoni e/o responsabili, magari disservizi e anche occuparsi di chi il servizio lo svolge: esternalizzazioni con gare aggiudicate al ribasso, deroghe al CCNL per i soliti noti, il non riconoscimento di lavoro usurante nonostante l’operatore unico, il servizio si svolga anche a meno 10 o più 40 gradi ecc. ecc”. Cobas Empoli-valdelsa aderenti alla Confederazione Cobas del lavoro privato

sciopero 14N: comunicato Cobas Ati

Il Cobas ATI, aderente alla Confederazione Cobas del lavoro privato, aderisce allo sciopero generale per l’ intera giornata e di tutte le categorie pubbliche e private indetto per venerdì 14 novembre. Esordisce così la nota di Cobas ATi – Cobas Empoli-valdelsa. Nel comparto dell’ Igiene Ambientale si sciopera contro la riforma del lavoro del governo Renzi che con i licenziamenti facili, conseguenti lo smantellamento dell’ art. 18 ed i demansionamenti rende ricattabile il lavoratore. Per l’ abolizione della riforma Fornero. Perchè sia concretizzata la realizzazione di un CCNL unico di settore. Per chiedere, a salvaguardia della sicurezza e della salute dei lavoratori ed anche a garanzia della qualità del servizio, sia posto un limite alle troppe esternalizzazioni, siano avviati processi di re-internalizzazione dei servizi e del personale mantenendo e rispettando le garanzie previste dai CCNL pubblico e privato in materia. Basta appalti al maggior ribasso, sia valutata la congruità delle offerte tenendo conto dei valori di costo del lavoro. In difesa della natura pubblica dell’ Igiene Ambientale non sia più permesso andare in deroga al CCNL. Sia riconosciuta la natura usurante della categoria. Per la salvaguardia dell’ ambiente attraverso una filiera del riciclo capace di creare posti di lavoro, contro la costruzione di impianti di incenerimento dannosi per la salute pubblica. Per un porta a porta capace di garantire la salute e la sicurezza di chi il servizio lo svolge con investimenti al riguardo e non attraverso una organizzazione dei ritmi e dei tempi insostenibile, non è più tollerabile vedere operatori soli scendere centinaia di volte da mezzi inadeguatamente alti e magari pensare che lo si faccia oltre i sessanta anni nel rispetto della salute dell’ operatore e della sicurezza del cittadino. Si avverte la cittadinanza che potranno verificarsi ritardi e disservizi sia per quanto riguarda il porta a porta che per il servizio dello spazzamento in tutto il comprensorio servito dalla Società cooperativa ATI. Il Cobas Empoli-valdelsa partecipa al corteo fiorentino (P.za Puccini alle 9,30) dando appuntamento davanti la stazione ferroviaria di Empoli alle 8,15. Cobas ATi – Cobas Empoli-valdelsa

