martedì 8 luglio 2008

Diritto a una casa... dignitosa.


ESITO DEI DUE INCONTRI CON L'AMMINISTRAZIONE

Comunicato stampa di mart. 8 luglio

Questa mattina alcuni attivisti dei Cobas empoli-valdelsa e del collettivo Orda Precaria hanno incontrato l'amministrazione comunale di Montespertoli per discutere della situazione di estrema precarietà abitativa della famiglia Lamtkhame. All'incontro erano inoltre presenti il padre, Abderrazek, e una delle figlie.

La famiglia Lamtkhame è composta da padre, madre e quattro figli, tra i 5 e i 16 anni. Sono di origine marocchina, da ormai alcuni anni vivono e lavorano nel nostro paese, risiedono nel comune di Montespertoli in una casa in affitto. Pagano 600 euro, e già è un grosso sacrificio per chi deve mantenere 4 figli col solo reddito del padre. Però la cosa grave, ed intollerabile ai nostri giorni, è che vivono in un bilocale di 50 mq, con una cucina ed una sola camera in cui dormono tutti e sei, anche per terra. Una condizione insostenibile (per la famiglia) e inaccettabile (per chiunque).

La famiglia è da un anno in graduatoria per l'assegnazione di una casa popolare, ma il comune di Montespertoli afferma di non avere case popolari disponibili per gli aventi diritto. Per questo si è rivolta allo Sportello di Assistenza Alloggiativa attivato da Orda Precaria e Cobas empoli-valdelsa, al fine di avere un sostegno nella risoluzione del problema. La famiglia Lamtkhame ha anche ricevuto la solidarietà del Movimento di Lotta per la Casa di Firenze.

E’ stato fissato un nuovo incontro col sindaco di Montespertoli il prossimo martedi, nella speranza di trovare una casa dignitosa alla famiglia, nel più breve tempo possibile.

Mercoledì 15 luglio, comunicato stampa del secondo incontro:

Oggi c'è stato l'incontro, il secondo in pochi giorni, tra la famiglia Lamtkhame, accompagnata dai Cobas Empoli-valdelsa e dal collettivo Orda Precaria, e l'amministrazione comunale di Montespertoli. L'incontro, dagli esiti infruttuosi, ha avuto come oggetto la situazione di estrema precarietà abitativa della famiglia (in sei in 50 mq per 600 euro d'affitto), erano presenti il sindaco Antonella Chiavacci e l'assessore alle politiche sociali Sara Nunziati.
L'amministrazione ha dichiarato che il comune possiede 60 alloggi ERP, tutti assegnati, e che non è in grado di reperire alloggi pubblici in tempi brevi, come invece richiede il caso. Il comune non ha la possibilità neanche di far fronte ad altre emergenze, che pure esistono a detta del sindaco e dell'assessore. Anche trovare una casa in affitto da privati (in cui il comune si faccia garante) che possa permettere una quotidianità dignitosa alla famiglia, risulta essere un'operazione impraticabile dal comune.
Nonostante tutto ciò il sindaco ha dichiarato che a "Montespertoli non c'è emergenza abitativa", che "la situazione è sotto controllo" e che "Montespertoli è in una situazione migliore di molti altri comuni del circondario".
Resta da capire come sia possibile che una famiglia si trovi costretta a dormire in sei in una stanza, quando da più di un anno è in graduatoria per un alloggio popolare, in un comune in cui non c'è emergenza abitativa.
Pur evidenziando la sua impotenza nel dare una risposta concreta al disagio, l'amministrazione si è impegnata a parlare della questione al circondario, per provare a trovare una soluzione. Inoltre ha assicurato che farà da comune garante se la famiglia in prima persona riuscirà a trovare una casa adeguata, o comunque migliore di quella in cui è costretta a "vivere" ora.
Ciò che emerge, anche da una sommaria osservazione dello stato sociale dei nostri territori, è che l'emergenza casa c'è, è evidente, così come l'impoverimento generale, che porta sempre più famiglie (native e migranti) ad arrivare con molte difficoltà alla fine del mese, a diventare morose. A conferma di ciò l'aumento costante degli sfratti per morosità. Riteniamo che queste siano priorità che vanno affrontate con il massimo impegno e assoluta serietà da parte di tutti i soggetti sociali e istituzionali, e in tempi brevi. Far finta che non ci siano è pericoloso, oltre che assurdo.

