sabato 29 dicembre 2012

UNIVERSITA' PUBBLICA bye bye



Cosa sta succedendo nel Polo Universitario di Empoli, sede distaccata dell'Università degli Studi di Firenze?
Nel maggio 2012 viene costuita A.RE.A. s.c.r.l. (Azioni per la rete accademica), società a capitale misto pubblico-privato. Ne fanno parte Il Circondario Empolese Valdelsa (59%), la Camera di Commercio (20%), l'Università di Firenze (5%), la Asl 11 (5%), la banca di Credito Cooperativo di Cambiano (7%), il Gruppo SeSa (1%), il Gruppo Bitossi (1%), Berni (1%) e Sed (1%).
Ad A.RE.A. faranno capo i seguenti corsi di laurea: urbanistica e pianificazione territoriale e ambientale, ottica-optometria, scienze tecnologiche e chimiche, pianificazione e progettazione della città e del territorio.
Tutti d'accordo: il Rettore dell'Università di Firenze, il Direttore del(l'ex) Circondario Empolese Valdelsa, il Comune di Empoli (che percepirà affitti per i locali).
Nessuno ha trovato strano che corsi universitari su materie quali materiali ceramici e vetro, chimica e tecnologia delle acque, ecologia recupero e riciclo dei materiali vengano finanziati da aziende che operano, direttamente o indirettamente nel settore. Come se i corsi di Scienza dell'Alimentazione fossero cofinanziati da McDonald's o da Barilla.
Nessuno ha trovato strano che la Banca di Credito Cooperativo di Cambiano finanzi anche progetti universitari (a livello culturale è “solo” presente nella Fondazione Teatro del Popolo di Castelfiorentino che gestisce il Museo Be.go, il Teatro del Popolo e il Cinema Mario Monicelli, ha rilevato il Fondo Fotografico Bastianoni, finanzia pubblicazioni, mostre, premi letterari etc.), ovviamente in nome della sua innata “generosità” e non per condizionare le pubbliche amministrazioni del territorio.
Le Amministrazioni gettano soldi pubblici in spese inutili (Tav, rappresentanze, incarichi dirigenziali etc.), poi affermano che mancano i fondi e, da un lato, tagliano i servizi ai cittadini, dall'altro spalancano le porte ai privati.
Ribadiamo il nostro no all'ingresso dei privati nella cultura e nell'istruzione. L'Università e l'insegnamento devono restare pubblici, liberi ed indipedenti da condizionamenti politici ed economici.


Cobas Pubblico Impiego


venerdì 28 dicembre 2012

CASAPOUND? NO GRAZIE.



Noi lavoratori Ataf NON siamo sereni e più che mai, oggi, NON lavoriamo sereni. Galleggiamo quotidianamente nella melma degli esuberi (194) e della disgregazione dei diritti acquisiti: ma resistiamo e come nel passato lottiamo SOLI (con l’unico appoggio e sostegno dei movimenti cittadini).

Dalla politica cialtrona di destra e di sinistra, non ci aspettiamo nulla più delle solite boiate d’ufficio: rimangono ancora tutti troppo concentrati a non contrariare il “principino mendace” e mantenere la poltroncina. Dal canto suo, il “principino” persevera nell’atto autoerotico di raccontarsi barzellette sugli esuberi dell’ex bene comune Ataf: ma ha ragione oibò: “il palazzo ha abusato del pubblico come bacino clientelare e l’azienda di trasporto locale non ha fatto eccezione”….ovviamente non contano le assunzioni fatte dal suo delfino (ma assomiglia più a uno stoccafisso) Bonaccorsi, che durante il suo breve ma intenso “mandato vasellina”, ne ha aggiunti nel bacino altri 21 di clienti della Renzi&C. (ma non scandalizzatevi gente, alcuni di questi sono ancora a carico vostro, in Ataf Pubblica!).

Dalla nuova dirigenza poi, visti gli esordi dei licenziamenti “in linea” di coloro, che per 3 anni hanno vissuto fuori casa e lavorato per 800 Euro mensili in cambio di un calcio nelle terga alla guida di mezzi pubblici in servizio, non ci aspettiamo neppure il minimo sindacale sull’etica.

Una cosa è adamantina però: la solidarietà fatta a mezzo stampa del portavoce di CasaPound la rifiutiamo senza se e senza ma. Che non ci usino per far campagna elettorale, coloro che del razzismo e fascismo fanno ideale di vita. E nel frattempo, fintanto che chi ne avrebbe l’obbligo, non sigilla definitivamente quel covo di camice nere, si attacchino questi pidocchi, al ciuffo del Berluschino, i cui metodi hanno una certa assonanza con i loro.