domenica 2 novembre 2014

venerdì 10 ottobre 2014

UNA SETTIMANA DI LOTTA PIENA …VERSO LO SCIOPERO GENERALE del 14 NOVEMBRE


sciopero-nazionaleUn LUNGHISSIMO W.E. di iniziative contro la crisi, le politiche economiche del governo, la precarietà, gli accordi internazionali, lo sfruttamento e i megaprogetti. E’ quello che si annuncia VENERDI – SABATO – DOMENICA. Un fine settimana lunghissimo per il quale è veramente difficile tenere il conto delle iniziative sparse in tutta Italia e arricchito dalle manifestazioni in solidarietà con la resistenza dei combattenti di KOBANE e anticipato dalle manifestazioni di Milano contro il VERTICE EUROPEO ( degradato a SOTTOVERTICE ) dei MINISTRI EUROPEI sull’occupazione.
Iniziative che ci traghetteranno immediatamente alla settimana successiva, quella che va dal 12 al 18 OTTOBRE, con una nuova importante agenda politica.
In mezzo, iniziative locali, vertenze in atto, presidi, manifestazioni delle quali è veramente difficile tenere il conto e per le quali rimandiamo alle pagine web di movimento e ai social network…Un cammino lungo verso lo SCIOPERO DEL 14 NOVEMBRE 2014.
Le elenchiamo così :
10 OTTOBRE 2014 – SCIOPERO GENERALE DELLA SCUOLA con manifestazioni in decine di città italiane che vedrà affiancati INSEGNANTI, PRECARI, STUDENTI per smascherare la Burla della Riforma RENZI e “l’annuncite” delle assunzioni.
11 – 12 OTTOBRE 2014 – MILANO – INIZIANO LE MOBILITAZIONI CONTRO EXPO 2015 – EXPO FAMALE Sabato 11/10 ore 15,00 MANIFESTAZIONE CORTEO – Piazza Duca D’Aosta e poi Domenica 12/10 ore 11,30 Assemblea Pubblica di lancio delle contestazioni ad EXPO 2015, Parco Pertini. Alle ore 15,00 INCONTRO NAZIONALE sulla sovranità alimentare e sovranità dei territori. Presso la RI-MAFLOW
Il 10 OTTOBRE – I MOVIMENTI DI LOTTA PER LA CASA – scendono in Piazza dopo le assemblee nazionali di ABITARE NELLA CRISI con DIVERSI APPUNTAMENTI nelle città italiane e nell’ambito della settimana europea per il diritto alla casa. SEGNALIAMO in particolare le mobilitazioni di Roma in contemporanea al processo che si terrà a PIAZZALE CLODIO in cui sono imputati PAOLO E LUCA compagni rappresentativi del movimento di lotta per la casa romano e da mesi agli arresti domiciliari. Due gli appuntamenti : alle 8,30 A Piazzale Clodio per un presidio di solidarietà con gli imputati e poi in corteo fin sotto la RAI.
11 OTTOBRE – 14 OTTOBRE INIZIATIVE PER FERMARE IL TRATTATO TRANSATLANTICO TTIP - Con più di 100 eventi in tutta Europa e decine di iniziative piccole e grandi in tutta Italia. Gli appuntamenti più importanti sono a Milano e Roma. A Milano l’iniziativa confluirà nel corteo pomeridiano contro l’EXPO (ore 13.00 – Flash mob/Conferenza stampa al Forum dei Popoli Europa/Asia di Milano ) e poi a Roma in contemporanea al convegno presieduto da Renzi il 14/10 a Piazza SS Apostoli.
15 – 16 OTTOBRE BLOCCA LO SBLOCCA ITALIA : Delegazioni di decine di Comitati che in Italia si battono per la difesa del territorio e dell’ambiente si mobiliteranno in occasione della discussione parlamentare ( in fase di approvazione ) ci sarà un presidio sul decreto legge n. 133/2014, chiamato anche ‪‎Sbloccaitalia‬…una serie cioè di nefandezze per destinare soldi pubblici ad aziende legate con il malaffare, per sbloccare megaprogetti dannosi ed inutili, per salvare le imprese che hanno devastato e inquinato e liberarle dall’obbligo del risanamento e dei risarcimenti. Dalle ore 9,00 appuntamento a Piazza Montecitorio.
16 OTTOBRE – IN TUTTA ITALIA – SCIOPERO NAZIONALE DEL SETTORE LOGISTICO. I cosiddetti facchini, operai ( quasi tutti uomini e immigrati ) delle imprese della logistica e della gande distribuzione, da anni ormai in lotta per il riconoscimento di diritti e salario. Uno sciopero deciso nell’assemblea nazionale svoltasi a metà settembre
AVANTI ! VERSO LO SCIOPERO GENERALE DEL 14 NOVEMBRE.
COBAS LAVORO PRIVATO

mercoledì 8 ottobre 2014

SOLIDARIETA' E IMPEGNO A FIANCO DEI VALOROSI COMBATTENTI KURDI DI KOBANE


Rispondendo al drammatico appello della popolazione assediata nella cittadina kurdo-siriana di Kobane, strenuamente difesa fino alla morte dagli eroici combattenti delle forze della difesa popolare kurda, tra cui le giovani compagne Arin Mirkan e Ceylan Ozalp immolatesi in armi contro l'Isis, la Confederazione Cobas impegnata da tempo a sostegno del popolo kurdo in diverse attività nei vari territori del Kurdistan, rilancia l'appello affinchè si faccia il possibile per evitare a Kobane l'ennesima tragedia umanitaria, mobilitandosi subito in tutta Italia come già si sta facendo nel mondo, a partire da Istambul, Ankara e Kurdistan turco ( Dyarbakir,Van, Batman, Marvin, Firnak), a Londra, Parigi, Berlino, Francoforte, Amburgo, L'Aia, Stoccolma, Bruxelles, New York e Toronto.
Nell'appello viene detto esplicitamente che saranno ritenuti responsabili della caduta di Kobane e del massacri dei suoi abitanti, gli Stati della "coalizione capeggiata dagli Usa" in quanto prima hanno armato l'Isis e ora poco fanno per contrastarlo, visto il disimpegno proprio su Kobane, voluto in particolare dal regime turco che traffica con l'Isis ed è sopratutto preoccupato dall'insorgenza kurda, che rafforza agli occhi del mondo l'abnegazione di quel popolo a difendere valori universali contro la barbarie dell'Isis e tagliagole vari.
Di quella "coalizione capeggiata dagli Usa" fanno parte anche alcuni Stati UE, tra cui l'Italia, che non hanno mosso un dito a sostegno dei difensori di Kobane, nè hanno protestato contro il regime turco pur potendolo fare attraverso vari strumenti di condizionamento.
Ma "tra cani non si mozzicano", anzi convergono in vario modo nel tentare di affossare l'anelito di "libertà e giustizia" del popolo senza stato-kurdo, perchè potrebbe rivoluzionare l'assetto geopolitico sconvolto da guerre di aggressione e rapina.
Tanto che preoccupa molto di più l'audeterminazione del popolo kurdo che l'Isis : i kurdi non sono addomesticabili (Ocalan dal carcere di Imrali ha disegnato attraverso il "Confederalismo Democratico" la soluzione alla diaspora kurda), mentre dell'Isis se ne può fare " l'usa e getta", dopo essere servita ai piani egemonici dei padrini.
Il capo del governo italiano Renzi, scimiottando i più altolocati partner guerrafondai, si era anche precitato a Erbil (sotto attacco Isis e difesa anche dai combattenti Pkk) promettendo aiuti che ancora mancano. Ma ben si è guardato dallo spendere parole (magari seguiti dai fatti ) tese a fernare l'Isis. Inoltre in Parlamento nessuna forza politica ha proposto mozioni- voto sulla tragedia del popolo kurdo, tantomeno ha proposto di "escludere dalla lista nera dei terroristi " le forze combattenti kurde del Pkk.
Il governo Renzi e le forze che lo sostengono, sono piuttosto risucchiati nel vortice della guerra, che attraverso la Nato impone il riarmo (anche atomico) e il tremendo aumento delle spese militari a scapito di quelle sociali e solidali.
Da queste sponde, il popolo kurdo e i combattenti di Kobane non possono aspettarsi nessun aiuto, mentre invece la solidarietà internazionalista farà il possibile per sostenere gli autoderminati territori kurdo-siriani del Rojawa e il disegno rivoluzionario in quella parte del medio oriente che già vede protagonista il popolo kurdo.
VITA, TERRA, LIBERTA', PER IL POPOLO KURDO, PALESTINESE...PER I TUTTI I POPOLI OPPRESSI
Roma 7 ottobre 2014 Confederazione Cobas