Cobas empoli-valdelsa
Orda Precaria

Movimento di lotta per la casa_Firenze
Comunità in Resistenza_Empoli

giovedì 29 maggio 2008

11 giugno ancora 9 morti. 6 nel depuratore di Catania

IL LAVORO UCCIDE. In questo regime del lavoro salariato senza regole né diritti,

padronato-governi-sindacati sono i responsabili della tragedia dei morti del lavoro,

di questo crimine reiterato ai danni dell’umanità.

Nel tempo attuale ,dominato dal pensiero unico liberista, è un’emergenza senza soluzione.

I padroni scalpitano per annullare le sanzioni ancora inoperanti,

I governi votano l’aumento dell’orario di lavoro da 48 a 65 ore settimanali.

I sindacati sostengono la precarietà , liquidano il contratto nazionale, detassano gli straordinari .

Questi e altri crimini – ripetuti e rinnovati – concorrono al genocidio dei lavoratori .

Le stragi quoditiane non cesseranno, il profitto di impresa non ammette ripensamenti né fermate, il costante taglio del costo del lavoro condiziona l’applicazione delle norme di sicurezza.

Solo la ripresa del protagonismo dei lavoratori e del conflitto sociale è in grado di invertire la tendenza , di ripresentare come valore primario la salute, la vita e i diritti di chi lavora.

Nonostante il clima politico fosco e autoritario, per i lavoratori e i ceti popolari – costretti dal ricatto occupazionale e dall’indigenza a rischiare la vita – si impone qui e ora l’avvio di una risposta generale ampia e diffusa, che mettendo subito in campo scioperi e proteste pubbliche, garantisca la mobilitazione permanente per reclamare e conquistare il “ Lavorare meno, Lavorare tutti, con salari e standard di sicurezza europei “

Alle famiglie delle vittime del lavoro il nostro sentito cordoglio e l’impegno per rendere tangibile l’azione risarcitoria e la punizione dei responsabili.

Roma, 12 giugno 2008

COBAS DEL LAVORO PRIVATO aderente alla CONFEDREAZIONE COBAS



domenica 25 maggio 2008

La scure del governo Berlusconi non tarda ad abbattersi contro i
movimenti ecologisti e le popolazioni che difendono i propri territori dall'ennesimo piano rifiuti, nocivo e funzionale agli interessi di chi in questi anni ha speculato sulla salute e sull'ambiente: enti locali, governi di vario colore, imprenditori e camorra. Il decreto approvato pochi giorni fa, che prevede la militarizzazione dei territori e la carcerizzazione per chi protesta ha avuto il plauso di tutte le forze politiche a livello nazionale, ma anche locale. D'altra parte l'idea di militarizzare i siti per le discariche non è nuova: l'avevamo già vista a Serre, con il governo Prodi. Siamo di fronte ad uno stato di polizia, come dimostrano i vergognosi provvedimenti contro gli immigrati.
Il recente piano rifiuti è lo stesso che in questi anni ha provocato l'emergenza, i cui cardini sono sempre gli stessi: megadiscariche ed inceneritori. La raccolta differenziata, invece è ancora marginalizzata e soluzioni ecologiche come il trattamento meccanico a freddo dei rifiuti residui, modalità con il quale vengono trattati i rifiuti campani dalla Germania smentendo coloro che affermano che vengono bruciati, sono scartate per intascare i profitti Cip6 degli inceneritori.
A Chiaiano è iniziata la brutale repressione dei movimenti e dei cittadini che si oppongono alla costruzione della discarica. Per il momento la situazione è questa: si alternano momenti di tregua a provocazioni e manganellate che stanno procurando diversi feriti. Due ragazzi, attualmente ricoverati in ospedale, hanno riportato gravi ferite perché spinti da una carica giù da un muro di alcuni metri. La situazione cambia repentinamente. Una donna in cinta di otto mesi avrebbe perso un bambino, in seguito alle botte ricevute dalle forze "dell'ordine" ieri. Sempre nella giornata di ieri sono stati fermati 5 persone, di cui due sono state trattenute ed in queste ore è in corso il processo per direttissima.
Ciò che sta avvenendo in questi giorni in Campania è gravissimo: invitiamo tutte le realtà di base, i movimenti, le reti a manifestare in luoghi simbolici in ogni città, contro l'esproprio di democrazia e per il diritto al dissenso.