domenica 5 ottobre 2014

La truffa del tfr in busta paga

Gli 80 euro in busta paga non sono stati un regalo, ce lo stiamo pagando con i contratti bloccati e non rinnovati, con l'aumento delle tasse, con la sicura restituzione a fine anno, quando arriverà il conguaglio per i tanti che avranno superato di poche decine di euro la soglia prevista per il bonus e saranno obbligati alla restiituzione.
Molti sono poi gli esclusi dal bonus di 80 euro e pensiamo alle migliaia di precari  e non che non arrivano a 8 mila euro annui, alle partite iva di chi è costretto a trasformarsi in lavoratore autonomo anche se è un dipendente a tutti gli effetti, ai pensionati molti dei quali hanno assegni previdenziali al di sotto della soglia di povertà.
Ora arriva l'ennesima menzogna, quella del tfr in busta paga. Un guadagno per i lavoratori e le lavoratrici? Una rimessa, a guadagnarci saranno sempre e solo le imprese e le banche
Infatti..
  • il tfr è del lavoratore, presto o tardi sarà pagato, quindi il Governo anticipa soldi nostri, soldi che sarebbero comunque arrivati al lavoratore, per altro sottoposti a una tassazione più favorevole.
  • Per anni ci hanno raccontato che investire il Tfr nei fondi previdenziali era conveniente ma i fatti dimostrano l'esatto contrario perchè il tfr è una forma previdenziale a costi di gestione zero, un accantonamento che garantisce il potere d’acquisto.  ogni mese la quota accantonata è rivalutata all’1,5 per cento, più il 75 per cento dell’inflazione. Questo valore viene tassato all’11 per cento, meno dei titoli di stato  tassati al 12,5%.
  • Il tfr in busta paga non è una soluzione, non aiuta le imprese perchè toglie loro liquidità (e quindi anche un leit motive liberista verrebbe a cadere), rischia di creare il deficit dell'Inps (e a guadagnarci sarebbe solo la previdenza integrativa)
  • Ci guadagna lo stato che riscuoterebbe di anno in anno le imposte sul tfr
  • Ci guadagnano le banche chiamate a finanziare le imprese anticipando loro, con elevati tassi di interesse, i soldi necessari per il pur parziale pagamento del tfr ai lavoratori e alle lavoratrici
Renzi è il solito incantatore di serpenti, gioca con i nostri soldi e sulla nostra pelle, fa gli interessi del grande capitale (fiat) e delle banche
Il Governo Renzi e il Pd danneggiano i lavoratori e le lavoratrici. Non farti ingannare!

confederazione cobas

Milano,8 ottobre contro le politiche UE - h 9 p.le Lotto. Dopo Napoli, un'altra giornata di lotta contro le politiche UE

RENZI, MERKEL, HOLLANDE E GLI ALTRI MAIALI CHE GOVERNANO L‘UNIONE EUROPEA SARANNO A MILANO PER DECIDERE  COME RENDERCI SEMPRE PIU’ POVERI MENTRE BANCHIERI E POLITICI SI ARRICCHISCONO.L'8 ottobre i presidenti del consiglio dei paesi europei si incontreranno a Milano per discutere di occupazione e disoccupazione giovanile.
Chissà cosa si diranno? Forse si diranno che nel sud Europa la disoccupazione tra gli under 30 raggiunge il 46 %... O che le politiche di austerità imposte dall'Europa hanno l'effetto (e l'obbiettivo) di impoverire progressivamente larghe fasce della  popolazione.
Probabilmente si racconteranno che una popolazione impoverita e indebitata è il prezzo da pagare per garantire la stabilità dei mercati, l'arricchimento progressivo di poche potentissime lobby e il mantenimento dei privilegi loro e dei loro clienti.
Chissà cosa risponderà Renzi quando gli chiederanno che intende fare per risolvere la raccapricciante situazione economica e sociale italiana?
Probabilmente dirà che la soluzione è il JOBS ACT, la spremitura indistinta di giovani, precari, anziani,donne, migranti, sacrificati per la sopravvivenza del sistema capitalista. E se non basta, si puo' tranquillamente cominciare a spremere i lavoratori che hanno ancora qualche esigua sparuta garanzia, eredità sempre più sfumata delle conquiste delle lotte precedenti. Dunque, assalto all'articolo 18, lavoro volontario, modello Expo2015. E poi naturalmente grandi opere: TAV, EXPO,TRIVELLAZIONI.
Non ci importa quali balle si racconteranno i dirigenti dell’Unione Europea tra una cena di gala e una degustazione di champagne. Possiamo tranquillamente affermare che noi, i giovani, gli sfruttati, i precari, gli studenti, i disoccupati, le donne, i migranti, i pensionati e tutti quelli che pagano la crisi non abbiamo niente da dire alla Merkel, a Renzi, a Barroso, a Hollande. Non ci interessa dirgli cosa sbagliano e cosa dovrebbero fare per governarci meglio.. Sono i nostri nemici. Sognamo di disarcionarli, di destituirli, di gettarli in massa in una discarica, di sbarazzarci di loro. Oggi non siamo in grado di saccheggiare le loro proprietà, occupare le loro ville di lusso, incendiare i loro inutilissimi parlamenti, sventrare i loro forzieri ma sappiamo che è in questa direzione che ci stiamo organizzando.
Il 2 ottobre, a Napoli la città ha risposto con determinazione alla provocazione del vertici dei banchieri della BCE. L’8 ottobre tocca a Milano, nonostante il poco tempo a disposizione,  trovare il coraggio e la forza per accogliere questi ingombranti parassiti come si deve.
Una cosa invece la vogliamo dire alla FIOM che quel giorno sarà in piazza. Sopratutto alla base, che sta ogni giorno in fabbrica e si confronta con la triste realtà della classe operaia italiana, con la sua disillusione e con il suo cinismo. Non ci gireremo intorno: il sindacato di cui fate parte, la CGIL, è a tutti gli effetti uno sindacato padronale. Uno strumento di mantenimento dello status quo. Di conseguenza un nostro nemico di classe, là dove nostro sta a indicare tutti e tutte quelli che si organizzano per una trasformazione rivoluzionaria dello stato di cose presenti.  Uno dei problemi contemporanei è che la lotta di classe ha una sola direzione. La fanno i padroni contro i lavoratori, i ricchi contro i poveri. La CGIL ha una responsabilità ben precisa in tutto ciò. Vorremmo invece che i lavoratori e gli sfruttati tutti ricominciassero ad essere offensivi. Ma sappiamo anche che in molti tra gli operai vivono lo stesso nostro malumore, lo stesso odio per i padroni e loro sgherri. E naturalmente per i responsabili dell’austerity. Forse la giornata dell'8 ottobre può servire ad incontrarsi, a riconoscerci come parte della stessa barricata. Partendo da nemici comuni: la confindustria, la troika, i governanti corrotti, i sindacalisti venduti.
Un’altra occasione sarà sicuramente il 16 ottobre. Sarà una giornata di sciopero, ma un po’ particolare. A scioperare saranno tutti quelli e quelle che non hanno diritto di sciopero o che non hanno nemmeno un lavoro da cui potersi astenere. Vi invitiamo a partecipare, a sperimentare forme altre di sciopero sociale e transitivo. Bloccheremo, picchetteremo, metteremo in sciopero tutto quello che riusciremo. Lo faremo con gli operai migranti della logistica , con gli studenti e con tutti quelli che riusciremo a coinvolgere.  Sarà una giornata di lotta dura.

giovedì 25 settembre 2014

Incentivi alle Fusioni fra le partecipate pubbliche: un' altra grande abbuffata!


Con la consueta "annunciazione" mediatica, il governo ha anticipato l’ intenzione di inserire nella legge di stabilità incentivi alle società partecipate al fine di favorire aggregazioni e fusioni fra di loro.