No all'ennesimo piano rifiuti truffa
Solidarietà ai cittadini di Chiaiano
Solidarietà agli arrestati

24/05/08 - Rete campana salute e ambiente
Info: wwwrifiutizerocampania.org

lunedì 19 maggio 2008

I Cobas Empoli-Valdelsa invitano a bocciare il documento

presentato da cgil cisl uil sulla riforma della contrattazione.

NO


- allo smantellamento del contratto nazionale di lavoro

- a nuove gabbie salariali e allo scambio salario-produttività

- al monopolio di contrattazione e rappresentanza di cgil cisl uil

La banca dei regolamenti internazionali (BRI), ha certificato che in appena 25 anni, il sistema delle imprese ha sottratto ai salari otto punti percentuali del Pil che con i numeri attuali equivarrebbero a circa 500 euro al mese in più nella busta paga. Questo massiccio spostamento di risorse dai salari ai profitti è legato a due momenti particolari: l’abolizione della scala mobile (estate del ’92) che proteggeva i salari dagli effetti dell’aumento del costo della vita e gli accordi del 23 luglio ’93 in cui si decise di mettere un tetto ai salari, legandoli unicamente all’inflazione programmata. Sindacati concertativi, imprese e governo decisero così che l’unico “elemento” economico da tenere sotto controllo dovessero essere i salari. Mentre i prezzi e le tariffe continuavano a crescere e la spesa pubblica e sociale a ridursi, le buste-paga dovevano fare riferimento all’inflazione programmata. Dal ’92 ad oggi, venti milioni di persone hanno visto la perdita progressiva di ogni strumento in grado di tutelare i loro redditi: scala mobile e valore economico del contratto nazionale. Anche allora – esattamente come avviene in questi giorni – Cgil, Cisl e Uil ci dissero che la “perdita” su quei versanti sarebbe stata compensata da un incremento della quota salari da distribuire nella contrattazione aziendale. Nonostante i fatti abbiano dimostrato il contrario (quella contrattazione ha interessato meno del venti per cento dei lavoratori), cgil cisl e uil ci ripropongono oggi lo stesso meccanismo-bidone attraverso “la riforma della struttura contrattuale”.

I cobas Empoli-Valdelsa invitano a respingere questo accordo perché:

1) smantella di fatto il contratto nazionale di lavoro sposando l’idea del duo Berlusconi-Veltroni di legare il salario alla produttività. Guadagni di più solo se produci e lavori di più. Al livello nazionale verrebbe lasciato unicamente il compito di inseguire l’inflazione, mentre ogni aumento salariale sarà legato al recupero di produttività in azienda. Più che a contrattare salario ci troveremo a contrattare unicamente l’aumento dell’intensità di lavoro.

2) Sposta l’aggiornamento economico dei contratti da due a tre anni, meccanismo che ridurrà ulteriormente i salari e regalerà a governo e confindustria un altro anno di diluizione dei già scarsi aumenti salariali.