Come al solito questo puntuale e mirato decisionismo della politica non è casuale. D’altronde sono ormai più di venti anni che i processi di aziendalizzazione e privatizzazione delle ex municipalizzate sono stati fortemente voluti dai poteri economico finanziari interessati ad appropriarsi, a prezzo d’occasione, di società pubbliche che gestivano alcuni servizi degli enti locali.

I Comuni, avendo accettato passivamente i vincoli di bilancio, hanno rinunciato a difendere la propria autonomia finanziaria divenendo così “ostaggio” dei governi centrali e di fatto della troika europea attraverso i patti di stabilità, per cui al fine per mitigare gli effetti hanno utilizzato ampiamente il sistema di costituire “società partecipate”.

Questo metodo infatti ha permesso di aggirare i tetti imposti sulla spesa del personale costituendo società in house, ma anche di rispondere ai veri interessi di certi amministratori locali, molto attenti ai posti nei C.d.A. e a garantirsi “risorse fresche”, attraverso le cessioni di quote, per finanziare i programmi di mandato dei Sindaci.

Purtroppo queste società, strumentali e non, in molti casi sono servite anche per alimentare e costruire un variegato sistema di subappalto con l’ intreccio di partecipazioni pubblico private, che ha dato luogo ad una voluta precarizzazione del lavoro creando un diffuso precariato, accompagnata dall’ applicazione di contratti sostanzialmente al ribasso in termini di diritti e salari.

Eppure queste società, in house o partecipate, che hanno spesso “sottratto” cospicue risorse dai bilanci dei Comuni, seppur gestiste con criteri nominalmente privatistici aziendali, non sono state spesso in grado di assicurare ( neppure quando ci sono stati gli utili) il loro impiego in forma di equità e di utilità sociale come servizi resi agli utenti in termini di qualità e costi del servizio.

E’ in questo quadro che il Governo Monti prima e quello Renzi dopo, adeguandosi ai voleri di Confindustria e Bce, hanno dato nuovo impulso ai processi di liberalizzazione e privatizzazione, che hanno già fallito negli ultimi 20 anni.

Anche se il consiglio di stato ha ridisegnato i confini e le finalità del servizio pubblico, per il governo Renzi, pubblico è ormai sinonimo solo di attività imprenditoriale, per cui il controllo a fini sociali perderà ogni significato, e per servizio pubblico erogato dagli enti locali si intenderanno anche servizi interamente gestiti in assenza di controlli da soggetti privati, peraltro con contratti di lavoro sempre più sfavorevoli per le lavoratrici e i lavoratori.

Attorno alle partecipate si gioca così una partita importante! Ecco perché sono forti le pressioni delle lobbies delle privatizzazioni e degli interessi legati al capitalismo italiano, che con i soldi della collettività andranno a costruire grandi società che faranno profitti e speculazioni azionarie, e che non porteranno beneficio alcuno ai cittadini, ai lavoratori e alle comunità.

Quello che appare oltremodo paradossale è l’ incentivo alle fusioni fra società partecipate pubbliche attraverso bonus e agevolazioni fiscali, che sarà inserito nella prossima legge di Stabilità, quale soluzione della maggioranza politica al governo per rispondere (o occultare?!) a inefficienze e conflitti d’ interesse nelle società partecipate che la stessa politica, attraverso amministratori da lei stessa nominati, ha prodotto.
Una cosa è certa: ogni qualvolta i governi centrali e gli interessi dei poteri economici finanziari coincidono, si innescano processi di contrazione degli spazi di democrazia che di norma si concretizzano in processi di “fusioni”, che sia nel caso dei riordini istituzionale incentivati di comuni e province che nei processi di riorganizzazione delle aziende pubbliche si connotano sempre con la stessa caratteristica: allontanare cittadine e cittadini dal “centro decisionale”.

Siamo oltremodo convinti di un perverso intendimento governativo, mascherato dagli studi della spending review, per regolare al contempo interessi interni di potere attraverso l’ operazione di sfoltimento delle partecipate pubbliche, senza che da ciò gli utenti ne traggano benefici sia termini tariffari che operativi, costretti come saranno ad interfacciarsi con un servizio di servizio pubblico garantito da un call center.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti:tariffe piu' care, minore occupazione.
Sotto il profilo tariffario sarà infatti sempre più difficile, da parte dell’ autorità preposta ad esempio nel ciclo delle acque, controllare in maniera precisa l’ entita degli investimenti realmente effettuati da questa “aggregazione” di macroaziende, che continuano nonostante tutto a pesare sulle bollette.
Mentre per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti è evidente che il processo di fusione renderà più difficile lo sviluppo della raccolta differenziata, perché le aziende pubbliche più grandi hanno continuato ad effettuare investimenti sugli impianti di incenerimento e non hanno certo interesse a farsi mancare “lucrosa” materia prima per alimentare gli impianti. E anche quando ci sarà raccolta differenziata la organizzeranno con carichi di lavoro insostenibili che mettono già oggi a rischio la salute e sicurezza dei lavoratori

Sotto l’ aspetto occupazionale anche il personale di numerose aziende partecipate anche a livello locale è a rischio.

La mobilità prevista tra aziende è un segnale preoccupante che fa presagire una politica fatta di esuberi, di prepensionamenti (sempre con soldi pubblici), di esternalizzazioni con cessioni di rami di azienda comprensivi del personale, che non trarrà alcun beneficio , anzi non potrà neppure portarsi dietro i trattamenti di miglior favore, a dimostrazione che l’ obiettivo primario dei “padroni pubblici” è la contrazione dei salari e dei diritti.

Già in numerose aziende ci sono stati tagli occupazionali, o mancate stabilizzazioni, , avvenuto con il silenzio assenso delle organizzazioni sindacali presenti in questa azienda.

Ci sono poi aziende di scopo che in questi anni sono state volutamente fuori da ogni controllo, perché utilizzate come “cimitero degli elefanti” di amministratori che avevano perso una poltrona e secondo le ferree regole della spartizione lottizzatoria della maggioranza, e che oggi stanno per essere cancellate senza prima preoccuparsi del personale, di come sarà utilizzato, o di chi gestirà un complesso immobiliare che ospita numerose aziende.

Anche la figura dell'amministratore unico nelle società partecipate è stata presentata come risparmio e taglio di poltrone e ruoli burocratici, in realtà cela anche soprattutto l'accentramento del potere decisionale nelle mani dei soliti noti, ovvero ruoli tecnici ricoperti da soggetti riciclicati e divenuti tali dopo decenni di ruoli politici.

Le parole degli amministratori locali che si ergono a moralizzatori della cosa pubblica sono dettate da ipocrisia, dimenticano di dirci quanti soldi sono stati spesi e con quali risultati, si prepararano a tagliare posti di lavoro o a precarizzarli, a una grande mobilità che aumenterà la insicurezza e rende ricattabili i lavoratori e le lavoratrici. Il tutto dopo 20 anni e passa di privatizzazioni che hanno saccheggiato il pubblico aumentando le disparità sociali tra chi accumula ricchezze e profitti e quanti non arrivano a metà mese

cobas pubblico impiego

domenica 14 settembre 2014

CONTRO LA GUERRA E IL RIARMO, CHIUDERE LE BASI NATO-USA

Oltre 10000 persone hanno manifestato sabato 13/9 al poligono di Capo Frasca (OR) chiedendo la dismissione di tutte le basi, rispondendo all'appello delle organizzazioni antimilitariste-antimperialiste sarde.
Una partecipazione popolare che non si vedeva dal 1969, quando gli isolani impedirono le esercitazioni militari a Pratobello di Orgosolo. Segno che la misura è colma, che la gente sarda non ne può più di servitù militari che occupano buona parte dell'isola , ricevendone in cambio morte,disoccupazione, isolamento.
A Capo Frasca, le esercitazioni "aereo-terrestri", con sganciamento di bombe di vario tipo su obiettivi fissi-mobili vanno avanti da 35 anni, a volte "sbagliando mira" finendo per colpire anche a morte i pescatori dello stagno di Marceddì, o bruciando 35 ettari di macchia mediterranea come accaduto la scorsa settimana.
A Perdas de Fogu (altro poligono di morte nell'Ogliastra-costa orientale) è da tempo noto l'uso di bombe "all'uranio impoverito" che comportano leucemie e altre patologie tra la popolazione e gli stessi militari . Tanto da far scattare inchieste, che vedono a breve processati ( 23/9 a Lanusei, la Regione è parte civile) i conduttori del poligono e i vertici di Forze Armate e Ministero Difesa. Con l'aggravante dell'uso del poligono da parte delle forze armate israeliane, che poi utilizzano quell'addestramento contro i palestinesi,
come le recenti distruzioni e morte su Gaza dimostrano.
A Teulada(sud ovest di Cagliari), dove il 21/9 riprendono le esercitazioni " terra-terra", nonostante le numerose proteste tra cui anche quella della Regione, che invitano le F.A a soprassedere.

DECISAMENTE IMPORTANTE LA STRAORDINARIA MOBILITAZIONE POPOLARE DEL 13/9 A CAPO FRASCA.
Nello tempo in cui soffiano forti venti di guerra nel Mediterraneo-Medio Oriente e altrove, con il governo Renzi e le " "ex pacifiste" ministre Pinotti-Mogherini imbarcate in avventure militari a sostegno dell'industria bellica, a partire da Finmeccanica.
Il rifiuto delle basi Usa-Nato in Sardegna - la rottura dei reticolati con l'invasione a Capo Frasca - si aggiunge a quanto già in corso in Sicila, a Niscemi-base Usa, da parte del Comitato Regionale NO Muos.
La Sicilia al pari della Sardegna è occupata dalle basi direttamente operative, come quelle di Augusta e Sigonella, quest'ultima divenuta la base per eccellenza delle " neo armi da guerra Usa", costituite dal dispositivo strategico che fa capo al " sistema Muos-Droni".
Per non parlare del " fronte Nord Italia" , assicurato in particolare  dalle grandi basi di Aviano e Ghedi fornite di bombe atomiche e dalla base Comando Usa "Dal Molin" di Vicenza.
Ce n'è quanto basta per ritessere le fila di un movimento antimilitarista-antimperialista, che dichiari apertamente le ostilità all'uso del territorio italiano per la guerra e tale da sollecitare identico impegno in Europa.