3) Favorisce il dilagare del salario individuale e delle gabbie salariali perché trasferisce sempre maggiori risorse verso la contrattazione aziendale e territoriale. Esaltare il livello territoriale significa accentuare le divisioni azienda per azienda, categoria per categoria, frantumando in mille rivoli le risposte possibili.

4) Non grantisce un efficace sistema di tutela salariale. Dopo aver decretato il fallimento dell’inflazione programmata, viene proposto un altro strumento.rapina: “l’inflazione realisticamente prevedibile”, calcolata attraverso nuovi fantasiosi indicatori quali “il deflatore dei consumi interno” o “l’indice armonizzato europeo corretto con il peso dei mutui”. Concetti privi di senso perché basati su indicatori che ognuno potrà elaborare a piacimento. Non tranquillizza neppure la definizione di “un sistema di recupero” in caso di divaricazione rispetto all’inflazione reale, perché è lo stesso sistema previsto per gli accordi di luglio “93 e sappiamo come si è risolto.

5) Cancella ogni possibile forma di democrazia sindacale, puntando a rendere sempre di più le rsu come espressione unica di cgil cisl e uil. La questione della “misura della rappresentanza” è studiata unicamente per escludere o limitare la partecipazione di organizzazioni di base alle elezioni delle rsu. “La riforma sulla rappresentanza – scrivono cgil cisl uil – va attuata per via pattizia” con confindustria, come se il problema della rappresentanza e della democrazia nei luoghi di lavoro non sia un diritto a prescindere e quindi da rendere esigibile per legge ed a tutti.

mercoledì 23 aprile 2008

Primo maggio di conflitto e indignazione


BASTA CON LA FESTA, BASTA CON LA CASTA

EuroMayDay008: il primo maggio precario che travolge i confini del futuro!

Ci rivolgiamo a tutti e a tutte; uomini e donne, precari e precarie, native e migranti, lavoratrici e lavoratori dei call center, dell'informazione e della formazione, delle ricerca, delle cooperative sociali, della distribuzione. Agli operai e alle operaie, delle fabbriche e dei servizi, agli studenti, alle associazioni, alle mille forme di resistenza e di autorganizzazione che ri-generano i territori e le metropoli martoriati dal vampirismo neoliberista.

La precarietà picchia duro, nel lavoro e nella vita. Non è “sfiga”. Non è cosa passeggera. Non è un problema sociale tra gli altri ne' un titolo di un giornale. Non è semplicemente la perversa proliferazione di contratti atipici ne' un dazio che le giovani generazioni sono costrette a pagare per entrare nel mercato del lavoro.

La precarizzazione picchia duro e segna una discontinuità profonda con il passato. E' un equilibrio sapiente fra ricatto e consenso e agisce sul sociale in modo diverso, dividendoci e confondendoci. Atomizza le nostre vite e saccheggia i territori e le metropoli in cui viviamo.

È il modo contemporaneo di produrre la ricchezza, di sfruttare il lavoro, di asservire ogni stilla della nostra vita al profitto delle imprese. La precarizzazione è la crisi della rappresentanza politica e sindacale del lavoro e nel sociale, e segna un punto sulla linea del tempo rispetto al quale non si può tornare indietro. È il punto da cui è necessario ripensare e sperimentare nuove forme e strategie di lotta; contro lo sfruttamento, le gerarchie e le povertà.

Una lotta che parli chiaro e a voce alta, perché ricca di tutto ciò che la precarizzazione nega e riduce al silenzio. Negli ultimi anni, l'EuroMayDay ha costruito, in Italia e in Europa, uno spazio politico e sociale, condiviso, in cui la presa di parola e il protagonismo dei precari e delle precarie, senza mediazioni e mediatori, ha sperimentato forme inedite di visibilità, comunicazione e conflitto.