Crisi economica e ripresa della guerra vanno a braccetto. Le ulteriori spese militari, le missioni e il riarmo,sono a scapito dei servizi sociali e dei beni comuni, che il governo Renzi si appresta a tagliare. Quando invece eliminando la partita degli F35 + il disarmo di basi-armi da guerra, l'Italia respirerebbe  avviando un'alternativa concreta alla disoccupazione giovanile e strutturale, alle milioni di famiglie che vivono dentro e oltre la soglia di povertà.

Roma 14.9.14                                  CONFEDERAZIONE   COBAS

domenica 20 luglio 2014

La vergognosa sentenza Antonini

Comunicato stampa

La sentenza della Corte di Appello di Firenze che ha  confermato il licenziamento di Riccardo Antonini è semplicemente vergognosa. È un segnale inquietante quello che viene lanciato a tutti  i lavoratori, e in particolare a chi è impegnato nella tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro: chi “osa” lottare e far valere i propri diritti, può essere fatto fuori. Tragicamente la sentenza è avvenuta lo stesso giorno che nei pressi di Gela 3 operai di Rfi morivano sui binari durante lavori di manutenzione. Insomma ancora una volta la legge si schiera dalla parte dei poteri forti e a farne le spese sono sempre i lavoratori che non piegano la testa. Questa decisione infine è l’ennesimo schiaffo delle istituzioni alla città di Viareggio e soprattutto ai familiari delle 32 vittime della strage ferroviaria che da più di 5 anni lottano per la verità, la giustizia e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Confederazione Cobas Pisa e Versilia

Empoli – In 150 manifestano in solidarietà col popolo palestinese e per fermare il massacro a Gaza

Empoli -#StopBombingGaza (18)Oggi pomeriggio si è svolta ad Empoli un’iniziativa di solidarietà col popolo palestinese e per fermare i bombardamenti a Gaza.
Hanno partecipato gli attivisti e le attiviste della Comunità in Resistenza/Csa Intifada
e cittadini migranti della comunità araba.Circa 150 persone che in corteo hanno attraversato le vie del centro della città.
Centro Sociale Intifada-Comunità in Resistenza
COBAS EMPOLI-VALDELSA


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giovedì 17 luglio 2014

venerdì 18 luglio ore 18 piazza della Vittoria, Empoli: FERMIAMO L' AGGRESSIONE ISRAELIANA STOP AL GENOCIDIO A GAZA

FERMIAMO L' AGGRESSIONE ISRAELIANA

STOP AL GENOCIDIO A GAZA

Continua il feroce attacco da parte delle forze militari israeliane  nei confronti del popolo palestinese e, ora dopo ora, non si ferma
l'escalation dei morti e dei feriti. Non si può parlare di guerra, ma quello che avviene in questi giorni è una vera e propria aggressione,
un' infame aggressione, quando ad attaccare è uno dei più potenti eserciti del mondo contro una popolazione inerme, quando il saldo
delle vittime è di oltre 200 palestinesi uccisi come rappresaglia per 3 israeliani assassinati.

"Protective edge" è la nuova operazione criminale scatenata da Israele a seguito del rapimento di tre coloni, centinaia i bombardamenti sulla striscia. La punizione è collettiva, disumana e illegale, la popolazione intrappolata nella propria terra senza un posto dove rifugiarsi se non sotto le macerie delle proprie case. Come sempre Israele, anche in questa occasione, agisce con il favore degli USA e il silenzio della Comunità Europea. I media capovolgono i fatti e dipingono i palestinesi come pericolosi terroristi.

Diciamo basta al bombardamento su Gaza, chiediamo una informazione corretta. Scendiamo in piazza per chiedere un cessate il fuoco immediato. Israele si sta macchiando ancora una volta di crimini di guerra e dobbiamo fermare il genocidio in corso nella più affollata prigione a cielo aperto del mondo.

Appuntamento per venerdì 18 luglio alle 18 in piazza della Vittoria ad Empoli per il presidio in solidarietà con il popolo palestinese.

 RESTIAMO UMANI

FREE PALESTINE STOP OCCUPATION

giovedì 10 luglio 2014

Sostieni il csa Intifada


Dopo il furto della notte del 3 di luglio, il Centro Sociale Intifada ha una necessità e un'urgenza: ricomprare l'impianto audio. Tra le differenti cose che sono state rubate, la maggior parte erano apparecchiature audio con le quali si realizzano gli eventi culturali e musicali presso il centro sociale e le proiezioni cinematografiche estive nel quartiere di Ponte a Elsa.