La MayDay è un processo sociale che si evolve di anno in anno, per tutto l'anno, nella quotidianità delle vite che non accettano di sottomettersi ad uno sfruttamento delle esistenze pervasivo e perenne, che investe corpi e passioni. La MayDay, forte di soggettività sempre meno inclini a subire passivamente precarietà lavorativa e sociale e isolamento, costruisce resistenza e conflitto, costruisce reti, sperimenta nuove forme di autorganizzazione sociale, mette in comune spazi e saperi per praticare autotutela sociale e legale contro le nuove forme di sfruttamento nel lavoro, e oltre il lavoro. Per difendere e reclamare diritti sociali fondamentali come il reddito, il diritto alla casa, ad una condizione lavorativa dignitosa, il libero accesso ai saperi. La MayDay è contro la guerra, per la libertà di movimento e contro i cpt, per il diritto di copia per tutti e contro il copyright.

Il primo maggio, a Empoli, vogliamo condividere questa forza, amplificarla, congiungerla con quella degli altri precari. Condividere esperienze che sono transnazionali, e che danno il segno di una MayDay che attraversa l'Europa da Milano ad Aachen/Aquisgrana, Berlino, Copenhagen, Hanau, Amburgo, Helsinki, Lisbona, Madrid, Malaga, Maribor, Napoli, Palermo, Terrassa, Vienna... e va oltre, perché passa per la Tokyo MayDay in Giappone, e si collega alla manifestazione dei migranti negli Stati Uniti del prossimo primo maggio.

Vogliamo costruire una MayDay008 che sappia porre un confronto serrato e continuativo, fra tutte le realtà lavorative, sociali, sindacali che lottano, ogni giorno, in ogni dove, contro la precarizzazione, sulle tematiche che da sempre hanno caratterizzato l'idea del primo maggio precario: la continuità di reddito intesa come un nuovo orizzonte delle politiche rivendicative, del welfare e la trasformazione del protagonismo precario e migrante in un conflitto nuovamente diffuso ed incisivo.

Vogliamo costruire una MayDay che sperimenti nuove forme di comunicazione, colpiremo luoghi simbolo della precarietà e della guerra sparsi per la nostra città, artisti artigiani apriranno cantieri lungo le vie cittadine, laddove c'è da cambiare qualcosa, laddove c'è da dire qualcosa.


Let's MayDay,

Empoli _ primo maggio 2008 _ spezzone carnevalesco-musical-teatrante

Piazza Don Minzoni, ore 9.00


[::::: NON ESISTONO AVANGUARDIE MA SOLAMENTE UN SACCO DI GENTE IN RITARDO ::::::]

COBAS Empoli-valdelsa - Orda Precaria

sabato 12 aprile 2008

Il volo del ciuco

COMUNICATO STAMPA

In relazione al consiglio comunale del 1/04/08, i Cobas empolese-valdelsa e Orda Precaria giudicano di straordinario interesse il voto favorevole della grande coalizione progressista empolese (ma non solo: 18 voti a favore su 18 presenti) sul ripristino del “volo del ciuco” in occasione della festività del “Corpus Domini”. Rammarica (ma solo un poco) che l’eccezionalità dell’evento abbia confinato in secondo piano la discussione, da noi sollecitata, sulle condizioni di vita e di lavoro di centinaia di lavoratori precari. D’altronde la scadenza elettorale sempre più vicina ha imposto alla sinistra una scelta delle priorità (il volo del ciuco) lasciando temi di secondo piano, come quelli da noi presentati, ai gruppi consiliari di destra (F.I, A.N. e U.D.C.). Aspettiamo di conoscere con ansia l’esito di tale interrogazione (di cui tra l’altro nessuno ci ha informato) nella certezza però che tale disinteresse sia solo il frutto di un’abilissima strategia pre-elettorale tesa ad evitare ogni sorta di attrito con i poteri forti locali (coop, partecipate, amministrazioni locali ecc.).

Rimane un ultimo dubbio: non è che un consiglio comunale convocato il 1 Aprile sia da considerare PESCE D’APRILE?