Per questi motivi sentiamo oggi la necessità di fare appello a tutte e tutti coloro che si sentono vicini, complici e solidali con la nostra esperienza venticinquennale di socialità e di lotte, di sostenere economicamente l'Intifada, così da permetterci di ricomprare al più presto le strumentazioni tecniche necessarie per i concerti e le iniziative.

-Come prima iniziativa, invitiamo a partecipare ad una cena sociale all'Intifada, venerdì 25 luglio, dalle ore 21, al prezzo di 15 euro (prenota entro il 23 luglio al 3460064288).

-Un altro modo per inviare il proprio sostegno è con un versamento al CCP N°15926504 da intestare ad Ass. culturale ora basta, con causale “campagna per ricomprare impianto audio”.

Il Centro Sociale Intifada è uno spazio di socialità e di alternativa che non si regge su contributi pubblici né di privati, ma esiste e funziona grazie alla cooperazione di tanti e tante che lo rendono uno spazio vivo per la città e grazie a tutti colo che danno il loro contributo partecipando alle attività e alle iniziative che vi si realizzano. Per questo è importante in questo momento il sostegno di tutti e tutte.

Ringraziamo in anticipo gli amici, amiche, compagni e compagne che parteciperanno a questa campagna di raccolta fondi.

Centro Sociale Intifada-Comunità in Resistenza

martedì 8 luglio 2014

Cassazione: rappresentatività sindacale – convocazione dell’assemblea in azienda da parte delle Rsu

Con sentenza n. 15437 del 7 luglio 2014, la Corte di Cassazione ha affermato che anche un singolo componente della rappresentanza sindacale unitaria ha la facoltà d’indire l’assemblea in azienda, qualora non ci sia l’unanimità nell’organismo.
I giudici della Suprema Corte hanno precisato che tale diritto non è una prerogativa esclusiva della Rsu intesa collegialmente (vedasi artt. 4 e 5 dell’accordo interconfederale del 1993, istitutivo delle Rsu).

lunedì 7 luglio 2014

Infarto da superlavoro, sentenza Cassazione

Corte di Cassazione - Sezione Lavoro - sentenza n. 9945/2014
Infarto da superlavoro
Lavorava senza tregua, portandosi anche il lavoro a casa, pur di raggiungere gli obiettivi che il suo datore, una grossa societa' di telecomunicazioni, gli aveva assegnato. Ma un carico di undici ore di lavoro al giorno alla fine lo ha portato all'infarto. Ora la Cassazione ha stabilito che una morte del genere deve essere risarcita dal datore che non può ignorare «le modalita' attraverso le quali ciascun dipendente svolge il proprio lavoro».

sabato 5 luglio 2014

Furto al CSA Intifada, rubato l’impianto di amplificazione ed altre apparecchiature

furto ampli (1)Nei prossimi giorni lanceremo una campagna di finanziamento per ricomprare gli oggetti rubati
La scorsa notte abbiamo subito un furto al Centro Sociale Intifada. 
Dopo aver spaccato una finestra e poi segato un lucchetto all’interno, qualcuno ha sottratto oggetti ed attrezzature varie, soprattutto componenti dell’impianto di amplificazione audio, lasciando i locali danneggiati e con cose sparse ovunque. Ancora stiamo conteggiando i danni e gli oggetti che mancano, ma per adesso abbiamo stimato il valore delle apparecchiature audio rubate intorno ad alcune migliaia di euro.
Non abbiamo idea di chi sia stato a commettere questo atto infame contro il nostro spazio sociale: se sia stata un’intimidazione –osservando i danni ai locali e al furto di qualsiasi strumento di amplificazione audio, dalle casse al megafono– oppure un normale furto di apparecchiature tecniche da rivendere. Quel che è certo è che questo furto ci ha procurato un danno importante, prima di tutto economico, e poi perché in questo momento ci impedisce materialmente di realizzare le nostre differenti attività culturali e musicali.
Nello specifico, informiamo che non garantiamo la realizzazione della proiezione cinematografica odierna della rassegna Elsa Cinema che si svolge presso le scuole elementari di Ponte a Elsa, mentre ci impegniamo a ripristinare regolarmente le proiezioni a partire dalla prossima settimana.
Detto tutto questo, non sarà certo un atto del genere –aldilà di quale sia la sua reale motivazione– a mettere in difficoltà le attività dei differenti gruppi e collettivi che partecipano nei locali del Centro Sociale. Innanzitutto diventa urgente raccogliere dei fondi economici che permettano di ricomprare al più presto le attrezzature audio, così da non rendere difficoltosa la realizzazione delle prossime iniziative.
Nei giorni seguenti lanceremo una campagna di sostegno economico al CSA Intifada e renderemo note alcune iniziative che servano a riparare al più presto i danni provocati dal furto.
Comunità in Resistenza-CSA Intifada